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Quale insurrezione? Come i media pro Trump hanno minimizzato il 6 gennaio

Tucker Carlson su Fox e Steve Bannon in un podcast i più attivi nel deridere la commemorazione ma intanto in Arizona è ormai chiara la correttezza del voto

Nel primo anniversario dell’insurrezione del 6 gennaio i media di destra hanno continuato a fuorviare o semplicemente mentire al loro pubblico sull’attacco al Campidoglio, mentre altri hanno minimizzato gli eventi e hanno deriso le notizie degli altri canali televisivi per la loro copertura giornalistica.

New York Times, Washington Post, Los Angeles Times, Atlanta Journal Costitution, USA Today, i maggiori quotidiani del Paese, sottolineano come l’ambiente mediatico tossico creato dagli alleati dell’ex presidente abbia contribuito all’attacco violento e che ancora mina la fiducia nel sistema elettorale e alimenta i bassi istinti razzisti avvelenando l’informazione che milioni di americani inconsciamente seguono. In effetti, i sondaggi evidenziano come l’apparato mediatico di disinformazione abbia avuto successo per convincere i repubblicani delle menzogne dette da Trump sui brogli elettorali.

Quando giovedì alla Camera dei Rappresentanti c’è stato un momento di silenzio per onorare coloro che sono morti a causa della rivolta, decine di parlamentari democratici si sono radunati nell’aula della Camera. A loro si è unita solo una delle loro colleghe repubblicane: Liz Cheney del Wyoming, che era al fianco di suo padre, l’ex vicepresidente Dick Cheney.

Questo non vuol dire che i repubblicani non avessero nulla da dire ieri. A Hillsdale, nel Michigan, ad esempio, giovedì sera il Partito Repubblicano locale ha tenuto una festa per l’anniversario dell’insurrezione. All’inizio della giornata, nel palazzo del parlamento statale del Missouri a Jefferson City, c’è stata una presentazione del 6 gennaio per ribadire come le elezioni del 2020 siano state “rubate” alla presenza di numerosi legislatori repubblicani statali che hanno ringraziato lo “studioso” della ricerca.

Un evento correlato è stato tenuto nella contea di Cobb, in Georgia, dove i funzionari repubblicani locali hanno effettuato una veglia per pregare per i “‘J6 Prisoners” e “J6 Patriots” – un riferimento agli autori dell’attacco del 6 gennaio.

Fox News, l’organo più influente dell’universo dei media di destra che è stato uno dei principali promotori delle menzogne dell’ex presidente sulle elezioni del 2020, ha adottato due approcci distinti nella copertura dell’attacco del 6 gennaio.

Ieri i programmi mattutini conservatori, ma più moderati, della Fox hanno ridotto al minimo la copertura degli attacchi, scegliendo di enfatizzare altre storie e attaccare Biden su argomenti diversi. In particolare, la parola “insurrezione” non è stata mai pronunciata per tutta la mattina. E quando Fox ha coperto l’attacco al Campidoglio gran parte della discussione si è concentrata con critiche a Biden.

Nel frattempo, le personalità radicali e più popolari di Fox si sono preparate per l’anniversario proponendo una retorica estremista al pubblico del canale di destra. Tucker Carlson, l’ospite più quotato della rete che ha goduto del sostegno illimitato della famiglia Murdoch che controlla Fox, ha deriso coloro che commemoravano l’insurrezione nel suo programma in prima serata mercoledì sera. In uno sproloquio di nove minuti pronunciato accanto a un grafico che diceva “‘Insurrection’ Day” Carlson ha ridicolizzato quanti hanno discusso del trauma associato alle violenze avvenute quel giorno. Carlson, che in precedenza aveva prodotto uno speciale televisivo che promuoveva le bugie di Trump secondo cui il 6 gennaio era stata un’operazione lanciata da provocatori dell’estrema sinistra mimetizzati tra i trumpiani. Ha persino attaccato il senatore Ted Cruz, uno dei parlamentari che aveva effettivamente cercato di bloccare la certificazione elettorale della vittoria di Biden al Senato, per aver descritto gli eventi come un “violento attacco terroristico”. “Tra tutte le cose che è stato il 6 gennaio, non è stato sicuramente un violento attacco terroristico. Non è stata un’insurrezione”, ha detto Carlson. “E’ stata una rivolta? Certo. Ma non è stato un violento attacco terroristico!”

