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Isabella Di Valbranca: più lavoro in Italia e riacquisto cittadinanza all’estero

Le idee della candidata del PD dalla California per far ripartire l'Italia e come tenere più forti i legami con i suoi cittadini nel mondo

"L’economia italiana, che è ancora in crisi, ha bisogno di ripartire attraendo investimenti e puntando su accordi commerciali internazionali. Mi piace molto come sta portando avanti i tavoli di crisi e in generale il programma economico l’attuale ministro Calenda... Vorrei una legge elettorale maggioritaria, dove si sappia chi, dopo lo spoglio elettorale, governerà per gli anni a venire"

Da quanti anni e perché vive all’estero? Perché ha deciso di candidarsi e perché con questa lista?

“Dopo la laurea in Giurisprudenza mi sono recata a San Francisco per un internship all’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco dove sono rimasta due anni. Tornata a Roma ho iniziato a lavorare come Avvocato praticante e in seguito sono diventata Giornalista Pubblicista. In seguito ho incontrato mio marito, americano, che viveva già a Singapore. Lì è nata mia figlia e ho aperto una piccola azienda di abbigliamento per bambini. Attualmente risiedo a San Francisco e sono attiva in molte associazioni culturali Italo Americane, e Segretaria del Circolo PD di San Francisco e Berkeley. Sono vicina al centro sinistra da quando era Margherita, poi Ulivo e ora PD, quindi la mia candidatura proprio in questa lista non è una sorpresa”.

Quale considera il problema più immediato dell’Italia e come si dovrebbe affrontare?

“Sicuramente il lavoro. Gia si sono fatti passi in avanti per sbloccare il mercato del lavoro, il PD sta lavorando bene con i sindacati (due sindacaliste molto brave, l’ex bracciante Belladonna e la Cantone si sono candidate con il PD ) e si offriranno ulteriori sgravi fiscali alle aziende che assumeranno a tempo indeterminato. Anche l’economia italiana, che è ancora in crisi, ha bisogno di ripartire, attraendo investimenti e puntando su accordi commerciali internazionali. Ad esempio mi piace molto come sta portando avanti i tavoli di crisi e in generale il programma economico l’attuale ministro Calenda”.

Quale problematica inerente gli interessi dei cittadini italiani residente all’estero e in particolare in Nord-Centro America considera la più urgente e cosa proporrebbe fin dal primo giorno dell’apertura dei lavori del Parlamento?

“Gli interessi dei nostri connazionali sono molti e diversi a seconda anche se si parla della nuova immigrazione o di chi è espatriato decenni fa. Trovo che le procedure per il riacquisto della cittadinanza italiana per chi ha dovuto rinunciarvi prima del 1992 dovrebbero essere riviste e riscritte. Per chi invece è arrivato negli ultimi anni, si dovrebbero creare reti di aiuto e consulenza, bisogna implementare i rapporti fra espatriati e camera di commercio, associazioni che si occupano di business fra Italia e America. Ad esempio si potrebbe creare una  piattaforma dove i nostri connazionali all’estero possano incontrarsi online e scambiare idee, dove possano rivolgersi ad un organo preposto presso la Camera dei Deputati che possa smistare alle Istituzioni competenti i loro problemi. Bisogna anche incoraggiare gli scambi fra ricercatori e studenti fra Italia ed America lavorando insieme alle Università Italiane ed Americane”.

Sarebbe disposta e quanto ad andare contro le decisioni del suo partito qualora queste andassero a sfavore dei cittadini italiani all’estero? C’è una forza politica o un leader politico al quale non voterebbe mai la fiducia in Parlamento anche se il partito lo chiedesse?

“Certamente, noi siamo eletti dai cittadini espatriati che con i loro voti ci han dato anche la loro fiducia, quindi dobbiamo prima di tutto difendere i loro (nostri) interessi. Per fiducia in Parlamento (ci sono la questione di fiducia, la mozione di fiducia, voti di fiducia) penso si intenda la fiducia che le Camere devono dare al nuovo governo entro dieci giorni dalla sua formazione. Non saprei rispondere al momento, dipenderebbe dalla condivisione dei programmi, bisognerebbe trovare compromessi giusti sui programmi, non si può decidere a priori, non si può stare insieme a partiti che hanno programmi e visioni troppo distanti dalle nostre”.

