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Onore alla Prof. Dell’Aria e ai suoi studenti che con la storia difendono l’Italia

Altro che sospensioni per aver analizzato Salvini accanto al fascismo delle leggi razziali: si studiano gli errori del passato per non tornare a ripeterli

La professoressa Rosa Maria Dell’Aria è stata il capro espiatorio contro cui si è accanita una burocrazia ministeriale miope e serva, ma le vittime di questa clamorosa violazione dell’art. 33 della Costituzione (“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”) sono proprio gli studenti di Palermo ai quali l’intervento degli ispettori ministeriali fiancheggiati dalla Digos ha cercato di togliere la motivazione più vera e più bella allo studio della storia: la consapevolezza che conoscere il passato ci aiuta a capire meglio il presente e ad essere preparati per il futuro. 

Non sapevo fino all’ultimo momento se sarei riuscito a scrivere questo articolo in tempo per la scadenza della mia rubrica perché sono alle prove con la correzione degli esami finali dei miei studenti della New York University per i quali, questo semestre, ho insegnato un corso sulla storia contemporanea italiana. Poi ho pensato che avrei combinato le due attività facendo insieme a voi qualche riflessione sull’insegnamento della storia contemporanea.  Subito dopo aver mandato l’articolo ai direttori dei due giornali sui quali appare questa rubrica, ho saputo del provvedimento disciplinare inflitto contro la professoressa Rosa Maria Dell’Aria, docente di italiano e storia in un istituto tecnico di Palermo. Motivo della sospensione dal servizio per due settimane, con conseguente riduzione dello stipendio, sarebbe stata la mancata vigilanza dell’insegnante su una presentazione di un gruppo di suoi alunni che con una serie di immagini contrapposte faceva notare le somiglianze, in termine di riduzione dei diritti civili, fra le leggi razziali fasciste del 1938 e il ‘decreto sicurezza’ fortemente voluto dal Ministro dell’Interno Salvini e varato all’unanimità da questo governo.

La sanzione è stata comminata da funzionari del Ministero dell’Istruzione, per conto del Ministro Bussetti, leghista come Salvini. Una notizia così grave esattamente sullo stesso argomento del quale avevo appena finito di scrivere mi ha convinto a rivedere l’articolo e questo è il motivo per cui sulla Gazzetta di Mantova in edicola ieri c’è una versione diversa di questo testo.

Ma torniamo ai miei studenti che, in questo corso sono pochi sia perché il corso è tenuto in italiano (letture, esami, lezioni) e quindi si rivolge quasi esclusivamente a laureandi e anche perché i corsi più gettonati nel nostro dipartimento continuano ad essere, centinaia di studenti iscritti, quelli sui grandi autori della nostra letteratura: Dante e Machiavelli in testa.

In Italia, qualche mese fa è scoppiata una vivace polemica riguardo alla decisione del Ministro dell’Istruzione (ahimè non più ‘Pubblica’ come ai miei tempi) di togliere il classico tema di storia dall’esame di maturità.  Il ministro leghista ha poi cercato di spiegare, senza gran successo che la storia rimane presente tra le altre modalità di scrittura previste per la prova di italiano. Se avete sostenuto l’esame di maturità più di dieci anni fa, vi suggerisco di non cercare neanche di capire questa distinzione perché risulta alquanto bizantina per le nostre menti, ma di questa faccenda il Ministro Bussetti non ha colpa. La polemica sulla riforma dell’esame ha riportato inoltre a galla la sostanziale assenza o, per lo meno, irrilevanza della storia contemporanea dal curriculum scolastico italiano.

