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9-11, giorno di silenzio. In memoria di chi soffrì e continua a farlo. E riflettere tutti

La parola nel giorno del ricordo di questa tragedia epocale bisognerebbe lasciarla a chi perse un familiare o amico. Poi dovremmo porci una domanda

9-11 per chi scrive resta il giorno in cui si dovrebbe, tutti, restar per quanto possibile in silenzio, a pensare alla memoria delle vittime di quella immane tragedia e alla sofferenza dei familiari e degli amici che da anni convivono con quel dolore. Ecco se proprio dobbiamo ascoltare qualcuno, bisognerebbe lasciare la parola a chi ha sofferto di più e resta lacerato da quel dolore. E così rifacciamo qui.

Poi si dovrebbe anche riflettere su come l’11 settembre 2001 a New York, questo evento epocale dell’umanità, ci abbia cambiati tutti: noi americani, noi italiani, noi tutti esseri umani nel mondo occidentale e non solo. Siamo diventati migliori o peggiori dopo quell’evento? Bisognerebbe oggi tutti riflettere molto su questo evento spartiacque della civiltà. Negli uffici, nelle scuole, negli ospedali, nei parchi, nelle spiagge, nelle montagne, nei treni e metropolitane, negli aerei. Già anche in aereo. E quando ovunque noi fossimo in questo momento finalmente riuscissimo a darci una risposta sincera, non politica o di convenienza, sapremo anche chi ha prevalso quel giorno. E dovremmo poi scriverlo nei libri di storia. E impararlo, bene. E trasmetterlo a chi non lo sa. E cioè se prevalsero i terroristi e la loro sete di sangue e violenza, contagiandoci tutti. O se vinse alla fine il progresso e la civiltà. E, in caso, capire come prendersi la rivincita.

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