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Ora Biden si trova davanti alla resa dei conti con i progressisti del suo partito

Il partito democratico è ad un bivio: continuare la trattativa con l’opposizione o procedere usando il sistema della “reconciliation”. Intanto Trump provoca

Bernie Sanders, Elizabeth Warren, Joe Biden nell'illustrazione di Antonella Martino

Per i democratici è arrivata l’ora del chiarimento. Il voto di ieri al Senato, forzato dal capo della maggioranza democratica Chuck Schumer, ha evidenziato l’intransigenza dei repubblicani e la necessità di rompere il dialogo bipartisan fortemente voluto dal presidente Biden. Con il voto di ieri è stata messa in discussione tutta l’agenda della Casa Bianca.

Per bloccare al Senato la discussione del “For The People Act”, la riforma della legge elettorale con cui si apportavano delle modifiche alle restrizioni imposte dai repubblicani, l’opposizione ha impedito la richiesta di aprire il dibattito usando  le regole dell’ostruzionismo (filibustering), per superare le quali c’è bisogno di un quorum di 60 senatori su 100 (i democratici ne hanno 50).

Ed ora il partito democratico è ad un bivio: continuare la trattativa con l’opposizione, come suggeriscono i senatori centristi, o procedere indipendentemente e fare quelle trasformazioni promesse da Biden usando il sistema della “reconciliation”, come vogliono i senatori progressisti. Con la reconciliation, applicabile solo alle leggi finaziarie e di bilancio, non c’è bisogno della maggioranza qualificata, 60 voti, ma di quella semplice, 51 voti. Ma c’è di più. Molti senatori democratici chiedono la modifica delle regole del filibuster. Per ora non ci sono i numeri per portare avanti questa battaglia sebbene anche in questo caso per modificare le regole procedurali, ci voglia solo la maggioranza semplice. Due senatori democratici, ma secondo il Washington Post sono di più, sono contrari alla modifica delle regole del filibuster peraltro usato ampiamente dai democratici quando erano in minoranza.  Alla Camera dei Rappresentanti e anche al Senato i progressisti hanno avvertito Chuck Schumer che se le proposte che attualmente vengono mediate dalla Casa Bianca con il gruppo dei 21 senatori democratici e repubblicani non conterranno le misure sociali e ambientali promesse dal presidente nell’America Job Plan e non verrà emesso un ordine presidenziale per imporre la riforma elettorale, si asterranno dal voto facendo venir meno la maggioranza. Un bel rompicapo per Joe Biden.

“La battaglia è lontana dall’essere finita. Sono stato impegnato in questo lavoro tutta la mia carriera e rafforzeremo i nostri sforzi per vincere di nuovo, per il popolo, per la nostra vera democrazia” ha detto Biden dopo il voto.   “E’ stata bloccata dai repubblicani una legge che avrebbe messo fine alla soppressione del voto, un altro attacco ai diritti di voto, tristemente senza precedenti”, ha detto il presidente elogiando l’unità del suo partito e criticando il “solido muro repubblicano di opposizione”.

In questo clima così polarizzato l’ex presidente Donald Trump continua a infiammare gli animi seguitando ad accusare Biden di aver vinto con i brogli elettorali aggiungendo che tra non molto tornerà alla Casa Bianca come legittimo presidente. Ieri sera  in una nota inviata alla stazione RBC, il canale televisivo che ha coperto tutti i suoi comizi elettorali dal 2016, ha scritto che le prove delle elezioni fraudolente stanno venendo fuori. Poi nella nota se l’è presa con gli attori dei night shows che con graffiante umorismo evidenziano le incongruenze della sua amministrazione e l’assurdità delle accuse per la sconfitta elettorale. Non ha scritto nulla su quanto pubblicato da Insider che riprendendo un articolo pubblicato due anni fa accusava l’allora presidente di aver sollecitato le agenzie federali ad aprire indagini sui comici che lo prendevano in giro, affermando che erano “contributi elettorali illeciti al partito democratico”.

Donald Trump (Illustration by Antonella Martino)

Per continuare a mantenere vivo il rapporto con il suo elettorato l’ex presidente lancia queste accuse senza fondamento solo per surriscaldare gli animi. E ci riesce. Nell’indagine demoscopica condotta da Morning Consult Poll il 26% dei repubblicani intervistati sono convinti che in effetti Trump tornerà quest’anno alla Casa Bianca mentre il 77% degli intervistati afferma che la democrazia nel Paese è sotto attacco.

Alla Camera ieri Nancy Pelosi ha detto che entro la fine della settimana annuncerà la formazione di una commissione per indagare sulla sommossa del 6 gennaio. “Visto che i repubblicani si sono rifiutati di approvare quella indipendente – ha detto la speaker – ne costituirò una con soli democratici. Saremo accusati di essere di parte. Non fa nulla perché le prove annullano le bugie” .

Trumpisti che hanno postato foto mentre assalivano il Congresso (Immagine ripresa da FB)

Nel pomeriggio è comparso davanti al giudice federale nella corte del District Of Columbia, Graydon Young, uno dei 14 Oath Keepers arrestati a Washington nel tentativo di insurrezione del 6 gennaio. Gli Oath Keepers sono una milizia armata suprematista bianca composta da molti ex militari o agenti di polizia. Ha patteggiato il verdetto di colpevolezza collaborando alle indagini sulla sommossa. Arrestata anche sua sorella Laura Steele, che era con lui all’assalto al Congresso. Per ora la donna è agli arresti domiciliari in North Carolina. Un portavoce dell’Fbi ha detto che le persone arrestate e incriminate per l’assalto al Congresso sono 480. Gli inquirenti federali ritengono che alla fine delle indagini gli arresti saranno circa 2 mila.

Ieri sera è comparsa davanti alle telecamere della MSNBC Barbara Res, ex dirigente della Trump Organization. La donna ha detto che la persona che sa tutti i segreti di Donald Trump non è solo Allen Weisslberg, il Chief Financial Officer della compagnia, ma anche Matthew Calamari, l’ex bodyguard-autista di Trump. “Probabilmente non conosce i particolari dei movimenti finanziari – ha detto Barbara Res – ma ci sente bene ed ha una memoria di ferro e, soprattutto, è stato per anni sempre al fianco di Trump anche quando le conversazioni erano riservate”.

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