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La lotta tra due donne nell’Arabia Saudita dei diritti alle donne calpestati

Per la prima volta si disputerà una gara di wrestling femminile e in diretta tv nel paese più oppressivo nei confronti dei diritti alle donne: svolta o solo fumo?

In un paese dove le donne possono uscire di casa solo con il permesso di un guardiano maschio, è sicuramente una notizia l’annuncio che per la prima volta si disputerà una gara di wrestling femminile in diretta tv dal King Fahd International Stadium di Riyad. Sinora infatti questo tipo di competizioni erano proibite alle atlete in Arabia Saudita, dove esiste la segregazione dei sessi e  una costante violazione dei diritti umani a partire da quelli delle donne.

Nascere donna nel regno saudita è una catastrofe. Serve ancora un permesso da un uomo della famiglia per fare cose semplicissime, come ottenere il passaporto, viaggiare, studiare, sposarsi. All’inizio il tutore di riferimento è il padre, ma poi diventa il marito, un fratello e persino un figlio. Incredibile! Roba da medioevo e da caccia alle streghe.  E se nei secoli scorsi le donne ribelli finivano al rogo, in Arabia saudita se si chiedono diritti banali e scontati in tanti paesi si finisce dietro le sbarre o agli arresti domiciliari.

E’ successo alle protagoniste della lunga campagna contro il divieto di guidare. Alla fine  hanno vinto, ma alcune di loro sono rimaste in cella anche dopo la fine del bando nel giugno 2018. Una situazione unica, tutta saudita, che non esiste in altri paesi musulmani,  dove le donne possono girare da sole, guidare e lavorare senza alcun permesso maschile.

Una immagine da twitter che annuncia il match in Arabia Saudita

Accade perché l’Arabia Saudita, che si sente il custode dei valori e dei sacri luoghi dell’Islam, applica un’interpretazione  rigidissima del Corano, secondo il credo wahabita che è il più conservatore dell’Islam. E così è stata necessaria una lotta dura delle donne anche per consentire loro di assistere alle partite di calcio, ma solo in tre stadi. Assistiamo a timidi ammorbidimenti che vengono rilanciati sulla stampa internazionale come grandi conquiste e che si inseriscono  nel programma di restyling avviato dal principe ereditario il trentenne Mohammed Bin Salman. Operazioni di facciata che sfruttano  le donne  per migliorare l’immagine dell’Arabia Saudita, un paese dove persistono forti  violazioni dei diritti umani, come denuncia Amnesty International e dove non esiste libertà di stampa.

Clamorosa è stata la sparizione del giornalista Jamal Khashoggi entrato per rinnovare il passaporto nel consolato saudita di Istanbul e inghiottito nel nulla. Critico del regime, si sospetta che sia stato fatto a pezzi all’interno della sede diplomatica e disciolto nell’acido. Una vicenda che ha messo in difficoltà il sanguinario Mohammed Bin Salman, ormai chiamato familiarmente MBS, amico di Trump e nemico giurato dell’Iran sciita, artefice della devastante guerra in Yemen che ha fatto migliaia di vittime e ha lasciato 12 milioni di persone, tanti bambini, senza assistenza sanitaria e cibo.

La competizione di questa sera di wrestling al femminile ha tutta l’aria di essere fumo negli occhi per coprire imbarazzi internazionali e interni. Saranno due star del wrestling a sfidarsi Lacey Evans e Natalya le cui facce campeggiano negli annunci e nei tweet della World Wrestling Entertainment, la WWE. Lunghi capelli biondi, corpi muscolosi e trasgressivi per il pubblico saudita, sono eccitate di poter entrare nella storia. Una serata con un giro di soldi vorticoso e quando si tratta dell’Arabia Saudita c’è da crederci. Un paese che galleggia su un mare di petrolio e gas e che soli 80 anni fa era una distesa di sabbia abitata da pastori nomadi. Una monarchia assoluta, l’unico stato sovrano a non avere un Parlamento. Ma dati al potere dei soldi c’è chi chiude tutti e due gli occhi.

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