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Trump, il bigotto razzista “Hater in Chief”, ci crede tutti idioti: è ora di cacciarlo

Dopo le sparatorie di El Paso e Dayton, nel suo discorso Trump si è presentato come colui che può salvare l'America dall'odio. Ma ci sta prendendo in giro

L’arsoniere di colpo pretende di mettersi a capo dei pompieri con un discorsetto preparato e letto male. Donald Trump, “Hater in Chief” dell’America che spara contro tutto quello che non è bianco, il presidente che per tre anni non ha mai pronunciato le parole giuste contro l’odio e il razzismo, ma anzi gli ha fatto le fusa e mostrato tutta la sua natura di uomo bigotto e senza scrupoli, ora, dopo le stragi di El Paso e Dayton, vorrebbe far credere agli americani che lui è l’uomo guida per riunire la nazione contro “il razzismo, il fanatismo, e la supremazia bianca”.

Trump da sempre pensa che gli americani, non tutti ma abbastanza per eleggerlo, siano degli idioti rimbambiti che crederebbero e approverebbero tutto quello che lui gli dirà. Lo ricordate, l’ha ammesso anche lui: potrei sparare sulla Quinta avenue, e continuerebbero a votarmi…

Ora, pretende che dopo aver sparso come la peste l’odio contro gli “invasori”, dopo aver sorriso nei comizi quando, alla sua domanda retorica “Come li fermiamo?”, gli rispondevano: “Spariamogli! Uccidiamoli!,” ecco, ora pretende che gli stessi se la bevano quando lui dice: “Ehi, non esagerate e vogliatevi tutti bene”. Lo scopo? Finalmente rappacificare un’America tormentata dall’odio che lui stesso ha aizzato? No, solo calcoli elettorali: non combinatemi troppo casini, ragazzi bianchi che mi volete tanto bene, altrimenti gli altri americani che finora si sono turati il naso ai miei discorsi di colpo si incazzano veramente e mi buttano fuori dalla Casa Bianca a calci nel sedere…

Strabiliante l’opera delle maggiori testate americane, che con i loro titoli hanno dato corda a Trump “Dr. Jekyll e Mr. Hyde”. Titoli che poi, abbiamo scoperto, il NYT ha per esempio dovuto cambiare per l’inferocimento dei suoi migliori reporter, che non potevano sopportare una presa in giro del genere.

Quando Hitler o Mussolini facevano certi discorsi e presero alla fine l’assoluto potere dopo esser stati votati da non più del 25% degli elettori (toh, più meno la stessa percentuali degli americani che hanno votato Trump), la storia si è chiesta: ma come è stato possibile un “rimbambimento” del genere da parte di popoli, soprattutto quello tedesco, che aveva espresso negli ultimi anni cultura, arte e filosofia e che di colpo si affidò ad un cialtrone paranoico come l’austriaco con i baffetti? Già, lo stesso si potrebbe dire dell’America. Altro che populismo… Siamo ancora in tempo per fermare questa deriva?

Trump-Mussolini (by Antonio Giambanco for VNY)

Trump, che dal suo account twitter così come nei suoi discorsi ha dato ampia dimostrazione di essere uno spargitore  di odio razzista come non era mai accaduto nella storia moderna degli Stati Uniti, non può ora essere considerato un commander in chief delegato a guarire le ferite che lui stesso ha approfondito in America. Sì vero, le sparatorie di massa come il razzismo sono sempre esistite nell’America anche prima che Trump fosse installato alla Casa Bianca, ma il cosiddetto “terrorismo domestico”, dal 1995 (anno dell’attacco a Oklahoma City) a oggi, quasi un quarto di secolo fa, non aveva mai raggiunto cifre simili dove la motivazione diventa  l’odio razziale. I “white supremacists”, che ci sono sempre stati da quando esistono gli Stati Uniti d’America, con Trump si sentono ringalluzziti, hanno avuto ampi messaggi dal loro capo del “Make America White Again”, e da più di due anni tirano la testa fuori, carica di odio e violenza. Da quei semplici passeggeri in metro che di colpo vediamo dire a una persona non bianca di alzarsi per cedergli il posto e “go back to your country”, a quelli che prendono un mitragliatore e vanno in un centro commerciale di El Paso dove ci sono “gli invasori” che il loro “hater in chief” ha indicato di eliminare.

Il vero discorso da “commander in chief” che all’America manca come l’ossigeno in questo momento pazzesco della sua storia, ieri lo ha fatto l’ex presidente Barack Obama, che con parole precise e senza nominare Trump (non c’era bisogno quando la verità è “self evident”), ha detto esattamente le cose come stanno. Non c’è più tempo e non si può essere così idioti da dare “il beneficio del dubbio” a uno come Trump. Razzista, bigotto e ignorante come non lo è stato mai nessun presidente. E’ giunta l’ora di buttarlo fuori dalla Casa Bianca. Prima, iniziando il più che dovuto processo di impeachment, e se necessario scegliendo il candidato o la candidata giusta che possa travolgere lui e i white supremacists, per cancellarli definitivamente dalla storia di questo ancora straordinario paese che non si arrende e difenderà la sua democrazia.

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