Fino a 12 anni fa i programmi di storia per le scuole superiori prevedevano che in quinta si studiasse la storia di Ottocento e Novecento, ma in realtà voleva dire tanto Risorgimento, un po’ di questioni dell’Italia post unitaria e, con una corsa finale attraverso la Prima guerra mondiale, la maggior parte degli studenti lasciava la scuola. Pochi insegnanti arrivavano a coprire fascismo e Seconda guerra mondiale. Quasi nessuno riusciva a parlare dell’Italia repubblicana. Con la riforma Berlinguer, si pensò saggiamente di rimediare dedicando al XX secolo tutto l’ultimo corso di storia della scuola superiore. Ma, nonostante questa riforma, il secondo dopoguerra rimane ancora quasi totalmente inesplorato nelle aule scolastiche italiane. In alcuni manuali in uso nelle nostre scuole l’intera storia repubblicana (ormai più di 70 anni) viene liquidata in una ventina di pagine.

E così, quando è toccato a me decidere quale storia contemporanea italiana insegnare ai mie studenti dall’altra parte dell’oceano, ho deciso, senza esitazione, che avrei iniziato col ’45 e avrei finito ai giorni nostri e così ho fatto. Certo, ho dedicato 3 settimane alla Costituente e alla Costituzione. I miei studenti sanno cos’è il centro sinistra, il compromesso storico, la strategia della tensione, Tangentopoli, ma per i 20 anni di Berlusconi ho avuto solo una settimana striminzita e per parlare dell’ultima compagine governativa… solo l’ultima lezione.  E così nonostante le mie buone intenzioni e la mia consapevolezza, sono caduto nell’errore di generazione di docenti di storia italiani e ho dedicato una sproporzionata parte del corso alla storia più remota, accennando appena a ciò che sta succedendo oggi. Ma la scelta dell’argomento per la tesina finale mi ha consolato perché nella quasi totalità hanno scelto di discutere della storia più vicina a noi, di quella che stiamo ancora vivendo e che è più rilevante per la loro vita. E così uno ha scritto della contrapposizione tra Salvini e papa Francesco, un’altra di come l’Italia affronta oggi la questione energetica, un altro ancora ha usato il calcio, con gli esempi di Maradona e Balotelli, come metafora delle dinamiche razziste presenti nel paese. 

Ma torniamo adesso agli studenti di Palermo che hanno usato in maniera convincente un fatto storico risalente a 80 anni fa (le leggi razziali)  per far capire meglio ai loro colleghi la soppressione di diritti operata dal “decreto sicurezza’ 2018, appena arricchito da una nuova pletora di sanzioni punitive nei confronti dei migranti e di chiunque li aiuta (multe fino a €5,000 per chi salva un naufrago e lo porta a riva).  La professoressa appena condannata dal Ministero a guida leghista, ha fatto un ottimo lavoro e meriterebbe una menzione d’onore, visto che i suoi studenti conoscono la situazione socio politica di oggi e sono in grado  di usare la storia come chiave di lettura della realtà contemporanea. La storia, nonostante il motto latino è stata raramente magistra vitae, ma in questo caso direi proprio che è stato così: si studiano gli errori del passato per non tornare a ripeterli.

La professoressa Dell’Aria è stata il capro espiatorio contro cui si è accanita una burocrazia ministeriale miope e serva, ma le vittime di questa clamorosa violazione dell’art. 33 della Costituzione (“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”) sono proprio gli studenti ai quali l’intervento degli ispettori ministeriali fiancheggiati dalla Digos ha cercato di togliere la motivazione più vera e più bella allo studio della storia: la consapevolezza che conoscere il passato ci aiuta a capire meglio il presente e ad essere preparati per il futuro.  Ma io voglio sperare che loro e i loro colleghi in tutta Italia mandino un messaggio inequivocabile al Ministro dell’Istruzione e a tutto questo governo, voglio sperare che scioperino e manifestino fino a quando la professoressa Dell’Aria non verrà reintegrata in servizio con tutti gli onori.  Chiedano fieramente il diritto di continuare a capire la loro realtà odierna usando il passato perché se gli verrà impedito di farlo non avrà più senso chiedere loro di studiare la storia. Di inutili esercizi di retorica ed erudizione non sanno cosa farsene.

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