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La fabbrica “delle meraviglie” di Adriano Olivetti è patrimonio dell’UNESCO

Olivetti diede all'Italia un primato industriale consegnato ai libri di storia; oggi l'UNESCO lo riconosce patrimonio dell’Umanità

Olivetti.

Adriano Olivetti fu tacciato di essere comunista mentre affermava, scrivendo addirittura un trattato, e tutto a mano perché non sapeva usare la macchina da scrivere, di credere nel comunitarismo. La sua politica industriale e aperta alla cura dei suoi operai, fece imbestialire l’Unione Industriale tempo. Fu addirittura spiato dalla Cia. Olivetti credeva nel Sud e decise di costruire la sua fabbrica

La fabbrica dei sogni, la fabbrica di Adriano Olivetti oggi è patrimonio dell’Unesco. Vengono i brividi a pensare alla grandezza di quest’uomo tra i pochi imprenditori al mondo che aveva a cuore i suoi operai e che diede all’Italia un primato industriale consegnato ai libri di storia. Da oggi Ivrea ha un gioiello simbolo del sogno che Adriano Olivetti realizzò aprendo questa fabbrica delle meraviglie. “È con orgoglio che partecipiamo il conferimento all’Olivetti di Ivrea di Patrimonio dell’Umanità. In primo luogo perchè l’Italia, già così ricca di tanti siti Unesco di notevole interesse storico, promuove per la prima volta un complesso di archeologia industriale, strutture che al loro interno comprendono edifici ottocenteschi, altri della metà del secolo scorso e la chiesa di San Bernardino, preziosissima per i suoi affreschi quattrocenteschi. In secondo luogo perchè la geniale impresa di Adriano Olivetti lega Ivrea a Pozzuoli. La ex Fabbrica flegrea resta un ineguagliato gioiello architettonico, oltre che una realtà di aziende e di istituti di eccellenza tecnologico scientifica: lavoriamo con progetti congiunti per dare sviluppo alle città olivettiane, nel senso di comunità e di accoglienza che contraddistingue ancora oggi l’eredità olivettiana  ha dichiarato l’Assessora alla Cultura Mariateresa Moccia Di Fraia.

La fabbrica più bella del mondo dove non c’erano muri ma vetrate, dove gli operai potevano guardare uno dei golfi più belli al mondo e non lavorare come topi a mezza luce tra pareti e l’odore malsano dei posti chiusi.

Adriano Olivetti fu tacciato di essere comunista mentre affermava, scrivendo addirittura un trattato, e tutto a mano perché non sapeva usare la macchina da scrivere, di credere nel comunitarismo. La sua politica industriale e aperta alla cura dei suoi operai, fece imbestialire l’Unione Industriale tempo. Fu addirittura spiato dalla Cia. Olivetti credeva nel Sud e decise di costruire la sua fabbrica.

Correva l’anno 1951 quando diede mandato all’ingegnere Luigi Cosenza, di costruire la fabbrica. L’ingegnere Cosenza ne fece un capolavoro di architettura industriale, supportato da 4 valenti architetti. Una rarità, a pensarci bene per un ingegnere che aveva a cuore l’estetica e le forme architettoniche: a lui si deve anche la costruzione della facoltà di Ingegneria di Napoli.

La fabbrica di Pozzuoli fu inaugurata nell’aprile del 1955, Olivetti scelse di investire al Sud motivato anche dalla prospettiva di sgravi fiscali ma soprattutto per una scelta di sviluppo economico e sociale del paese. L’imprenditore consapevole che gli operai di Pozzuoli si affacciavano a un mondo sconosciuto rispetto agli operai del Nord del Paese, nel suo famoso discorso sottolineò la qualità degli uomini del Sud “gente attaccata alla propria terra e custodi indiscussi di una riserva di intenso calore umano”, sottolineando ricorda ai suoi operai che la sua Società “crede nei di valori spirituali, nei valori della scienza, crede nei valori dell’arte, crede nei valori della cultura, infine, crede, che gli ideali di giustizia non possono essere estraniati dalle contese ancora in eliminate tra capitale e lavoro. Crede soprattutto nell’uomo, nella sua fiamma divina, nelle sue possibilità di elevazione e di riscatto”.

Oggi la fabbrica delle meraviglie è patrimonio dell’Umanità, un luogo di memoria che ha fatto grande il nostro Paese. Una storia di imprenditoria evoluta e operosa il cui ricordo, che dovrebbe stimolare la politica italiana, sorda e distratta, ad occuparsi del Mezzogiorno la Questione Meridionale è un caso aperto.

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