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Migranti: tutti addosso a Trump il terribile, ma quando c’era Obama tutti zitti

Non amo vedere bambini che piangono, ma i confini esistono per essere rispettati. Altrettanto le leggi. Altrimenti vivremmo in anarchia

Sarebbe grandioso se tutto ciò potesse prender vita senza alcun intralcio ideologico, ma questa è utopia. Sarebbe il minimo, nei confronti di quei bambini che piangono, se i democratici per una volta non usassero lo strumento mediatico per fini elettorali. Sarebbe incredibilmente americano se l’America dimostrasse al mondo come si possa coniugare leggi e accoglienza, diritti e doveri, per tutti

Alla fine ha usato i suoi poteri di Presidente per porre fine ad una polemica per troppi versi ipocrita e che aveva ben pochi sentimenti. Ma è giusto così.

Io che sono un trumpiano della prima ora, non voglio e non posso accettare quelle immagini strazianti di bambini che piangono nel mentre vengono strappati dalle braccia dei genitori. È un qualcosa di immorale oltre che di inumano. È un qualcosa che va contro i miei principi.

Ma c’è una grande differenza tra me e quei liberal che oggi si strappano i capelli dinanzi la tv: io quelle immagini non le accettavo nemmeno negli anni addietro quando, sotto l’amministrazione Obama, ben mezzo milione di immigrati illegali vennero rimpatriati nei rispettivi Paesi di provenienza e di bambini che piangevano a dirotto nessuno ne parlava. Eppure, se ben ricordo, i modi usati da quel Presidente che tutto poteva perché nessuno osava batter ciglio alle sue scelte (altrimenti giù un fiume di parole, da razzista a fascista, da bifolco ad ignorante, e così via), non erano modi poi così gentili. Anzi.

Ricordo incursioni notturne della Swat in migliaia di case alla ricerca di clandestini che si erano macchiati di crimini, ma anche un clima da caccia alle streghe nella stragrande maggioranza delle periferie americane. Del resto io ci abitavo in una di quelle periferie, precisamente a Bushwick, zona portoricana nel cuore di Brooklyn, e al semplice passaggio della polizia ricordo gente correre in modo disperato alla ricerca di un posto dove nascondersi. Ricordo anche una notte in particolare, in cui fu compiuto quel che si può considerare un “rastrellamento”, in cui vennero prelevati una decina di elementi mai più rivisti in zona. Eppure eravamo nella “accoglientissima” New York di Bloomberg prima e di De Blasio poi.

Ma accadeva sotto Obama, nessun media poteva osare pubblicare quelle immagini che mi colpivano allora e mi colpiscono oggi.

Oggi c’è Trump ed ogni pretesto è buono per accendere un incendio mediatico che poi puntualmente si spegne, ma soltanto dopo mesi di offese e derisioni, di ventilati stati d’accusa e lezioni di moralità.

Io, che non mi reputo un’ipocrita, non amo vedere bambini che piangono. Ma nemmeno amo vedere i confini nazionali ridotti ad una fetta di formaggio svizzero, in cui chiunque si può sentire in diritto di attraversarli senza alcun controllo e, cosa più importante, senza alcuna sanzione.

I confini esistono per essere rispettati. Altrettanto le leggi. Altrimenti vivremmo in anarchia. Io, che nella vita mi occupo di sicurezza e non di fare politica, scialbo di ogni ideologia posso dire che confini più forti innalzano spaventosamente il livello generale di sicurezza nazionale.

In America vige un processo migratorio ben serrato e fatto di diversi capitoli, Visto/Green Card/Cittadinanza, che richiede anni di duro lavoro, tanti soldi e infinita pazienza. Qualsiasi immigrato come il sottoscritto sa bene di cosa parlo. Ecco perché trovo inaccettabile il doppio pesismo di media, democratici, attori, starlette, artisti e radical chic di vario genere, su una questione così delicata e centrale nell’odierno dibattito politico americano.

C’era da aspettarselo in vista delle elezioni di midterm un attacco simile e, mi viene da dire, Trump se la poteva pure evitare, specie se considero come è andata a finire.

Ma il punto è un altro. Il punto è che non è finita.

Trump e Sessions vogliono, a mio avviso giustamente, una stretta sui tanti, troppi buchi presenti oggi in materia di immigrazione in America. Vogliono un muro che, qualcuno ipocritamente dimentica, è stato tirato su mattone dopo mattone, dai vari Bush, Clinton e Obama. Vogliono leggi forti e ci mancherebbe altro.

Il congresso è al lavoro proprio su questo, per trovare una quadra che comprenda il futuro dei Dreamers, degli immigrati illegali, dei confini nazionali e dei valori fondanti degli Stati Uniti, tra cui l’accoglienza.

Sarebbe grandioso se tutto ciò potesse prender vita senza alcun intralcio ideologico, ma questa è utopia. Sarebbe il minimo, nei confronti di quei bambini che piangono, se i democratici per una volta non usassero lo strumento mediatico per fini elettorali. Sarebbe incredibilmente americano se, anche questa volta, l’America dimostrasse al mondo come si possa coniugare leggi e accoglienza, diritti e doveri, per tutti senza esclusione alcuna.

Ma qui c’è Trump di mezzo, mica il premio Nobel Obama che tutto poteva e tutti tacevano. Qui c’è un’elezione alle porte, si cavalca ogni mezzo per prendere voti. Persino lacrime di bambini innocenti che, loro malgrado, vengono trasformate in flyers di partito per poi essere date in pasto agli elettori.

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