Cerca

Voto Estero Nord Centro America

Commenti: Vai ai commenti

Fiorenzo Borghi: cambiare l’Italia applicando la legge contro la corruzione

Il fotografo candidato al Senato del M5S da New York vuole "la trasformazione dei consolati in veri e propri comuni satellite"

"Vorrei sottolineare un tema trascurato. Quel senso di isolamento che si ha quando ci si distacca dal proprio paese. Man mano che il tempo passa il divario si allarga.... La difficoltà burocratica di ottenere la cittadinanza per gli aventi diritto è uno dei sintomi di questo problema, come la certificazione d’esistenza in vita per i pensionati... Per ogni grande sequestro di beni mafiosi, una cattedra di lingua e letteratura italiana in più"

Da quanti anni e perché vive all’estero? Perché ha deciso di candidarvi e perché con questa lista?

Come fotografo pubblicitario e moda, inizio la mia attività a Milano. Nel 1996 decido di trasferirmi a New York. Ambientalista convinto e appassionato di tecnologia  ho sempre avuto una forte passione politica, che nel 2006 mi ha portato ad aprire ed organizzare il BG Meetup di New York.  Dal 2009 sostengo il M5S, con il grande sogno di contribuire a un rinnovamento pacifico e democratico che porti l’Italia a essere un Paese dove la vita sia più giusta per tutti. Sono fermamente convinto che nel contesto attuale il M5S sia l’unica forza politica in grado di cambiare in meglio l’Italia”.

Quale considera il problema più immediato dell’Italia e come si dovrebbe affrontare?

“La Corruzione. Combatterla applicando la legge, rafforzando gli strumenti della magistratura e delle forze dell’ordine, è un dovere.Le  misure in programma del M5S aiuterebbero di molto la riduzione  della corruzione. Ma prima delle leggi serve una nuova motivazione ideale nella classe politica, che restituisca valore ai principi di trasparenza, onestà e uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge”.

Quale problematica inerente gli interessi dei cittadini italiani residente all’estero e in particolare in Nord-Centro America considera la più urgente e cosa proporrebbe fin dal primo giorno dell’apertura dei lavori del Parlamento?

“Le preoccupazioni degli italiani all’estero sono molte e diversificate, in relazione al territorio. IMU, la burocrazia, la sanità, sono solo alcuni dei problemi che dobbiamo affrontare. Ma vorrei sottolineare un tema trascurato. Quel senso di isolamento che si ha quando ci si distacca dal proprio paese. Man mano che il tempo passa il divario si allarga. Vale per i novelli fino ai più anziani, per poi diventare un problema irreversibile nelle seconde generazioni. La difficoltà burocratica di ottenere la cittadinanza per gli aventi diritto è uno dei sintomi di questo problema, come la certificazione d’esistenza in vita per i pensionati. In parlamento proporrei alcune soluzioni come la trasformazione dei consolati in veri e propri comuni satellite”.

Sarebbe disposto e quanto ad andare contro le decisioni del suo partito qualora queste andassero a sfavore dei cittadini italiani all’estero? C’e’ una forza politica o un leader politico al quale lei non voterebbe mai la fiducia in Parlamento anche se il suo partito lo chiedesse?

“In ogni momento della mia vita ispiro la mia azione prima di tutto alla legge morale che è dentro di me. Sul piano politico, poi, noi del m5s ci siamo impegnati a rispettare un programma preciso, realizzato insieme a decine di migliaia di attivisti. In questo programma non c’è alcun punto contrario agli interessi degli italiani all’estero.Tutt’altro. È l’unico programma che può riportare l’Italia sulla via del progresso civile e dello sviluppo economico. Questo è prima di tutto l’interesse degli italiani, sia residenti in Italia sia residenti all’estero. Inoltre il m5s ha scelto di non fare alleanze con i partiti. Quindi il problema di votare la fiducia a persone non gradite non si pone. Siamo la prima forza politica italiana e chiediamo il consenso per governare da soli. Se non ci saranno i numeri, dopo il voto valuteremo possibili convergenze con altri gruppi parlamentari soltanto sulla base dei nostri 20 punti programmatici”.

Il Nord e Centro America è una zona enorme, dal Canada al Messico e oltre, come pensa realmente di conoscere e rappresentare tutte le comunità di italiani che ci vive? Non c’è il rischio di un distacco e di una vita “romana” lontana dai problemi di chi vi ha eletto?

