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Sexual harassment, Trump in balia dell'”uragano rosa” ora rischia di affogare

Le accuse rese pubbliche da tre donne contro Trump sono state ritenute degne di considerazione anche da Nikki Haley

Jessica Leeds, Samantha Holvey and Rachel Cooks intervistate dalla giornalista Megyn Kelly.

La 'profezia' della Voce sulla portata della questione "sexual harassment" sembra essersi realizzata. Perché tre delle 16 donne che hanno puntato il dito contro il presidente Donald Trump hanno rotto il silenzio e parlato pubblicamente. E già domenica, l'ambasciatrice Nikki Haley, invece di schierarsi con il suo "principale", ha "scelto" le donne

Ve lo avevamo anticipato pochi giorni fa: a infliggere un duro scossone alla poltrona del Commander-in-Chief, occupata da ormai quasi un anno da Donald J. Trump, più che il Russiagate, sarebbe stata la bollente questione sui presunti “sexual harassment” presidenziali. Vi avevamo anche parlato della mossa dei Democratici contro il senatore Al Franken, dimessosi a causa delle accuse di molestie che lo hanno di recente colpito, per non inquinare il buon nome del partito in un momento in cui l’argomento potrebbe diventare un terreno di scontro politico con i Repubblicani. Soprattutto alla vigilia delle elezioni in Alabama, dove il candidato conservatore, l’ex giudice Roy Moore (fortemente sostenuto da Trump), è a sua volta nel mirino delle accuse di alcune donne che dicono essere state molestate da lui, per di più quando avevano tra i 16 e i 18 anni.

E proprio oggi, il giorno della bomba scoppiata a Port Authority, un’altra bomba, di tutt’altro genere, è stata scagliata da New York verso la Casa Bianca: tre donne hanno pubblicamente accusato il presidente Trump di “sexual harassment”. Jessica Leeds, Samantha Holvey and Rachel Cooks hanno parlato in un’intervista fiume al Today show, intervistate da Megyn Kelly, e hanno puntato il dito contro la condotta sessuale dell’attuale Presidente. E, durante una successiva conferenza stampa, si sono appellate al Congresso per chiedere l’apertura di un’indagine. Trump, dal canto suo, ha negato tutte le accuse. Durante l’intervista, infatti, la Casa Bianca si è affrettata a rilasciare un comunicato in cui ha parlato di “falsità”: “Il tempismo e le assurdità di queste false affermazioni la dicono lunga”, si legge nella nota, che ribadisce che “il popolo americano ha chiaramente espresso il proprio giudizio” votando “il Presidente”. E l’account Twitter del tycoon ha naturalmente ospitato numerosi cinguettii volti a biasimare i “Fake News Media” impegnati, a suo avviso, a distrarre gli americani dai veri risultati della sua presidenza: primo tra tutti, il buon andamento dell’economia e dei mercati.

Accuse su cui si è incentrato, naturalmente, anche il press briefing della portavoce della Casa Bianca Sarah Huckabee Sanders, che, nonostante la pressante attualità della bomba esplosa a Manhattan questa mattina, letteralmente bersagliata dalle scottanti domande dei giornalisti su questo argomento: “Il Presidente ha risposto a queste accuse direttamente”, ha replicato, “e ha negato tutte le accuse. Questo è accaduto molto prima che fosse eletto Presidente, e il popolo di questo Paese in elezioni decisive lo hanno supportato”, ha chiosato, confermando pienamente la linea di Washington.

E se è solo nelle ultime settimane che le accuse rivolte a Trump sembrano destinate ad assumere più consistenza, dell’annosa questione si parla sin dai tempi della campagna elettorale. E le tre donne che si sono decise a parlare pubblicamente fanno parte di quel manipolo che già durante la campagna puntava il dito contro l’allora candidato repubblicano alla Casa Bianca – 16 quelle che dichiarano di essere in possesso di prove concrete capaci di incastrare il Presidente -. Nel frattempo, si attende la decisione di un giudice di New York, che dovrà stabilire se respingere una causa per diffamazione che potrebbe trascinare il Presidente al centro dello tsunami che sta travolgendo registi, attori e personaggi noti accusati di molestie sessuali. Il caso riguarda Summer Zervos, ex concorrente dello show di Trump The ApprenticeA quanto si apprende da una denuncia archiviata presso la Corte Suprema di New York, la Zervos afferma che nel 2007 Trump avrebbe tentato un approccio molesto nei suoi confronti nonostante l’assenza del suo consenso. Per non parlare, poi, dell’ormai famigerato audio in cui il tycoon newyorkese si lasciava andare a commenti off-the-cuff sui suoi (censurabili) approcci al mondo femminile.

E’ dunque da tempo che la questione aleggia nell’aria, ed è vero che – come fa notare nel suo comunicato la Casa Bianca e come da argomento diligentemente usato dalla sua Portavoce – Trump è stato eletto Presidente “dal popolo” dopo e nonostante quelle accuse. Ciò non toglie che la situazione cominci a farsi fin troppo scottante. Pressato sul Russiagate dall’FBI, con alcuni dei suoi più stretti ex collaboratori nelle maglie dell’agenzia, il Presidente potrebbe ora rischiare di perdere il supporto del suo stesso partito, che – si sa – ci ha messo un po’ a riconoscerne la legittimità quale candidato ufficiale. Certo: il Grand Old Party rimane ancora in maggioranza schierato con il tycoon, ma non c’è dubbio che gli ultimi avvenimenti abbiano gettato un certo scompiglio tra le sue fila. Per esempio, sull’incondizionato sostegno all’alabamiano Moore professato da Trump, i Repubblicani si sono mostrati in parte divisi.

