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Caro Direttore, sulla disfida del West Village, in realtà vi dico che…

Riguardo al nostro articolo sul dibattito elettorale a New York, il rappresentante del PD, Gianluca Galletto, sente il bisogno di precisare...

di Gianluca Galletto

Partendo dalla sinistra: Galletto (PD), Galtieri (+Europa), Serafini (lista Civica Popolare), la moderatrice Ghelardoni, Borghi (M5S), Gazzini (Lega), Metalli (MAIE) (Foto VNY/MD)

"Premetto che il dibattito è stato un successo nonostante sia stato organizzato in fretta... Perché il metodo delle urla per non farti parlare è un metodo fascista. Mi pare assurdo nel 2018 dover usare questa parola... Il pezzo purtroppo mette un po’ tutti nello stesso calderone. Secondo me avrebbe dovuto dire chiaramente chi è stato incivile e chi no"

Caro Direttore,

Il dibattito elettorale del 17 febbraio preso Our Lady of Pompei è stato definito nel vostro articolo “La disfida del West Village” come “un calderone di cui si è capito tanto, ma non poi così tanto bene” e in cui i candidati si sarebbero sfidati a colpi di “cafoni” e “corrotti”. Insomma, una caciara. Non è andata proprio così ed è importante offrire alcuni dettagli.

Il dibattito è stato un successo nonostante la presenza di due candidati molto maleducati che hanno prevaricato gli altri interrompendo, urlando e insultando. Si perché solo due su sei hanno fatto caciara. Gli insulti sono volati solo da una parte. E bisogna dirlo. Cosa che non emerge con chiarezza nel pezzo in cui aleggia anche un certo sarcasmo verso candidati che si stanno mettendo in gioco pubblicamente per sostenere idee o valori. Almeno alcuni.

PERCHE’ NON C’ERANO CANDIDATI DEL PD

I candidati del PD sono sei. Tre degli Usa, nessuno di NY. In un collegio continentale con “pockets” importanti di elettori da Vancouver a Mexico City, e con una campagna di tre settimane è assolutamente normale che qualche incontro pubblico rimanga senza rappresentanza di una lista.

PERCHE’ INVECE C’ERO IO

Il PD di NY ha scelto di mandare me per rappresentare la lista non perché “non è riuscito a mandare nessun candidato…ed è stato rappresentato da chi era stato candidato, ma alle elezioni del 2013”. Mi sono offerto di rappresentare il PD per puro spirito civico, facendo da “surrogate” come avviene normalmente nelle elezione americane. Sono stato scelto in quanto dirigente storico e responsabile economia del PD USA, per la mia esperienza politica ed elettorale, e per le mia esperienza professionale in campo economico e di public policy.

CHI SONO I CAFONI

Il candidato della lega e quello dei 5s sono stati due veri maleducati e ho dato del cafone a Borghi perché nel finale urlava insulti mentre parlavo, e mi ha pure scaraventato addosso un mazzo di fogli con una lista di politici indagati. Appena ho preso la parola per la prima volta, il candidato della lega ha cominciato a interrompermi, al che si è aggiunto il candidato 5s urlando “ma cosa parli che non sei neanche candidato” (duh!). Una mancanza di rispetto vergognosa ma non tanto nei miei confronti, quanto degli organizzatori e della chiesa (sottolineo, della chiesa) che ci ospitava gentilmente, e del pubblico.

Questa caciara rappresenta però pochi minuti rispetto a due ore di dibattito civile. Certo se ne sono anche sparate delle grosse, come la proposta leghista di dare 500 euro a ogni iscritto all’AIRE per l’assistenza sanitaria… Calcolo della serva: 4.5 milioni di iscritti per 500 fa 2.25 miliardi.  Egli è arrivato persino a dire che i terroristi islamici europei sono collusi con la sinistra italiana. Mah. Mente il 5star sosteneva che siccome siamo 60 milioni, non possiamo far entrare tutti perché in 10 anni diverremmo 120 milioni. In un paese sempre più vecchio, con popolazione in decrescita e forti flussi di emigrazione di capitale umano forse qualche conto in più sull’immigrazione dovrebbero farselo. 

UN CAFONE DI LUNGA DATA

Conosco bene il candidato 5 stelle da tempo. Mi sono ricordato della prima volta che l’ho conosciuto. Settembre 2008, incontro con Veltroni, che presentava il suo libro, e Kerry Kennedy, organizzato da DL21C, associazione di young professional Democrats di cui ero vicepresidente. Egli venne a urlare qualcosa che non ricordo mentre presentavo la serata. Vorrei anche ricordare che egli è stato iscritto al Circolo PD NY nel 2010 e fu accolto a braccia aperte. Nonostante mi avesse aggredito anni addietro dicendo che non potevo partecipare al meetup di Grillo in quanto “rappresentante dei DS” – mi ci ero iscritto perché incuriosito da alcune loro istanze originarie. Non ha capito che la mia attività politica è sempre stata volontaria e al latere di una lunga esperienza professionale totalmente indipendente dalla politica.

UNA DERIVA FASCISTA

Il quadro è questo. Fra lega, Fratellastri d’Italia e 5S, il denominatore comune è quello di un parafascismo – o fascismo vero e proprio – che prende sempre più piede fra i nostri connazionali. Ma in questo paese e in questa città (dove, vorrei ricordare ai paladini dell’italianità, ci vivono ben 800 mila illegali) questa tendenza stride enormemente e fa ancora più pena. Perché il metodo delle urla per non farti parlare è un metodo fascista. Parliamoci chiaro. Mi pare assurdo nel 2018 dover usare questa parola, ma purtroppo siamo a questo. So bene che le responsabilità sono anche di chi ha avuto il potere finora, incluso un pezzo della sinistra, ma ciò non giustifica assolutamente certi comportamenti. E i fascisti sono anche tendenzialmente cafoni e maleducati (i comunisti, anche essi dediti a un’ideologia liberticida, quanto meno erano più educati ed eleganti).

Di fronte a un vero decadimento della cosa pubblica e della discussione politica, chiedo a voi giornalisti di tenete la barra dritta, in questo caso riportando con precisione le sfumature del dibattito affinché i lettori si facciano un idea chiara di chi e di cosa. Lo dico soprattutto a un medium che finora ha dato prova di fare un giornalismo di stampo anglosassone, sobrio, liberale e matter of fact

Gianluca Galletto, New York

 

Caro Gianluca Galletto,

Dopo aver letto la tua versione di quello che è accaduto, messa a confronto con quella della giornalista Michela Demelas, resto soddisfatto dell’ottima cronaca fornita ai suoi lettori dalla Voce di New York. In effetti avevamo capito tutto.

S.V.

 

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