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7 ottobre 2001: 20 anni fa iniziava la guerra mai finita degli americani al terrorismo

Dopo l'attentato alle Torri Gemelle, il presidente Bush ordinò l'attacco all'Afghanistan, un campo di addestramento per terroristi di tutto il mondo

La foto pubblicata dall'agenzia Amaq dei due kamikaze che si sono fatti esplodere a Kabul il 30 aprile 2018 - Ansa

Oggi è un anniversario importante. Sono i 20 anni della guerra al Terrorismo. Era il 7 ottobre 2001: gli americani iniziarono a bombardare l’Afghanistan. Era l’avvio di Enduring Fredoom, quella guerra al terrorismo, che non è ancora finita.

Il cielo venne oscurato da una pioggia di bombe che si abbatterono sulle caserme di Al Qaeda dopo che per tre settimane il presidente Bush aveva chiesto inutilmente ai talebani di consegnare Osama Bin Laden responsabile degli attacchi al World Trade Center. La più grave ferita inferta al cuore dell’America. L’Afghanistan allora era un campo di addestramento per terroristi provenienti da tutto il mondo, come dimostravano i documenti ritrovati allora anche da noi giornalisti negli edifici di Al Qaeda abbandonati di corsa dai suoi occupanti in fuga dalla furia americana.

Sono passati vent’anni, i soldati internazionali hanno lasciato l’Afghanistan e i talebani sono di nuovo al potere a Kabul, mentre il presidente Biden nel chiudere il capitolo sulla più lunga guerra americana ha affermato che le minacce terroristiche ora vengono da altri luoghi come gli Shabab in Somalia, gli affiliati di Al Qaeda in Siria e Yemen, i fedelissimi di Isis nei paesi del nord Afrrica e in Asia. Bastano i droni, ci ha fatto capire, per tenere sotto controllo le frange integraliste e pochi “boots on the ground” uomini sul terreno. Anche i riflettori della stampa internazionale sull’Afghanistan si stanno spegnendo e le voci dei media afghani si fanno sempre più flebili.

I 640 profughi afghani stipati nel C-17 americano – Courtesy Photo/ Defense One

La censura è palpabile sullo scarno flusso di notizie che esce dal paese sull’orlo di una drammatica crisi umanitaria. Foto di incontri ufficiali dei membri del governo provvisorio alla ricerca di consenso della comunità internazionale, qualche distribuzione di cibo, notizie sulla squadra di cricket, qualche immagine sui raccolti di frutta, sempre meno le dimostrazioni di protesta per la chiusura delle scuole femminili. Ieri una delegazione britannica si è incontrata con il mullah Baradar, secondo l’idea corrente che comunque con i talebani bisogna dialogare.

Intanto ogni giorno che passa viene tolto qualche diritto alle donne e di conseguenza a tutti gli afghani. Impedire alle donne di studiare e lavorare significa impedire al paese di crescere e progredire, ma i talebani non lo capiscono perché anche la loro istruzione è limitata e si ferma alle scuole coraniche dove sono stati formati.

La loro idea di segregazione sessuale è malata, frutto di una visione della donna come tentatrice, essenza del male e quindi da dominare. Il mio pensiero va alle povere donne afghane che in questi 20 anni, pur tra tante difficoltà, hanno potuto immaginare un futuro e ora hanno visto spegnersi ogni speranza. Sono cresciute in un paese conservatore, ma senza i talebani al potere. Sono donne coraggiose e spero che il G20 che si aprirà tra una settimana presieduto dall’Italia ponga condizioni chiare ai talebani affinchè le donne ritrovino i diritti persi e l’Afghanistan non torni ad essere un paradiso per terroristi.

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