Ma la più clamorosa “falla nel sistema” sembra essere rappresentata dalle stupefacenti dichiarazioni di Nikki Haley, combattiva ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU, la quale ha dichiarato – intervenendo al programma della CBS “Face the Nation” – che le accuse delle donne, anche quelle rivolte a Trump, “dovrebbero essere ascoltate”. “Penso che ne abbiamo sentito parlare già prima delle elezioni. E penso che ogni donna che si è sentita violata o maltrattata in qualche modo abbia tutto il diritto di parlare”. Parole che sembrano far sgretolare in mille pezzi il granitico muro di discredito opposto dall’Amministrazione alle denunce fin qui raccolte, in un momento in cui tanti uomini potenti e famosi hanno visto la propria carriera andare in frantumi per quella che negli States definiscono “sexual misconduct”.

Il presidente Donald Trump con l’ambasciatrice USA alle Nazioni Unite Nikki Haley.

Non che sui complicati (almeno in una fase iniziale) rapporti tra la Haley e Trump vi fosse un gran mistero. Durante le primarie, l’attuale Rappresentante degli States all’ONU scelse di sostenere prima Marco Rubio, e poi – una volta che quest’ultimo fu fuori dai giochi – Ted Cruz. Durante quei mesi di fuoco, la ex governatrice della South Carolina ammonì Trump di pubblicare la propria situazione fiscale e criticò la dura retorica usata dal tycoon nel corso delle primarie. Non solo: nella sua risposta al discorso di Obama sullo Stato dell’Unione, la Haley inserì delle osservazioni che furono interpretate come un attacco indiretto a Trump: “In questi tempi difficili, può essere allettante seguire il richiamo delle voci più angosciate: dobbiamo resistere a quella tentazione”, disse. L’attuale Ambasciatrice criticò anche la proposta dell’allora frontrunner dei Repubblicani su una restrizione temporanea dell’entrata dei Musulmani nel Paese, sostenendo che “Nessuno che è disposto a lavorare duramente, rispettare le nostre leggi e amare le nostre tradizioni dovrebbe mai sentirsi sgradito in questo Paese”.

Insomma, non si può certo dire che il rapporto tra la Haley e Trump sia stato sempre semplice. Tuttavia, la scelta, da parte del Presidente, della governatrice della South Carolina per ricoprire il prestigioso incarico alle Nazioni Unite sembrava preannunciare un’era di disgelo. Durante il suo primo anno, la Haley ha infatti dimostrato di essere un membro valido e degno di fiducia del gabinetto presidenziale (di cui è stata definita la “superstar”), anche nel suo ruolo di consulente sulla politica estera, e specialmente sulla questione dell’accordo con l’Iran. Ma la sua ultima presa di posizione sembra fotografare la volontà dell’Ambasciatrice di discostarsi dalla versione ufficiale fornita dalla Casa Bianca. Perché, dopo aver fatto generico riferimento alla facoltà delle donne di denunciare qualsiasi uomo le molesti, riferendosi a Trump ha poi specificato più precisamente: “So che è stato eletto. Ma le donne dovrebbero sempre sentirsi libere di denunciare. E noi dovremmo essere disposti ad ascoltarle”.

Così, in questo risveglio di coscienze collettivo che non sembra guardare in faccia nessuno – neppure i grandi nomi di Hollywood -, anche il Presidente rischia di rimanere malamente impigliato nella rete. E le tre donne intervistate al “Today show” sono solo le ultime di una lunga serie. La scorsa settimana, ad esempio, a parlare era stata Juliet Huddy, ex conduttrice di Fox News, che accusò il tycoon di averla baciata sulle labbra in un ascensore tra il 2005 e il 2006. Avance che, ha dichiarato, allora non la sconvolse più di tanto, ma che, con il senno di poi, avrebbe certamente rifiutato. La situazione, insomma, ha tutti gli elementi per diventare esplosiva. A maggior ragione se si pensa che la rivista “Time”, un anno dopo aver scelto proprio il tycoon come “persona dell’anno”, per il 2017 ha messo in copertina i volti delle donne del movimento #MeToo. Movimento che, per le dimensioni che sta assumendo il fenomeno, pare destinato a inguaiare anche il Presidente.

Ora, la prossima bomba potrebbe scoppiare domani in Alabama. Perché la sorte di Moore saprà preannunciare molto di quella del Presidente stesso. Nel caso meno probabile e più eclatante, una sconfitta dell’ex giudice potrebbe essere profetica della sventura che attenderà il Commander-in-Chief in persona, in quel caso probabilmente prossimo a essere malamente scaricato dal proprio stesso partito. Ma anche l’eventualità ancora più probabile – e cioè quella di una entrata al Senato del candidato conservatore – darebbe inizio a un’infuocata battaglia politica da parte dei Democratici, forti della posizione intransigente che hanno tenuto con il senatore Al Franken. Il quale non a caso, e molto opportunamente, quasi a preannunciare l’inattaccabile argomento che sostanzierà la strategia dem, ha osservato: “Io, tra tutti, sono consapevole che c’è una certa dose di ironia nel fatto che io sto lasciando il mio incarico, mentre un uomo che si è vantato della sua storia precedente di molestie sessuali siede allo Studio Ovale”. E a quel punto, anche per “quell’uomo” sarà difficile non dover fare i conti in prima persona con l'”uragano rosa” che lo ha investito in pieno.

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