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La Casa Bianca cambia obiettivo: diritti umani in Cina e pressioni su Mosca per Kiev

Boicottaggio diplomatico per le Olimpiadi invernali a Pechino; il presidente Biden martedì avrà vertice virtuale con il leader russo Putin per l'Ucraina

Joe Biden e Vladimir Putin - ANSA/MAXIM SHIPENKOV

Dopo il meeting infuocato tra Blinken e Lavrov a Stoccolma in margine ai lavori dell’OCSE, la Casa Bianca cerca di fermare la minaccia di invasione russa dell'Ucraina

Alle Olimpiadi invernali di Pechino, ma senza grandi ufficialità al seguito. La Casa Bianca ha deciso per il boicottaggio diplomatico dei Giochi Olimpici della neve che prenderanno il via il 4 febbraio del 2022. Lo ha annunciato la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki spiegando che questa decisione invia un “messaggio chiaro”, le violazioni dei diritti umani in Cina non possono ”avvenire come al solito”, non possono essere tollerate.

“L’Amministrazione Biden non invierà alcuna rappresentanza diplomatica o ufficiale alle Olimpiadi invernali e alle Paralimpiadi di Pechino 2022, dato il genocidio in corso e i crimini contro l’umanità commessi dalla Repubblica popolare cinese nello Xinjiang”, ha affermato Psaki. La portavoce ha comunque aggiunto, che la squadra americana ha il “pieno supporto” dell’Amministrazione Biden anche se nessuna delegazione ufficiale sarà presente.

Abbandonata per un giorno la politica interna la Casa Bianca ha affrontato le divergenze con la Cina per le violazioni dei diritti umani e con Mosca per lo spostamento delle ingenti forze militari al confine con l’Ucraina, problema per il quale domani Biden e Putin avranno un vertice virtuale.

Il boicottaggio diplomatico per le Olimpiadi non significa che “questa è la fine delle preoccupazioni che solleveremo sulle violazioni dei diritti umani”, ha aggiunto Psaki. La Casa Bianca ha informato i suoi alleati della decisione degli Stati Uniti e “ovviamente lasceremo loro il compito di prendere le proprie decisioni”. Psaki ha quindi affermato che la Casa Bianca non ha ritenuto “giusto” o equo penalizzare gli atleti estendendo l’intero boicottaggio bloccando anche gli atleti alle Olimpiadi.

Shuai Peng – Ansa

La mossa è stata appoggiata sia dai legislatori democratici che da quelli repubblicani.  Nelle ultime settimane poi la vicenda della star cinese del tennis Peng Shuai, censurata e bloccata su internet e scomparsa dalla scena pubblica dopo aver denunciato molestie sessuali da parte di un ex alto responsabile del Partito Comunista è stata la classica goccia che ha riempito il vaso. Una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica americana e la Federazione Americana del Tennis che è intervenuta bloccando i tornei internazionali in Cina.

La decisione della Casa Bianca comunque è in gran parte simbolica perché difficilmente dei funzionari degli Stati Uniti si sarebbero recati in Cina a febbraio a causa delle rigide regole di quarantena imposte da Pechino tanto che il Global Times, giornale controllato dallo Stato cinese, ha scritto la scorsa settimana che Pechino non ha alcuna intenzione di invitare alle Olimpiadi rappresentanti politici americani.

Da tempo ci sono pressioni di molti ambienti fuori e dentro il Congresso per l’adozione di una linea dura che mandi alla Cina un chiaro messaggio sul fronte della difesa dei diritti umani nel Tibet, ad Hong Kong e nello Xinjiang. Pechino è infatti accusata di soffocare la voce degli oppositori e di violare le libertà delle minoranze religiose come quella degli uiguri, perseguitata e oggetto di torture e violenze. Una situazione, quest’ultima, che la Casa Bianca ha definito senza giri di parole “genocidio”.

La risposta del ministero degli Esteri cinese, che ha sempre respinto ogni intrusione nei suoi affari interni, è stata immediata: “Se gli Stati Uniti insistono nell’andare sulla propria strada adotteremo sicuramente contromisure risolute. Le Olimpiadi Invernali non possono essere il palcoscenico per una provocazione politica”, ha affermato il portavoce Zaho Lijian: “Sarebbe una grave macchia per lo spirito della Carta Olimpica e una grave offesa per un miliardo e mezzo di cinesi”. Per quanto simbolica, dunque, la decisione del boicottaggio diplomatico blocca il tentativo di disgelo avviato due settimane fa nel corso del summit virtuale tra Biden e Xi Jinping, con l’obiettivo di ammorbidire i rapporti tra le due superpotenze.

La decisione della Casa Bianca si aggiunge anche alle tensioni legate alla questione Taiwan. Con quest’ultima, a differenza della Cina, invitata al Summit per la Democrazia organizzato virtualmente dal Dipartimento di Stato il 9 e 10 dicembre.

Ma non è solo la Cina a preoccupare la Casa Bianca. Martdì ci sarà il vertice virtuale tra Joe Biden e Vladimir Putin, “un’occasione per mostrare il sostegno degli Stati Uniti a Kiev”, ha detto Jen Psaki. Biden lunedì si è consultato con i partner europei e con la Nato. La sua portavoce ha detto che “L’amministrazione Usa sta mettendo insieme una serie di iniziative esaurienti e significative per rendere più difficile per Vladimir Putin invadere l’Ucraina”.

I giochi si son fatti “pesanti” dopo la ventilata possibilità di fare entrare l’Ucraina nella Nato. Le questioni sul tavolo saranno comunque svariate. “Sarà un contatto importante, un seguito dei colloqui di Ginevra di giugno”, ha detto il consigliere di Putin per gli Affari Esteri, Yuri Ushakov – “I due presidenti parleranno di affari bilaterali, di questioni internazionali urgenti, tra cui l’Afghanistan, l’Iran, la crisi intra-ucraina e la Libia. Forse anche della Siria, dipende come andrà la conversazione”, ha aggiunto. Ushakov ha poi sottolineato che i leader avrebbero anche discusso “i progressi nel dialogo sulla stabilità strategica”.  “L’attuazione della nostra idea di tenere un vertice dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sarà certamente toccata”, ha concluso.

I due massimi esponenti della diplomazia di Stati Uniti e Russia si sono incontrati a Stoccolma a margine di una riunione ministeriale dell’Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa. L’Ocse è uno dei pochi forum di dialogo internazionale a cui appartengono sia gli Stati Uniti che la Russia. Dall’invasione russa della Crimea nel 2014, l’organismo è stato incaricato di monitorare il rispetto degli accordi di pace volti a risolvere il conflitto con i separatisti nell’Ucraina orientale. Nelle ultime settimane gli alleati occidentali di Kiev hanno lanciato l’allarme sul fatto che la Russia raduna truppe lungo i confini dell’Ucraina esprimendo il timore di una possibile invasione. Mosca, accusata di sostenere i separatisti che combattono Kiev, ha negato di preparare un attacco e accusa la Nato di alimentare le tensioni spingendo Kiev ad entrare nell’Alleanza Atlantica.

L’incontro a Stoccolma tra il capo della diplomazia russa, Sergey Lavrov, e il segretario di Stato Antony Blinken, è stato commentato da entrambe le delegazioni si è svolto in un clima rovente anche se l’intenzione era quella di “risolvere la crisi attraverso la diplomazia”. Martedì si saprà se il clima si è raffreddato.

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