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La filosofia di Free Flights to Italy: “Noi vi rimborsiamo, voi sosteneteci”

Il sito non è più disponibile, ma noi della Voce abbiamo a disposizione alcuni file che contengono, nero su bianco, le loro promesse elettorali

"I nostri membri, tutti iscritti all'AIRE, hanno già avuto accesso ai biglietti gratis. Unisciti a noi!", si leggeva sul sito della ong Free Flights to Italy. Sito che, da quando sono uscite le prime inchieste, non è più accessibile, ma di cui noi della Voce abbiamo conservato nero su bianco alcuni dei contenuti. Che promettono voli gratis e non solo

Dopo l’esposto sul caso Free Flights to Italy presentato alle autorità competenti da Leonardo Metalli, candidato per il MAIE, e mentre siamo in attesa di notizie da alcuni Consolati della West Coast – a cui abbiamo chiesto se abbiano mai autenticato le firme necessarie per l’ufficializzazione della candidatura -, noi della Voce vogliamo continuare a tenere alta l’attenzione su questa incredibile vicenda. Incredibile non solo perché, se le irregolarità verranno confermate, un uomo che avrebbe millantato titoli di studio fasulli e accusato di truffa e molestie online ha potuto presentare una lista apponendo la firma e il sigillo di un notaio rigorosamente falsi – secondo quanto testimoniato da Luigi D’Alessandro – sulla Dichiarazione di Trasparenza, e passando indenne tutti i controlli concernenti l’autenticità e la validità delle sottoscrizioni. Altro elemento che avrebbe dovuto destare sospetti, gli obiettivi dichiarati di una ong – con sede a Roma, Panama (sede principale), Los Angeles, San Francisco, New York e Winnipeg (Manitoba) – nata di punto in bianco e divenuta, anche qui di punto in bianco, movimento politico, che millantava, tra le altre cose, di aver rimborsato ai propri membri più di 26mila voli aerei.

Una circostanza, si legge nell’esposto presentato da Metalli, che potrebbe profilare l’accusa di voto di scambio, visto che, di fatto, la lista prometteva di mettere in piedi, una volta entrata in Parlamento, un programma “pluriennale” per estendere tale servizio di rimborso a tutti i cittadini italiani residenti in Nord America, e che per questo (o in cambio di questo?) chiedeva latentemente il loro “supporto”. Tutto questo lo si poteva leggere sul sito della ong, che però, da quando è stata pubblicata la prima inchiesta di Selvaggia Lucarelli su Rolling Stone, non risulta più accessibile. Eppure, noi della Voce siamo riusciti a ottenere dei file pdf che mettono nero su bianco i contenuti del sito stesso di Free Flights to Italy. Contenuti che, già quando ci siamo imbattuti per la prima volta nell’esistenza di questa stramba organizzazione, ci avevano insospettito, al punto da spingerci a chiedere un incontro.

In effetti, le stranezze sono numerose, e macroscopiche. A destare sospetti, innanzitutto, proprio la questione del rimborso dei voli, servizio attivo – si millantava – da diversi aeroporti nei seguenti Paesi: “Antigua and Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Canada, Costa Rica, El Salvador, Grenada, Guatemala, Haiti, Honduras, Italy, Mexico, Nicaragua, Panama, Dominican Republic, St. Kitts and Nevis, United States of America”. La procedura per ottenere i rimborsi, peraltro, veniva descritta come piuttosto semplice per i cittadini italiani o le persone con doppia cittadinanza: “I rimborsi saranno garantiti dal nostro ufficio a Roma in base alla regola del “primo arrivato, primo servito” via TransferWise o money transfer. Scrivici un messaggio per confermarci le informazioni che ci hai mandato, e chiedi il tuo priority number. Conservalo: dovrai mostrare il tuo boarding pass (volo di andata e ritorno, economy o business class) insieme al tuo numero. In nessun caso l’ammonto del rimborso potrà superare la tariffa calcolata da Google Flight per quel volo. Ricorda che i nostri membri, tutti iscritti all’AIRE, hanno già avuto accesso ai biglietti gratis. Unisciti a noi!”.

Ma le promesse di Free Flights to Italy non si limitavano unicamente all’acquisto di biglietti gratis. L’organizzazione dichiarava di finanziare e promuovere, anche, corsi di lingua, scambi culturali, scolarship, di aiutare i cittadini italiani a trovare lavoro e di assistere chi volesse acquisire la cittadinanza italiana “ius sanguinis”(per diritto di sangue) essendo nato negli Stati Uniti, in Canada o in America Centrale. Non si sa bene come, visto che, per l’ordinamento italiano attuale, la cittadinanza la si può ottenere prevalentemente “ius sanguinis”, e cioé essendo nati in Italia, e che ogni altra opzione – a maggior ragione con il recente nulla di fatto parlamentare sulla legge sullo “ius soli temperato” – è fortemente residuale. Non a caso, la lista prometteva anche di promuovere proposte legislative in questo senso. Un mare magnum di promesse, insomma, del quale, e non solo col senno di poi, è facile vedere la bizzarria. Ci si chiede, però, perché nessuna istituzione deputata a vigilare sulla regolarità del processo elettorale si sia quantomeno insospettita nel vedersi presentare un programma simile.

 

 

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