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Giovanni Faleg: alla politica italiana serve competenza, serietà e qualità

Per l'ex consulente della Banca Mondiale, candidato con il PD, è "un onore, ed al contempo un dovere, mettere le proprie competenze al servizio dell'Italia”

"Viviamo in un mondo globalizzato che offre molte opportunità fuori dai confini nazionali. Un’Italia con una forte proiezione internazionale deve saper mettere a disposizione dei propri cittadini queste opportunità, ad esempio dando maggiore visibilità alle iniziative imprenditoriali e favorendo connessioni fra aziende di italiani all’estero e aziende in Italia, potenziando il business to business"

Da quanti anni e perché vive all’estero? Perché ha deciso di candidarsi e perché con questa lista?

“Sono nato a Firenze, ho 34 anni e vivo all’estero dal 2006. E’ stata la mia passione per le scienze politiche e le relazioni internazionali a spingermi a trasferirmi all’estero. Ho fatto gli studi di specialistica in Francia all’Università di Strasburgo ed ho conseguito il dottorato in Studi Europei presso la London School of Economics and Political Science, con una tesi sulla politica di difesa europea. Ho vissuto e lavorato a Bruxelles come ricercatore presso il Centre for European Policy Studies (CEPS) ed ho collaborato con altri istituti di ricerca, fra cui l’Istituto Affari Internazionali a Roma. Nel 2014 mi sono trasferito a Washington, DC con mia moglie, dove ho lavorato come Consulente alla Banca Mondiale, specialista nella pianificazione ed esecuzione di interventi di sviluppo in aree di crisi e post-conflitto.

Ho deciso di candidarmi con il Partito Democratico perché in un momento politico complesso, caratterizzato da tanta approssimazione e rumore, è importante farsi avanti, per portare in politica competenza, serietà e qualità. La proposta di candidarmi è arrivata a sorpresa ed ha implicato scelte personali e professionali difficili, quali ad esempio lasciare il mio lavoro alla Banca Mondiale. Mi sono messo in gioco, ritenendo che fosse un onore, ed al contempo un dovere, cercare di portare le mie competenze professionali ed accademiche al servizio del nostro paese”.

Quale considera il problema più immediato dell’Italia e come si dovrebbe affrontare?

“I cittadini italiani non si fidano della classe politica. Sono delusi, in molti casi arrabbiati. La premessa di base è ricostruire questo rapporto di fiducia, mandando gente in gamba in Parlamento. Detto questo, il problema urgente da risolvere nel breve periodo è rendere l’Italia più sicura, in particolare contenendo efficacemente i flussi dei migranti, garantendo ordine publico, proteggendo i cittadini dalle minacce terroristiche, ma allo stesso tempo combattendo fermamente il razzismo, la xenofobia e la discriminazione. E’ possibile avere più sicurezza, garantendo inclusione sociale. Chi parla di chiusura delle frontiere e rimpatri non può governare il paese, in quanto queste misure, nel medio periodo, costituiscono un rischio per la sicurezza nazionale, rendendo l’Italia vulnerabile, isolata e spaccata”.

Quale problematica inerente gli interessi dei cittadini italiani residente all’estero e in particolare in Nord-Centro America considera la più urgente e cosa proporrebbe fin dal primo giorno dell’apertura dei lavori del Parlamento?

“Business, ricerca, servizi. Viviamo in un mondo globalizzato che offre molte opportunità fuori dai confini nazionali. Un’Italia con una forte proiezione internazionale deve saper mettere a disposizione dei propri cittadini queste opportunità, ad esempio dando maggiore visibilità alle iniziative imprenditoriali e favorendo connessioni fra aziende di italiani all’estero e aziende in Italia, potenziando il business to business. Ma l’Italia deve anche essere attrattiva per chi, dopo un periodo all’estero, vuole tornare, e qui mi riferisco in particolare ai ricercatori, che dopo aver acquisito know how in università estere potrebbero metterlo a disposizione del nostro paese. Le nuove generazioni di italiani all’estero chiedono maggiore mobilità, le generazioni precedenti chiedono servizi più efficienti. Un’Italia più forte conviene a tutti, e la mia azione politica sarà volta a mostrare in Parlamento i vantaggi per l’Italia derivanti da una valorizzazione delle reti di italiani all’estero”.

