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Francesca La Marca: scelta strategica sarà promuovere cultura e lingua italiana

La deputata di Toronto già eletta nel 2013 con il PD, chiede agli elettori di darle ancora fiducia spiegando i suoi obiettivi

"La creazione nel 2017 di un fondo quadriennale dotato di 150 milioni di euro per la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo offre straordinarie possibilità. Tocca a tutti noi riempirlo di contenuti e dare prova di creatività e spirito di innovazione... Mi ispiro a Rita Levi Montalcini, perché ha saputo spendere la sua vita per migliorare quella degli altri e lo ha fatto con sobrietà e compostezza"

Da quanti anni e perché vive all’estero? Perché ha deciso di candidarsi e perché con questa lista?

Sono un’italo-canadese di seconda generazione, nata a Toronto, dove ho studiato in un ambiente interculturale, conseguendo una laurea in lingue e letterature straniere, seguita da un Master e da un Phd in letteratura francese. Salvo le parentesi romane, vivo e lavoro a Toronto. Sono stata eletta deputata nel 2013 nelle liste del Partito Democratico, che mi ha offerto la candidatura per un secondo mandato e il posto di capolista per la Camera. Un grande onore per me che spero di poter ricambiare con l’impegno e la serietà del mio lavoro parlamentare”.

Quale considera il problema più immediato dell’Italia e come si dovrebbe affrontare?

“La disoccupazione giovanile, che sta scendendo ma che è a livelli ancora alti. La condizione generale per affrontarla è che l’Italia continui la sua fuoriuscita dalla crisi di questi anni, la peggiore dal secondo dopoguerra in poi, come sta avvenendo con i governi a guida PD. Quando la legislatura appena conclusa partiva il PIL era al -2,5%, oggi è all’1,5%, quattro punti recuperati. In cinque anni, oltre 900.000 occupati in più, di cui il 53% a tempo indeterminato. C’è però ancora parecchio da fare, elevando qualitativamente i livelli di formazione e intervenendo per restringere le aree di precariato, che sono ancora numerose ed estese”.

Quale problematica inerente gli interessi dei cittadini italiani residente all’estero e in particolare in Nord-Centro America considera la più urgente e cosa proporrebbe fin dal primo giorno dell’apertura dei lavori del Parlamento?

“Nella sensibilità dei nostri connazionali in Nord America, le richieste più dirette sono il miglioramento dei servizi consolari e la cittadinanza. La scelta strategica per tutto il mondo, comunque, è la promozione della lingua e della cultura italiana, integrata sia con le altre forme di promozione economica e commerciale che nei sistemi formativi locali, in un quadro di educazione interculturale. La creazione nel 2017 di un fondo quadriennale dotato di 150 milioni di euro per la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo offre straordinarie possibilità. Tocca a tutti noi riempirlo di contenuti e dare prova di creatività e spirito di innovazione. Nei primi giorni della nuova legislatura, come ho già fatto nel 2013, ripresenterò la mia proposta di legge sull’istituzione della Giornata nazionale degli italiani nel mondo, già approvata dalla sola Camera, una proposta di legge sulla cittadinanza e farò atti parlamentari relativi ai corsi di lingua e cultura italiana, al funzionamento dei consolati e al sostegno dei consolati onorari, al reciproco riconoscimento delle patenti di guida e al rinnovo della convenzione di sicurezza sociale Italia-USA.”

Sarebbe disposta e quanto ad andare contro le decisioni del suo partito qualora queste andassero a sfavore dei cittadini italiani all’estero? C’è una forza politica o un leader politico al quale non voterebbe mai la fiducia in Parlamento anche se il partito lo chiedesse?

“È già accaduto: personalmente non ho votato l’emendamento Lupi che apriva alle candidature dei residenti in Italia nelle ripartizioni estere. Non voterei mai un governo a Guida Salvini e di qualsiasi altro populista o sovranista. Ma il mio partito non me lo chiederà perché ha una linea del tutto alternativa a quella perseguita da quei personaggi e da quelle forze”.

Il Nord e Centro America è una zona enorme, dal Canada al Messico e oltre, come pensa realmente di conoscere e rappresentare tutte le comunità di italiani che ci vivono? Non c’è il rischio di un distacco e di una vita “romana” lontana dai problemi di chi vi ha eletto?

“Al di là delle facili battute qualunquistiche che si sentono, il lavoro parlamentare è molto stressante e impegnativo, non lascia molto tempo libero. Nonostante ciò, è necessario trovare il tempo e la forza per conoscere le specifiche realtà della ripartizione e farsi conoscere dai connazionali. E’ un dovere di ogni eletto e per me una promessa agli elettori che intendo mantenere. La legge elettorale dell’estero, proporzionale con le preferenze, impone, inoltre, il contatto diretto con l’elettorato. E’ quello che ho cercato di fare, con sacrificio, nei cinque anni passati visitando ripetutamente le nostre comunità e attingendo da loro la materia viva del mio lavoro”.

La lingua italiana è fra le più studiate al mondo (la quarta…). Eppure le cattedre nelle università del Nord America diminuiscono… Cosa farebbe di concreto per promuoverla in modo migliore nel Nord e Centro America?

“Le cattedre diminuiscono per molteplici ragioni: per le autonome strategie didattiche e organizzative delle singole università, rispetto alle quali non possiamo fare molto; per i passaggi generazionali e la conseguente contrazione quantitativa della domanda di formazione in italiano; per la riduzione dei finanziamenti. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, lo straordinario apporto derivante dal fondo di 150 milioni per la lingua e la cultura consentirà nei prossimi anni, tra l’altro, un maggiore sostegno dell’italianistica. Sono fiduciosa, inoltre, che i progressi che negli USA sta registrando il programma Advanced Placement alla lunga rinsanguerà la domanda di formazione in italiano nelle università statunitensi”.

Cosa vorrebbe che l’Italia imitasse dalla democrazia degli Stati Uniti (Canada, Messico, Repubblica Dominicana…)  e cosa invece vorrebbe che il vostro paese di residenza imparasse dal modo di far politica in Italia?

“Vorrei che l’Italia assumesse l’efficienza della pubblica amministrazione e, più in generale, del Sistema Paese, mi piacerebbe che gli altri prendessero da noi qualcosa dello spirito di solidarietà umana che l’Italia ha dimostrato salvando centinaia di migliaia di vite nel Mediterraneo”.

C’è un personaggio storico italiano (nella politica come della letteratura, arti, scienza…) al quale vorrebbe ispirarsi nei valori e nelle idee per la sua carriera in Parlamento?

Rita Levi Montalcini, perché ha saputo spendere la sua vita per migliorare quella degli altri e lo ha fatto con sobrietà e compostezza. Doti che ha dimostrato anche da Senatrice a vita”.

Cosa pensa delle problematiche sulla parità di genere? Gli abusi sessuali sulle donne: un problema urgente che necessita immediati interventi anche legislativi, oppure solo uno scandalo di Hollywood? E in Italia, è giunto forse il momento di eleggere un Presidente della Repubblica donna?

“C’è stata anche qualche componente esibizionistica, ma non è una vicenda hollywoodiana. Il problema della disparità di genere è ancora notevole, come quello degli abusi, in genere inconfessati. Nell’immediato, è necessario valorizzare la presa di coscienza e la ribellione delle donne, sostenendole e ampliandone la condivisione. Non escluderei interventi legislativi, cercando di aderire a situazioni concrete, evitando mere e generiche affermazioni generali. In prospettiva, occorrerà lavorare su programmi educativi adeguati”.

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