Il Nord e Centro America è una zona enorme, dal Canada al Messico e oltre, come pensa realmente di conoscere e rappresentare tutte le comunità di italiani che ci vive? Non c’è il rischio di un distacco e di una vita “romana” lontana dai problemi di chi vi ha eletto?

“Penso che bisognerà sempre rimanere in contatto con i propri elettori e viaggiare tanto, per ascoltare le comunità, per conoscere meglio le tanto diverse realtà, per non perdere mai la connessione con il proprio elettorato. In ogni modo si deve creare un filo diretto, che possa rendere il parlamentare eletto a Roma, in continuo contatto con i suoi elettori tramite un ufficio di riferimento agile e ben strutturato, per colmare questa distanza”.

La lingua italiana è fra le più studiate al mondo (la quarta…). Eppure le cattedre nelle università del Nord America diminuiscono… Cosa farebbe di concreto per promuoverla in modo migliore nel Nord e Centro America?

“Bisogna lavorare per inserire più corsi in lingua italiana che siano attraenti per gli universitari americani, se si offrono scambi culturali, possibilità di studiare in Italia per una parte del corso, se si ripensano i corsi per renderli più moderni e competitivi, forse tornerebbero a crescere. Il Pd con il Decreto Omnibus per gli Italiani all’estero, approvato con l’ultima legge di bilancio, ha stanziato più fondi anche per la Lingua Italiana e la sua diffusione tramite gli enti gestori”.

Cosa vorrebbe che l’Italia imitasse dalla democrazia degli Stati Uniti (Canada, Messico, Repubblica Dominicana…)  e cosa invece vorrebbe che il suo paese di residenza imparasse dal modo di far politica in Italia? 

“Vorrei una legge elettorale maggioritaria, dove si sappia chi, dopo lo spoglio elettorale, governerà per gli anni a venire. Come democrazia fra queste citate mi attrae quella canadese. Credo che in Italia si sia forse più liberi di far politica senza dover sottostare a ricatti di lobby e corruzione. Anche le costosissime campagne elettorali americane non credo siano un buon esempio, proprio perché si rischia di rimanere legati a politiche di scambi”.

C’è un personaggio storico italiano (nella politica come della letteratura, arti, scienza…) al quale vorrebbe ispirarsi nei valori e nelle idee per la sua carriera in Parlamento?

“Come politico ho da sempre apprezzato moltissimo Walter Veltroni, ho fatto volontariato durante la sua campagna per Sindaco di Roma, amando la sua visione di una città piena di Bellezza, Arte e Cultura. Cosa che non sembra essere un obiettivo adesso, purtroppo. E’ stato sempre un leader serio, colto, che non gridava come fanno tanti adesso, ma era determinato nelle sue scelte ed opinioni. Da poco è stata insignita del titolo di Senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta al campo di sterminio di Birkenau, che si è espressa con fermezza sugli ultimi avvenimenti di cronaca in Italia ponendo l’accento sulla recrudescenza del fenomeno del fascismo e ha proposto di eliminare la parola “razza” dalla nostra costituzione. Ho ascoltato la sua storia nel bellissimo docufilm di Mimmo Calopresti Volevo solo vivere e penso che ci sia davvero bisogno di ricordare la nostra storia,  per costruire un futuro sgombro dai fantasmi dell’odio e dell’intolleranza”.

Cosa pensa delle problematiche sulla parità di genere? Gli abusi sessuali sulle donne: un problema urgente che necessita immediati interventi anche legislativi, oppure solo uno scandalo di Hollywood? E in Italia, è giunto forse il momento di eleggere un Presidente della Repubblica donna?

“Se avessi potuto votare negli Stati Uniti avrei votato Hillary Clinton, in Italia non possiamo eleggere direttamente il Presidente della Repubblica, ma spero certamente che una donna di valore possa un giorno arrivare al Quirinale. La parità di genere, ahimè, è ancora lontana, le donne percepiscono sempre meno rispetto allo stipendio dei colleghi uomini, e sono spesso vittime di odio sessista, anche sui social. Lo scandalo di Hollywood sicuramente ha portato a galla un problema serio, l’abuso di potere e il ricatto sessuale ( lavori solo se accetti un rapporto sessuale o ripetute molestie) che non dovrebbe mai entrare nei rapporti di lavoro”.

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