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Weinstein in manette, De Blasio shock: Ora tocca al presidente Trump

Il sindaco di New York si domanda perché, viste le tante denunce contro di lui, Donald Trump non stia ancora subendo lo stesso destino del produttore

Harvey Weinstein si consegna alla polizia di New York, con due volumi sotto braccio (Ansa).

Oltre alle reazioni entusiastiche delle tante donne che lo hanno denunciato, uno dei commenti più forti e politicamente rilevanti all'epilogo del caso Weinstein è giunto dal sindaco Bill De Blasio. Che, in un'intervista alla radio WNYC, ha sottolineato la lentezza del processo che ha portato all'arresto del produttore, ma soprattutto si è chiesto perché ancora non c'è un'indagine a carico di Donald Trump, che pure tante donne hanno accusato

Harvey Weinstein, il volto contratto in un indecifrabile sorriso.

“Ti abbiamo preso, Harvey Weinstein, ti abbiamo preso”. È stata questa la reazione di Rose McGowan, una delle prime attrici a denunciarlo, alla notizia dell’arresto, a New York, del celebre produttore cinematografico statunitense, il cui caso ha scoperchiato un autentico vaso di Pandora, che ha dato inizio al movimento #MeToo. Weinstein si è presentato spontaneamente al commissariato di Lower Manhattan, giacca scura e gilet azzurro, con sotto braccio due libri: il primo, una biografia di Elia Kazan, personaggio cult della vecchia Hollywood, regista di film premio Oscar, ma anche figura controversa per i liberal americani visto che, nel 1952, testimoniò davanti alla Un-American Activities Committee indicando alcuni personaggi di Hollywood come “comunisti”; il secondo, Something Wonderful: Rodgers and Hammerstein’s Broadway Revolution, di Todd Purdum, la storia di un impresario di successo nel mondo dello spettacolo. Scelte, chiaramente, oculatissime.

Immagine che ha tutte le carte in regola per passare alla storia, e non solo perché il caso è diventato il simbolo della lotta delle donne contro ogni genere di molestia, aggressione, ricatto o abuso sessuale, tanto comuni in diversi ambienti professionali e non solo. A colpire, della fotografia che tutti i principali giornali del mondo hanno ripreso, è l’indecifrabile sorriso in cui è contratto il volto di Weinstein, rigorosamente in manette, mani dietro alla schiena. Un sorriso ingiustificato, a differenza di quello che avrà illuminato le tante donne che sono state sue vittime e lo hanno denunciato, e che oggi avranno sentito di aver ricevuto giustizia. Una è stata proprio la McGowan, ma, su Twitter, è decisamente in buona compagnia.

Reazioni di sollievo, gioia, speranza, di fronte a un’immagine che fino a qualche tempo fa sarebbe stata quasi impossibile da vedere lì, sui giornali e sugli schermi televisivi di tutto il mondo: uno dei re di Hollywood, che, stando a quanto è emerso, si è sempre arrogato ogni diritto sulle donne che ha incrociato durante il suo percorso, in manette di fronte agli occhi dell’intero globo terrestre.

Ma questa storia rimanda a un’altra storia. Una storia più grande, dalle conseguenze ancora più esplosive di quella di Weinstein, perché coinvolge l’uomo più potente della terra. A parlarne è stato, questa mattina, il sindaco di New York Bill De Blasio, durante l’intervista rilasciata alla Radio WNYC. Intervista che molti hanno ripreso per il duro attacco, contenuto in essa, ai media mainstream, praticamente descritti come servi delle corporation più che degli interessi dei lettori. Una denuncia certamente degna di attenzione, ma il punto che interessa a noi della Voce, in questa sede, non è quello. Perché De Blasio, sull’epilogo del caso Weinstein, ha avuto forse la reazione in assoluto più forte, e più politicamente rilevante.

Bill De Blasio.

Alla domanda se l’arresto sia arrivato troppo tardi, il sindaco di New York ha sostanzialmente confermato questa impressione: “Il fatto che ci sia voluto tanto tempo non è una cosa positiva”, ha detto. De Blasio ha aggiunto di non avere avuto il controllo del District Attorney, ma di aver appurato che la Polizia ha preso la questione “molto seriamente”. Ancora più rilevante, però, è la seconda osservazione del primo cittadino di New York. Perché, si è chiesto, quello che stiamo vedendo accadere a Weinstein non lo stiamo vedendo succedere al Presidente degli Stati Uniti? “Ci sono state tante donne che lo hanno accusato di molestie sessuali, e ancora non c’è un’indagine in corso”, ha rilevato il Sindaco. Sottolineando come, nonostante siano tutti focalizzati sul Russiagate, lo scandalo sessuale possa invece costituire, visto l’esempio di Weinstein, il vero grosso problema di Trump.

Noi della Voce ve lo avevamo già detto mesi fa: più che il Russiagate, è il caso “sexual harassment” a poter rappresentare la “pistola fumante” pronta a fare fuoco contro il Commander-in-Chief. Le parole di De Blasio hanno in qualche modo confermato questa impressione. Ma hanno anche rilevato come, ad oggi, le denunce di tante donne contro Trump stiano in qualche modo ancora galleggiando nell’aria, potenzialmente esplosive ma ancora sostanzialmente inerti. Ciò non esclude che, con il tempo, anche il Presidente debba però affrontare un destino simile a quello di Weinstein: che è stato messo al palo, come giustamente ha sottolineato De Blasio, innanzitutto grazie a un imponente “ground movement”, un movimento nato e montato dal basso, che ha polarizzato l’opinione pubblica, ma soprattutto ha fatto sì che quelle denunce non potessero, in nessun caso, cadere nel vuoto. E se il movimento #MeToo attenderà anche The Donald al varco, chissà che la previsione che facemmo mesi fa non finirà per essere confermata.

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