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Genova, quelle critiche a Renzo Piano mentre l’Italia affonda nelle sabbie mobili

Da quando l'architetto genovese ha presentato un'idea per il nuovo ponte sul Polcevera, sono iniziate le polemiche. Ma il tempo delle chiacchiere sta finendo

Il ponte Morandi dopo il crollo (foto Wikipedia).

In molti non hanno gradito il gesto di Piano perché preferirebbero che il ponte venisse progettato da un ingegnere e non da un architetto. C’è poi un grande filone di architetti e ingegneri che si cimenta nel grande sport nazionale: io l’avrei saputo disegnare meglio. Ci sono architetti arrabbiati perché Piano è ricco e quindi può permettersi di fare certi regali togliendo lavoro ai professionisti genovesi...

Renzo Piano (foto Wikipedia).

Mentre i politici discutono sterilmente e polemizzano da settimane, un genovese illustre ha presentato un’idea per il nuovo ponte sul Polcevera. Alcuni giorni fa, l’architetto Renzo Piano ha avuto un incontro con il governatore ligure e commissario delegato all’emergenza Giovanni Toti, e il sindaco Marco Bucci, nella sede della Regione Liguria.

L’architetto ha portato con sé un plastico di un nuovo ponte e della zona sottostante. La struttura è nel complesso molto lineare e pulita e priva di alcuna “strallatura”, cioè di strutture di sostegno che sovrastino la carreggiata, con il peso sostenuto interamente dai piloni. Sulla parte superiore vi sono 43 pali d’illuminazione, tante quante sono le vittime del crollo del vecchio Morandi, che renderebbero la nuova opera un memoriale per ricordare le vittime del disastro del 14 agosto, visibile in tutta la vallata.

Piano ha parlato da cittadino autorevole di una città nota da sempre per la sua fierezza: “C’è un impegno morale a fare in modo che il nuovo ponte porti con sé i tratti della genovesità, della qualità e anche un pò della nostra parsimonia. Deve esserci il ricordo di una tragedia e il suo elaborarsi nel tempo. Sono 14 giorni che non smetto di pensarci”.

Secondo Renzo Piano, per Genova “serve un progetto di rinascita, di riscatto per tutta l’area colpita. Non c’è solo un ponte da ricostruire, ma un pezzo di città in trasformazione da ridisegnare”.

L’architetto sostiene che “questo è il classico caso in cui serve un concorso aperto a tutti: architetti, paesaggisti, ingegneri. Quello del ponte è un tema che tocca tutti e tutte le corde: da quella tecnologica a quella poetica. Ho fatto qualche schizzo, ma è soltanto l’inizio”.

Aggiunge Piano, “La parte di città colpita dal crollo è fatta di aree industriali e ferroviarie parzialmente dismesse e comunque in trasformazione. Urbanisticamente è molto interessante. Dobbiamo cogliere l’opportunità per riscattare questo pezzo di Genova e quindi tutta la città”.

“Le città fanno questo, crescono costruendo sul costruito. È un grande tema che non è associato soltanto al ponte crollato. Il paradosso è che per questa periferia c’era un progetto finanziato, ma il Parlamento con il Milleproroghe ha rinviato al 2020 i fondi stanziati per il piano nazionale delle periferie”.

“Bisogna che la città ritrovi orgoglio e riscatto”, ha detto ancora Piano, “bisogna ricostruire questo ponte e ripensare l’intera area della val Polcevera. Sia però chiaro che si tratta di un’opera corale, e non intendo sostituirmi a nessuno, né agli ingegneri né agli architetti che saranno chiamati per concorso a lavorare sul contesto urbano. Siamo appena all’inizio, ma sono certo che questo sarà un momento di grande energia e di riscatto per la città”.

L’architetto Piano ha concluso, “spero di essere utile. Non credo ai tempi record per la ricostruzione, credo nei tempi giusti, bisogna fare presto ma non in fretta”.

Al termine dell’incontro, il governatore Toti ha dichiarato : “Renzo Piano si è offerto volontariamente, da genovese competente nel campo, di regalare alla città un progetto per il rifacimento del ponte Morandi. Noi abbiamo accettato volentieri l’aiuto, qualche idea ce l’ha già proposta”.

In un’intervista al Guardian Piano ha spiegato che: “Un ponte è un simbolo e non dovrebbe mai cadere, perché quando un ponte cade, i muri si alzano. Quindi non è solo fisico ma metaforico. I muri sono cattivi, non dobbiamo costruire muri, ma i ponti, che sono buoni, creano collegamenti “.