Sarebbe disposto e quanto ad andare contro le decisioni del suo partito qualora queste andassero a sfavore dei cittadini italiani all’estero? C’è una forza politica o un leader politico al quale non voterebbe mai la fiducia in Parlamento anche se il partito lo chiedesse?

“Non darei mai la fiducia ad un leader che esprima o abbia espresso posizioni razziste, xenofobe, discriminanti. Ci sono dei valori, dei diritti civili e sociali acquisiti nel tempo sui quali non si deve fare marcia indietro. Siamo un faro della civiltà, non accetterei mai che si diventasse il fanalino di coda a causa di qualche grullo. Sulle decisioni del partito: io lavoro per l’interesse nazionale, che include, senza se e senza ma, i cittadini italiani all’estero”.

Il Nord e Centro America è una zona enorme, dal Canada al Messico e oltre, come pensa realmente di conoscere e rappresentare tutte le comunità di italiani che ci vive? Non c’è il rischio di un distacco e di una vita “romana” lontana dai problemi di chi vi ha eletto?

“La tecnologia può aiutare, ma fondamentale è l’impegno a visitare regolarmente le collettività e comunità all’estero. Viaggiare spesso, e leggeri”.

La lingua italiana è fra le più studiate al mondo (la quarta…). Eppure le cattedre nelle università del Nord America diminuiscono… Cosa farebbe di concreto per promuoverla in modo migliore nel Nord e Centro America?

“Tre proposte. Legare l’insegnamento dell’Italiano all’estero ad opportunità di business/stages presso aziende italiane in America settentrionale e centrale o in Italia. Potenziare l’insegnamento dell’italiano per musicisti, artisti che desiderino recarsi in Italia per studio, ricerca o lavoro. Rendere l’apprendimento dell’Italiano un primo passo per l’attrazione di talenti nel nostro paese, attraverso sinergie fra IIC, Consolati, associazioni italiane all’estero”.

Cosa vorrebbe che l’Italia imitasse dalla democrazia degli Stati Uniti (Canada, Messico, Repubblica Dominicana…)  e cosa invece vorrebbe che il suo paese di residenza imparasse dal modo di far politica in Italia? 

“Purtroppo al momento c’è poco da imitare negli Stati Uniti. Diverso è il discorso per il Canada, dove grazie anche al lavoro di Justin Trudeau si è riusciti a costruire un bel modello di multiculturalismo, progresso, e giustizia sociale, dal quale prendere buone pratiche”.

C’è un personaggio storico italiano (nella politica come della letteratura, arti, scienza…) al quale vorrebbe ispirarsi nei valori e nelle idee per la sua carriera in Parlamento?

“La storia italiana è piena di eccellenze. Io guardo al futuro, ai ragazzi con cui ho la fortuna di parlare dopo gli incontri e che potrebbero essere i Galileo Galilei, i Leonardo da Vinci, i Marco Polo di domani. Sosteniamoli”.

Cosa pensa delle problematiche sulla parità di genere? Gli abusi sessuali sulle donne: un problema urgente che necessita immediati interventi anche legislativi, oppure solo uno scandalo di Hollywood? E in Italia, è giunto forse il momento di eleggere un Presidente della Repubblica donna?

“La parità di genere è la base per costruire una società migliore, e comunità di italiani ed italiane all’estero più coese, inclusive e resilienti. La creatività e la forza femminile sono un motore di solidarietà e giustizia sociale. Quindi vanno sicuramente protette da abusi e discriminazioni, anche con interventi legislativi ed iniziative simboliche che incoraggino la leadership femminile, quali ad esempio eleggere un Presidente del Consiglio donna”.

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