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“No Collusion, No Obstruction”: il rapporto Mueller sul Russiagate secondo Barr

Il ministro della Giustizia Barr ha tenuto una contestata conferenza stampa prima di consegnare il report sul Russiagate al Congresso e al pubblico

Barr ha ripetuto più volte quanto aveva già avuto modo di affermare nel documento compilato il mese scorso al termine delle indagini del Procuratore: Mueller non ha trovato evidenze certe di collusione o cospirazione tra Trump o membri dello staff della sua campagna e il Governo russo sui tentativi di Mosca di influenzare l'esito delle elezioni presidenziali (tentativi, invece, accertati), né su attività di ostruzionismo alla giustizia compiute dal Presidente durante l'investigazione.

Dopo due anni di investigazioni e la consegna, lo scorso 22 marzo, del report sul Russiagate compilato dal procuratore speciale Robert Mueller al Dipartimento di Giustizia, questa mattina il ministro della Giustizia William P. Barr ha tenuto una contestata conferenza stampa sulle conclusioni del rapporto, prima di consegnarlo a sua volta a Camera e Senato e di renderlo pubblico sul sito del Dipartimento stesso. Secondo i democratici, in effetti, non sarebbe stato opportuno tenere una conferenza stampa – che avrebbe potuto “orientare la lettura” del report – prima della sua consegna al Congresso. Ad ogni modo, Barr ha ripetuto più volte quanto aveva già avuto modo di affermare nel documento compilato il mese scorso al termine delle indagini del Procuratore: Mueller non ha trovato evidenze certe di collusione o cospirazione tra Trump o membri dello staff della sua campagna e il Governo russo sui tentativi di Mosca di influenzare l’esito delle elezioni presidenziali (tentativi, invece, accertati), né su attività di ostruzionismo alla giustizia compiute dal Presidente durante l’investigazione. Ma andiamo per ordine.

Le interferenze russe
Barr ha parlato di due principali sforzi del Governo russo di interferire nel risultato delle presidenziali 2016: una campagna sui social media e un’operazione, ordinata dal Cremlino, di hackeraggio di account e-mail dei democratici, conclusasi poi con la pubblicazione dei documenti rubati su piattaforme intermediare, in primis Wikileaks. Tuttavia, ha specificato, il report “non ha stabilito che membri della campagna di Trump abbiano cospirato o si siano coordinati con il Governo russo in queste attività di interferenza elettorale”. La “collusione” dello staff dell’allora candidato repubblicano con Wikileaks nella pubblicazione del materiale hackerato, ha puntualizzato, non è da considerarsi illegale.

Ostruzione alla giustizia
Quanto all’eventualità che il presidente Trump abbia cercato di impedire il corretto svolgimento delle indagini, Barr aveva già detto, nel documento pubblicato lo scorso mese, che su questo punto il procuratore Mueller non aveva espresso giudizi, rimettendoli al Dipartimento di Giustizia. Mueller, in particolare, aveva ritenuto che “se questo rapporto non conclude che il Presidente abbia commesso un crimine, neppure lo esonera dall’accusa”. Il Dipartimento di Giustizia, a quel punto, aveva “assolto” il Commander-in-Chief. E durante la conferenza stampa, Barr ha ribadito che Trump, di cui sono stati esaminati 10 episodi di potenziale ostruzionismo, “non ha adottato comportamenti che abbiano in effetti privalo il Procuratore Speciale di documenti e testimonianze necessarie a completare la sua investigazione”. Il Ministro ha invece giustificato le azioni compiute dal Presidente, giustificandole con il suo stato di frustrazione e ira rispetto a una indagine che “lo scrutinava ancora da prima che entrasse in carica”. A suo avviso, insomma, le evidenze presenti nel report non sarebbero sufficienti ad affermare che il Presidente ha in effetti fatto ostruzione alla giustizia.

Revisione del rapporto
Barr ha confermato che solo informazioni considerate classificate, ad esempio a protezione della privacy di persone non indagate e di inchieste ancora in corso, sono state censurate nel rapporto, e ha affermato che il documento nella sua versione finale è stato preventivamente visionato dalla Casa Bianca e dagli avvocati di Trump. Il Presidente ha però deciso di non utilizzare il privilegio esecutivo e di dare il via libera per la pubblicazione senza far apportare ulteriori modifiche. Il ministro della Giustizia ha anche annunciato la decisione di sottomettere il report integrale e non modificato, fatto salvo per le informazioni che non possono essere condivise per legge, all’attenzione di una commissione bilaterale di democratici e repubblicani.

La reazione di Trump

I prossimi passi
Il rapporto editato sarà presto consegnato a Camera e Senato e in seguito reso pubblico sul sito del Dipartimento della Giustizia. Vi terremo aggiornati.

 

 

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