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Omicidio Rostagno: sul giornalista antimafia ancora misteri, ma niente verità

Il processo sull'uccisione di Mauro Rostagno, ucciso il 26 settembre 1988, non è ancora concluso: e in Appello è cambiato tutto

di Serena Marotta

Mauro Rostagno (Foto da: stampacritica.org)

La Corte d'Assise d'Appello di Palermo ha infatti assolto Vito Mazzara (che era stato condannato in primo grado), come esecutore materiale dell'omicidio di Mauro Rostagno. Un giornalista scomodo che stava indagando, tra le altre cose, anche sul delitto del commissario di poliizia Luigi Calabresi. Confermato l'ergastolo invece per il presunto mandante dell'omicidio, Vincenzo Virga

Secondo i giudici non è Vito Mazzara il killer che ha ucciso il giornalista Mauro Rostagno. È quanto stabilito lunedì 19 febbraio dalla Corte di Assise d’Appello di Palermo. Vito Mazzara è stato assolto dunque, ribaltando la sentenza di primo grado. Mentre è stato confermato l’ergastolo per Vincenzo Virga, cioè il mandante dell’omicidio. Facciamo un passo indietro. Il 13 maggio 2016 comincia a Palermo il processo d’appello per l’omicidio del giornalista Mauro Rostagno. Mauro Rostagno viene assassinato a 46 anni il 26 settembre del 1988. È tardi, quella sera, Mauro saluta i colleghi e lascia la redazione della tv. Sale sulla sua Duna con lui c’è una giovane assistente, Monica Serra. Per strada, lungo il viottolo che conduce alla Saman, a Lenzi, in provincia di Trapani, è vittima dell’agguato: il killer lo fredda con un fucile a pompa calibro 12 e una pistola calibro 38. Mentre la giovane al suo fianco si salva rannicchiandosi ai piedi del sedile. Ma chi è Mauro Rostagno? Mauro Rostagno nasce a Torino il 6 marzo del 1942. Figlio di dipendenti della Fiat, decide di sposarsi giovanissimo: a soli 19 anni, dopo essersi diplomato al liceo scientifico. Dal matrimonio nasce Maddalena, poco dopo Mauro lascia la moglie e l’Italia.  Si trasferisce in Germania, poi in Inghilterra ma ha nel cuore un desiderio, cioè quello di fare il giornalista. Così torna in Italia e a Trento si iscrive alla facoltà di Sociologia. Nel 1966 diventa uno dei leader del Movimento degli studenti. Quindi fonda Lotta Continua, un movimento politico dall’ideologia comunista. Si laurea con il massimo dei voti nel 1970.

Nel ’76 si scioglie Lotta Continua. Da Trento va via e si trasferisce a Milano, dove diventa uno degli animatori del circolo culturale per la sinistra alternativa, Macondo. Locale che, secondo la polizia non è il luogo dove si parla di politica ma anche dove si spaccia droga, così viene chiuso. Concluso il periodo milanese, Mauro si trasferisce con la compagna Chicca Roveri in India.

Nel 1981 Rostagno e la sua compagna si trasferiscono in Sicilia ed è qui, in provincia di Trapani, che fonda la Saman, una comunità terapeutica per il recupero dei tossicodipendenti e degli alcolizzati. Contemporaneamente si dedica al suo sogno, quello di fare il giornalista in una tv privata: Rtc. Il suo tg parla di mafia, di mafiosi, di affari, ma anche dei problemi della gente comune. Mauro collabora con la tv sino alla sera di quel 26 settembre del 1988, giorno in cui viene assassinato. Le indagini seguono immediatamente la pista interna a Saman, al lavoro giornalistico che Mauro Rostagno stava facendo, tra cui delle indagini legate al delitto del commissario di polizia Luigi Calabresi. Poi la testimonianza di due collaboratori di giustizia. I due collaboratori di giustizia indicano Cosa Nostra come il mandante del killer del giornalista. E ancora, si indaga sul movente: un connubio tra “poteri forti”, mafia, massoneria, p2, gladio, servizi segreti “deviati” ed esercito italiano.  Poi a distanza di due anni dalla sentenza di primo grado: 67 udienze, 144 testi e 4 perizie, si arriva alla condanna dei due mafiosi trapanesi: Vincenzo Virga, come mandante dell’esecuzione e Vito Mazzara il killer. Quindi la sentenza di lunedì: «E’ stata dura – dice l’avvocato Vito Galluffo, che difende Mazzara con il figlio Salvatore – ma abbiamo azzerato i risultati farlocchi dell’esame del Dna che in primo grado avevano inchiodato Mazzara». In primo grado i giudici scrivono così: «L’omicidio di Mauro Rostagno era volto a stroncare una voce libera e indipendente, che denunziava il malaffare, ed esortava i cittadini trapanesi a liberarsi della tirannia del potere mafioso, era un monito per chiunque volesse seguirne l’esempio o raccoglierne l’appello, soprattutto in un’area come quella del trapanese dove un ammaestramento del genere poteva impressionare molti». Intanto la sorella del sociologo e giornalista, Carla parla di «sentenza illogica» e ammette di essere delusa.

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