È doveroso ricordare che Renzo Piano, le cui opere più significative includono lo Shard a Londra, la Times Tower, sede del New York Times a New York, l’Auditorium Parco della Musica a Roma, non è un personaggio qualunque ma è stato riconosciuto come uno degli architetti più importanti nel mondo. Alla luce di questo innegabile dato di fatto, è sorprendente che il governo italiano non abbia pensato fosse il caso di ringraziarlo per la sua collaborazione.

Ancor più paradossale il fatto che un popolo di santi, poeti, navigatori, e ora anche di ingegneri civili, si siano messi a disquisire sui social media sul progetto che Piano ha regalato alla città.

Il progetto di Renzo Piano (Secolo XIX).

Il sito nextquotidiano.it ha fatto una cernita di alcuni di questi interventi.

In molti non hanno gradito il gesto di Piano perché preferirebbero che il ponte venisse progettato da un ingegnere e non da un architetto, e non si fidano dei calcoli strutturali.

C’è poi un grande filone di architetti (veri) e ingegneri esperti nella sorveglianza dei cantieri stradali che si cimenta nel grande sport nazionale: io l’avrei saputo disegnare meglio. Ci sono architetti arrabbiati perché Piano è ricco e quindi può permettersi di fare certi regali (che anche i ragazzini con i Lego saprebbero fare) togliendo lavoro ai professionisti genovesi che non sanno come arrivare a fine mese.

Altri “esperti autoproclamati sul web dicono che quel progetto in fondo è “una sopraelevata semplicissima” e che non ci voleva certo un architetto per progettarlo. Bastava al limite il nipote che si è diplomato giusto questa estate all’istituto per geometri e che è in cerca della prima occupazione.

C’è pure chi dubita sia davvero un’opera di Renzo Piano, di sicuro l’ha fatto qualche ingegnere “a libro paga” e lui se ne sta prendendo i meriti.

(…) Una nutrita schiera di immaginari architetti, designer e ingegneri ritiene che non ci sia nulla di geniale nel progetto del grande ‘genio’. Anzi, “anche io sarei capace di farlo”. E visto che sono capaci tutti ecco c’è chi dopo una ricerca su Google scopre che anche in Cina sanno fare i ponti (tu guarda..) e che quindi sarebbe meglio farlo fare ai cinesi. “Su Alibaba ho visto un ponte in vendita a partire da 19 euro e 99. È un modellino ma nulla ci vieta di ingrandirlo e copiarlo”.

Altri si chiedono come abbia fatto Piano a progettare un ponte in 14 giorni e abbia potuto rivolgersi direttamente al Presidente della Regione. Cosa c’è dietro? Quali scandalosi profitti spera di trarne? “Visto che è un’artista che non ha mai fatto niente per niente quanto pensa di sfilare con questo progetto?”. Insomma la regola aurea dell’ingegnere di Facebook è il famoso detto andreottiano “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.

Altre professioniste da tastiera dell’ingegneria civile non riescono ad essere altrettanto civili ed educate. Piano è il solito architetto radical chic che ci propina “un progetto a cazzo” che fa “impazzire gli ingegneri e lievitare tempi e costi”, sentenzia Marcella su Twitter che ci spiega che “il ponte non è un’opera d’arte, è un ponte” (visti i francesismi deve essere una lontana parente di Jacques de La Palice).

Attacca Piano anche l’architetto Eleonora Carrano, nel suo blog sul sito de ilfattoquotidiano.it: “Non commuove né convince la generosa offerta del senatore Renzo Piano; che, in assenza di un pensiero sistemico e di investimenti strutturali, offre un suo progetto per il nuovo ponte, un lavoro a titolo gratuito, in continuità con quello che lo studio ha fatto per Genova, a partire dalle Colombiadi’ (chissà cosa ne pensa il Consiglio Nazionale degli Architetti Cnappc, di questa offerta a titolo gratuito).

Non ci risulta che Renzo Piano – senatore della Repubblica dal 2013, che in questi cinque anni avrebbe potuto usare il suo ruolo per  aiutare non solo Genova, ma l’Italia tutta – abbia presentato  un solo testo di legge che potesse scongiurare queste catastrofi e questi lutti; non ci risulta che si sia fatto promotore di una politica pubblica per le città per superare l’inefficacia della strumentazione urbanistica vigente (se escludiamo l’impegno di occuparsi del tormentato territorio delle periferie italiane, teorizzandone “il rammendo”, di cui peraltro si  è perso il filo). Di più: le presenze in Senato di Renzo Piano sono pari al 0,04%; il senatore a vita è stato presente in aula 8 volte su 17897 votazioni.

Piano dichiara di volersi mettere a disposizione della sua Genova, ‘per dare una mano’: ieri l’incontro in Regione con la presentazione di un plastico, ‘uno schizzo’, ‘un’idea di ponte’ una  non-idea progettuale (ma incredibilmente ricco di dettagli e suggerimenti per essere un ‘non-progetto’) ma che ‘sia chiaro, sarà un’opera corale perché non voglio sostituirmi né a ingegneri né ad architetti che saranno chiamati a lavorare sul contesto urbano’, ha aggiunto.

Non vorrei essere accusata di ingratitudine. Per questo dico grazie a Renzo Piano: aiuti la Sua Genova e l’Italia tutta. Ma gli suggerirei di farlo da senatore e non da architetto-archistar; faccia un passo indietro come progettista e promuova un testo per una legge per l’Architettura, incoraggiando il concorso di progettazione; in questo modo favorirà il reale interesse della collettività e potrà sostenere la ripartenza del Paese”.

C’è chi pensa che la costruzione del Ponte Morandi e tante altre grandi opere, viarie e di ogni genere, siano stati momenti rappresentativi dell’Italia degli anni 60 e 70, quando il paese cresceva e c’era la speranza di un futuro migliore per tutti.

Altrettanto, dicono, il crollo del ponte Morandi e di almeno altri 5 ponti in giro per l’Italia,  di cavalcavie, tribunali e scuole, e da ultimo il tetto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, a due passi dal Campidoglio, a Roma, siano rappresentativi di un paese allo sbando.

È innegabile che nei tre mesi trascorsi dalle elezioni, il governo Lega-Movimento5Stelle non ha fatto assolutamente niente. Il Ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini, ha catturato l’attenzione dei media e del suo elettorato con continui attacchi ai migranti, mentre di fatto, il Ministro del Lavoro (collocamento ideale per qualcuno che non ha mai avuto un lavoro in vita sua) e vicepremier, Luigi Di Maio, sembra scomparso dai radar.

Un numero crescente di commentatori della politica parlano di possibili elezioni anticipate, a cavallo di quelle europee nel prossimo anno, per permettere a Salvini di capitalizzare sulla sua impressionante ascesa nei sondaggi. A prescindere da eventuali elezioni anticipate, appare chiaro che questo governo “gialloverde” non potrà mantenere nessuna delle promesse elettorali, tra cui l’eliminazione delle accise della benzina, l’eliminazione della legge Fornero, la flat tax e il reddito di cittadinanza, e che nei prossimi mesi gli elettori di entrambi i partiti di governo cominceranno ad accorgersene. Ed ecco che ci si aspetta che il governo non esiti ad utilizzare un’arma di distrazione di massa, nello specifico un crescendo di attacchi contro l’Unione Europea e l’euro, rappresentati rispettivamente come il nemico acerrimo dell’Italia e la causa di tutti i suoi guai finanziari.

In ogni caso, il tempo delle chiacchiere sta per finire. Nell’ultima settimana di settembre l’esecutivo gialloverde è atteso al primo esame concreto, dovendo presentare al Parlamento la Nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza che riassume obiettivi e interventi del governo in tema di conti pubblici.

E intanto, dalla metà di maggio, quando ha cominciato a prendere forma il nuovo governo, la differenza di rendimento tra i Btp decennali e i bund tedeschi di pari durata, meglio nota come spread, è quasi raddoppiata e si trova intorno ai 260-270 punti. Questo significa che il costo del debito pubblico italiano è in netto aumento. Se gli investitori dovessero convincersi che il governo Conte non è in grado di tenere sotto controllo la spesa pubblica, va dato per scontato che aumenterebbe ancora, e di molto, la pressione sui tassi dei titoli di Stato italiani.

In passato, nel tentativo di arginare il deficit, i governi hanno effettuato tagli significativi agli investimenti pubblici. Nel contesto attuale, questa strategia costituirebbe un problema insormontabile per un Paese che, come si è capito in modo chiaro e innegabile dopo il crollo del Ponte Morandi, ha un disperato bisogno di risorse per aggiustare strade, ponti e gallerie.

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