Former White House strategist Steve Bannon – ANSA/EPA/SHAWN THEW

Anche Steve Bannon, l’ex guru politico di Trump arrestato per la truffa fatta a quanti avevano mandato denaro al suo progetto per la costruzione del muro al confine con il Messico e poi perdonato da Trump prima di lasciare la Casa Bianca, nel suo seguito podcast se l’è presa con Ted Cruz per i suoi commenti. Bannon ha detto che non poteva credere che Cruz potesse fare commenti simili e lo ha esortato a “imparare” la Costituzione.

Bannon ha ospitato nel suo programma intotolato “Il giorno dell’isteria democratica” la crème de la crème dei QAnon, Marjorie Taylor Greene, la deputata repubblicana di estrema destra che ha fatto carriera politica spingendo le teorie complottistiche (incluse quella degli incendi nelle foreste della California appiccati da satelliti israeliani con i raggi laser) e Matt Gaetz, il congressman della Florida sotto indagini federali per i suoi rapporti sessuali con una minorenne, ad attaccare Cruz e a promuovere  la “Fed-surrection”, la falsa insurrezione organizzata dagli agenti federali per mettere in cattiva luce Donald Trump. E il sito web di estrema destra The Gateway Pundit, una destinazione popolare della disinformazione sulle elezioni, tra gli altri argomenti, ha segnato il 6 gennaio con una serie di articoli che promuovono varie teorie del complotto che miravano ad assolvere Trump e suoi sostenitori per le loro azioni e per continuare a promuovere la bugia delle elezioni truccate.

A questo proposito Cyber ​​Ninjas, l’azienda assunta per condurre la revisione dei risultati elettorali nella contea di Maricopa, in Arizona, è stata condannata a pagare sanzioni di $ 50.000 al giorno fino a quando non avrà consegnato i documenti su cui hanno basato la loro richiesta dell’esame delle schede elettorali richiesta, e approvata dal tribunale, dal quotidiano Arizona Republic. Ieri pomeriggio, un giudice della corte superiore della contea di Maricopa ha ritenuto la società con sede in Florida colpevole di oltraggio alla corte e ha ordinato per non aver rispettato l’ordinanza.

L’ordine delle sanzioni arriva mentre l’azienda afferma di chiudere. Jack Wilenchik, un avvocato che rappresenta Cyber ​​Ninjas, ha affermato che la società ha licenziato tutti i dipendenti, incluso il suo ex amministratore delegato Doug Logan, ed è ora insolvente. Wilenchik ha affermato che la società non è in grado di entrare nei suoi archivi per trovare i documenti richiesti. “Cyber ​​Ninjas è morta. Tutti i dipendenti sono stati licenziati”, ha affermato Rod Thomson, rappresentante dell’azienda.

Il conteggio del voto in Arizona (da youtube)

L’azione giudiziaria è arrivata il giorno dopo che i funzionari della contea di Maricopa hanno pubblicato un lungo rapporto concludendo che le elezioni del novembre 2020 sono state amministrate correttamente e non è stata riscontrata alcuna frode. Il documento di 93 pagine sfata, una per una, le infondate accuse lanciate dai repubblicani del Senato statale che hanno assunto Cyber ​​Ninjas sostenendo le menzogne elettorali dell’ex presidente Donald Trump e dai suoi alleati. La contea di Maricopa, dove c’è la città di Phoenix, è la contea più grande dell’Arizona. A settembre a conclusione del caotico riconteggio dei Cyber Ninjas il Senato aveva annunciato che erano stati riconfermati i precedenti conteggi della contea, che hanno mostrato che Joe Biden aveva superato Trump con oltre 45.000 voti.

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