“Non è possibile conoscere tutte le realtà Italiane che risiedono nei paesi C.N.A.  Forse andrebbe rivista la definizione delle circoscrizioni, insieme all’intero meccanismo del voto all’estero, per renderlo più trasparente ed efficiente. La rete internet può ridurre le distanze, ma il rischio di addormentarsi nella vita “romana” c’è e purtroppo non è un problema solo dei parlamentari provenienti dall’estero. Se sarò eletto viaggerò di continuo e ascolterò molto gli esponenti delle varie comunità italiane. Cercherò la collaborazione in contatto costante con la struttura diplomatica, le reti professionali e gli istituti di cultura. Non mi candido a occupare una poltrona, ma a fare la mia parte per amore del nostro paese!”

La lingua italiana è fra le più studiate al mondo (la quarta…). Eppure le cattedre nelle università del Nord America diminuiscono… Cosa farebbe di concreto per promuoverla in modo migliore nel Nord e Centro America?

“La diminuzione delle cattedre è direttamente proporzionale all’importanza dell’Italia nel mondo. Bisogna iniziare a pensare a lungo termine con progetti ambiziosi su cultura, ambiente, ricerca, tecnologia. Progetti concepiti per i nostri figli e non per l’emergenza cronica. L’Italia deve e può recuperare slancio e credibilità a livello internazionale valorizzando il meglio del suo genio, dal design alla ricerca, dalle arti alla scienza. Per questo è necessario mandare al governo una generazione di politici completamente nuova, che investa sulla cultura e sull’innovazione come risorse strategiche e che potenzi, il ruolo degli istituti di formazione e cultura, ai vertici dei quali devono essere nominate personalità davvero capaci e motivate. Dobbiamo investirle in cultura e ricerca, oltre che in giustizia sociale: questa è la nostra priorità. Per ogni grande sequestro di beni mafiosi, una cattedra di lingua e letteratura italiana in più”.

Cosa vorrebbe che l’Italia imitasse dalla democrazia degli Stati Uniti (Canada, Messico, Repubblica Dominicana…)  e cosa invece vorrebbe che il suo paese di residenza imparasse dal modo di far politica in Italia?

“Degli USA apprezzo la burocrazia snella, il sistema di tassazione, la certezza della legge e della pena, la presunzione d’innocenza, l’attenzione costante per la ricerca e lo sviluppo tecnologico. Importerei dall’Italia negli USA una maggiore diversificazione del pensiero politico, la sanità e la scuola pubblica”.

C’è un personaggio storico italiano (nella politica come della letteratura, arti, scienza…) al quale vorrebbe ispirarsi nei valori e nelle idee per la sua carriera in Parlamento?

“Ne indico due. Enrico Mattei, per la sua coraggiosa visione oltre le lobby dell’energia e a totale vantaggio degli italiani. Adriano Olivetti, per la sua missione di imprenditore dedito all’utopia possibile di comunità con al centro i valori umani.

Cosa pensa delle problematiche sulla parità di genere? Gli abusi sessuali sulle donne: un problema urgente che necessita immediati interventi anche legislativi, oppure solo uno scandalo di Hollywood? E in Italia, è giunto forse il momento di eleggere un Presidente della Repubblica donna?

“Per cultura mi oppongo da sempre a ogni discriminazione. La piena parità di genere è un obbiettivo da raggiungere senza esitazioni.  Penso ad esempio alla necessità di equiparare gli stipendi fra uomo e donna a parità di mansioni.
L’abuso sessuale è un crimine e come tale va trattato, senza tuttavia cedere alla tentazione del polverone mediatico e della caccia alle streghe. Occorre lavorare sulle leggi, inasprendo le pene per i colpevoli, estendendo i tempi e le possibilità di denuncia da parte delle vittime. Ma non basta. È necessario avviare un programma di prevenzione, attraverso educazione e cultura.
In Italia è giusto eleggere a Presidente della Repubblica,  persone di elevate capacità e di alto livello morale, che siano donne o uomini non fa differenza. Certo, se al massimo livello delle istituzioni arrivasse finalmente una donna, sarebbe un bel segnale di rinnovamento”.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter