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Erdogan espelle 10 ambasciatori occidentali dalla Turchia: è la deriva di un autocrate

Dichiarare un ambasciatore 'persona non grata' significa non volerlo nel Paese e chiederne il richiamo in patria, un'azione di enorme peso diplomatico

Turkish President Recep Tayyip Erdogan - EPA/STR

Ormai quello di Recep Tayyip Erdogan è molto di più di un governo autoritario del Medio Oriente. L’ultima del Sultano turco è una decisione inedita nella storia dei rapporti tra paesi. L’espulsione di ben dieci ambasciatori, quelli di: Stati Uniti, Francia, Germania, Canada, Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia e Svezia. Manca l’Italia. Rei di aver protestato per chiedere la libertà per un dissidente, il filantropo Osman Kavala, detenuto da oltre 4 anni ingiustamente.

La versione di Erdogan

“Ho ordinato al nostro ministro degli Esteri di dichiarare questi 10 ambasciatori come persona non grata”, ha spiegato Erdogan. “Vanno a coricarsi, si svegliano e pensano a Kavala. Kavala è il rappresentante turco di Soros. Dieci ambasciatori si recano al ministero degli Esteri per lui: che impudenza! – ha aggiunto Erdogan -. Impareranno a conoscere e capire la Turchia o dovranno andarsene”.

Chi è Osman Kavala 

Osman Kavala è un imprenditore e filantropo turco, difensore dei diritti umani, prigioniero politico dal novembre 2017. Si è sempre diviso tra la gestione degli affari del gruppo Kavala appartenente alla propria famiglia, senza mai perdere di vista la passione per l’impegno civile e la promozione dei diritti umani nel Paese. Nel corso dei negoziati per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea ha focalizzato il proprio impegno per creare relazioni, gemellaggi e scambi tra città europee e turche al fine di creare ponti culturali e dare una ulteriore spinta a un processo che all’epoca sembrava potesse andare a buon fine. Il suo attivismo per la difesa dei diritti umani lo ha portato a trasformarsi in un oppositore al regime autocratico di Erdogan fino all’arresto.

La situazione in Turchia 

In Turchia la negazione e la violazione dello stato di diritto e dei diritti umani è purtroppo sistematica ormai da tempo. La repressione riguarda ogni fascia sociale ed etnica, ma anche religiosa, politica, di orientamento sessuale. Una repressione che è divenuta brutale dopo il fallito golpe del 2016 quando furono messe agli arresti, presunti oppositori politici, avvocati e soprattutto giornalisti. Addirittura, durante i medi più duri dell’emergenza sanitaria furono scarcerati un gran numero di detenuti per contenere l’avanzata dell’epidemia di coronavirus. Uscirono dalle carceri  appartenenti alla criminalità organizzata e i condannati per omicidio non premeditato. Ma non furono rilasciati  gli  oppositori politici di Recep Erdogan. In questi anni il processo degenerativo è continuato con il sistematico annientamento di ogni forma di opposizione con raid sistematici delle forze di polizia e con la tacita connivenza del potere giudiziario. Il tutto nel silenzio pressoché generale della Comunità internazionale.

Le reazioni delle cancellerie occidentali

Immediate le reazioni delle cancellerie colpite dal provvedimento di Ankara. Prima tra tutte quella di Washington, il portavoce del Dipartimento di Stato, “Siamo al corrente di quanto riportato e cerchiamo chiarezza”. Mentre il portavoce del ministero degli Esteri della Norvegia, “Il nostro ambasciatore non ha fatto nulla che legittimi un’espulsione”. Berlino ha commentato la decisione del presidente turco Erdogan “Abbiamo preso atto delle dichiarazioni del presidente turco Erdogan e ci stiamo consultando con gli altri nove paesi interessati”. I deputati tedeschi per bocca del vicepresidente del Bundestag Claudia Roth, hanno chiesto una risposta dura all’annuncio di Erdogan. “Le azioni senza scrupoli di Erdogan contro i suoi critici stanno diventando sempre più senza freni”. Si tratta di una deriva autoritaria per il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli “L’espulsione di dieci ambasciatori è un segno della deriva autoritaria del governo turco. Non saremo intimiditi. Libertà per Osman Kavala”.

Erdogan e il vertice G20 di Roma 

La crisi delle espulsioni degli ambasciatori occidentali sarà sicuramente oggetto di imbarazzo al vertice del G20 previsto per il 30 e 31 ottobre a Roma. Il Presidente Erdogan è atteso come forse sono attese le sue spiegazioni sull’inedita decisione. Ancora di più delle valutazioni sulla recente, drammatica svalutazione della lira turca. In più c’è Draghi che presiederà l’incontro. Lo stesso Draghi che definì con un linguaggio, forse poco diplomatico, ma sicuramente efficace, un “dittatore” proprio Erdogan, all’indomani della umiliazione da questi inflitta alla Presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, durante la visita ufficiale dello scorso aprile in Turchia.

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