Cerca

PoliticaPolitica

Commenti: Vai ai commenti

Più Trump le spara grosse più ci credono: l’FBI lancia l’allarme sui qanonisti violenti

Le email rivelano assurdi tentativi di bloccare con il ministro della Giustizia il risultato elettorale, tensione per Qanon che crede, obbedisce e combatte

Donald Trump (by Antonio Giambanco/VNY).

“E’ pura follia” scriveva in una email Richard Donaughue, temporaneo viceministro della Giustizia, al suo capo e amico Jeffrey Rosen, nominato da Donald Trump a dirigere il dicastero ancora prima che l’Attorney General William Barr si dimettesse.

Erano gli ultimi giorni della presidenza Trump e il capo di gabinetto della Casa Bianca, Mark Meadow, chiedeva e voleva che Rosen o Donaughue incontrassero Rudolph Giuliani che pretendeva l’apertura delle indagini da parte dell’Fbi sulle irregolarità elettorali denunciate in un video da Brad Johnson, il fantomatico agente della CIA che affermava di avere le prove che i satelliti italiani avessero manipolato le macchine elettorali per far vincere Biden.

Nessuno dei due voleva incontrare Giuliani dopo che aveva ridicolmente presentato nei tribunali degli Stati dove Donald Trump aveva perso le elezioni 86 istanze per annullare l’esito elettorale, peraltro tutte respinte dai magistrati perché ritenute “frivolous”, cioè presentate solo per ritardare l’esito di un risultato, o “without merit” senza merito, ma soprattutto senza prove. Nelle aule in cui si dibatteva per chiedere l’annullamento delle elezioni Giuliani tracciava congetture di intrighi internazionali a volte organizzati da Chavez (morto 8 anni fa) altre volte con congiure ordite dai Clinton e da Soros altre volte con le macchine elettorali truccate. Accuse gettate con la speranza che almeno un magistrato chiedesse l’apertura delle indagini. Falliti questi tentativi la Casa Bianca spingeva affinché il Dipartimento della Giustizia intervenisse direttamente per annullare l’esito elettorale o per lanciare una indagine che avrebbe potuto in qualche modo ritardare la certificazione della vittoria di Joe Biden.

L’Attorney General e il suo vice erano imbarazzati dalle richieste che evidenziavano la totale mancanza del rispetto delle regole democratiche e dal fatto che nessuno alla Casa Bianca si rendesse conto del significato di coinvolgere il dipartimento della Giustizia in una elezione che i magistrati e il precedente Attorney General avevano ritenuto corretta.

La sfilza di email sono saltate fuori lunedì durante una audizione alla Commissione di Sorveglianza e delle Riforme della Camera che ha depositato in un documento di 232 pagine i tentativi della Casa Bianca per convincere il Dipartimento della Giustizia ad intervenire. “Ho detto a Meadow che se Giuliani ha le prove delle affermazioni fatte da Brad Johnson – scrive Rosen a Donaughue –  le portasse direttamente all’Fbi, che non c’è bisogno dell’intervento dell’Attorney General”. La Casa Bianca non accettava il risultato elettorale e chiedeva agli avvocati di tempestare di richieste sia Rosen che Donaughue che però non rispondevano né al telefono, ne alle email. Tanto che Donald Trump li voleva licenziare e sostituirli con Jeffrey Clark come Attorney General, un suo fedelissimo che non si sarebbe fatto questi scrupoli di coscienza.

I repubblicani al Congresso non commentano. Terrorizzati di perdere il sostegno dell’ex presidente alle prossime elezioni di midterm fanno finta di nulla, si eclissano, evitano di rispondere alle domande che gli fanno i giornalisti nei corridoi del Congresso.

Washington DC, 14 novembre, 2020: supporter di Trump protestano il risultato delle elezioni (Flickr/Geoff Livingston)

Ieri il partito repubblicano dello Stato dell’Ohio ha detto che il 26 giugno l’ex presidente sarà l’ospite d’onore in un raduno a Cleveland. Un portavoce di Donald Trump ha aggiunto che la settimana successiva andrà per un altro rally dei suoi supporter a Tampa, in Florida. All’ultimo comizio tenuto in North Carolina l’ex presidente aveva detto che avrebbe incrementato il numero dei suoi comizi “per mantenere viva la fede dei suoi sostenitori e per ricordare loro l’ingiustizia compiuta nei suoi confronti. Nell’ultimo sondaggio condotto da Ipsos/Reuters il mese scorso il 56 % dei repubblicani ritiene che Biden abbia vinto con i brogli. E il 53 % che Donald Trump sia il legittimo presidente. Continuando ad usare la sua narrativa elettorale Trump mantiene saldo il rapporto con la sua base, e una larga parte dei suoi sostenitori QAnon sono convinti che quanto prima tornerà alla Casa Bianca. L’Fbi ha lanciato l’allarme che alcuni seguaci del movimento frustrati dalla mancanza di sostegno alle accuse fomentate dall’ex presidente potrebbero lanciare attacchi violenti nelle prossime settimane. Il documento è stato preparato per il Congresso e mette in guardia i democratici o quanti si oppongono alle idee dei QAnon che potrebbero essere oggetto di violenze. I QAnonisti sono convinti che esiste una trama segreta organizzata dal “Deep State” occulto contro Trump. A manovrare sarebbero Obama, i Clinton, Soros e Bill Gates, satanisti pedofili. Per l’Fbi sono una seria minaccia terroristica interna. Per Donald Trump, invece,  sono “persone che amano il nostro paese”. Teorie strampalate, senza fondamento, ma accettate da una larga frangia di una destra razzista e violenta risorta dopo le simpatie mostrate dall’ex presidente. Un culto che ha portato anche parlamentari al Congresso come  Marjorie Taylor Greene e Lauren Boebert. La prima in Georgia, la seconda in Colorado. La Greene oggi si è scusata per aver paragonato l’obbligo della mascherina alla Camera imposto dalla speaker Nancy Pelosi al trattamento imposto dai nazisti agli ebrei, quando erano costretti a portare la stella di David sui vestiti. Il gesto è arrivato dopo una visita al museo dell’Olocausto di Washington.

“Non c’è confronto con l’Olocausto, riconosco che le parole che ho detto sono offensive e voglio scusarmi”, ha dichiarato sulla scalinata del Campidoglio. Le sue dichiarazioni avevano suscitato un’ondata di indignazione e gli stessi leader del partito repubblicano le avevano condannate.

La Congresswoman della Georgia Marjorie Taylor Greene in una illustrazione-composizione di Terry W. Sanders

Stretta alleata di Donald Trump, Marjorie Taylor Green ha manifestato in passato sui social vedute razziste, anti semitiche e anti musulmane, e ha sostenuto atti di violenza contro i democratici. In un post suggeriva di sparare alla testa di Nancy Pelosi e un altro a favore dell’impiccagione di Barack Obama. Ma non solo. Anche che gli israeliani avevano provocato gli incendi in California sparando raggi laser dai satelliti, così come le sparatorie nelle scuole di Parkland e Sandy Hook, ma anche quella di Las Vegas non sono mai avvenute e che sono solo propaganda dei democratici per modificare il 12mo emendamento della Costituzione che permette ai cittadini di possedere armi. Un cocktail di follia, razzismo e qualunquismo che fa comodo a chi vuole pescare voti in questo serbatoio elettorale.

A proposito di...

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter