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L’impatto Coronavirus nelle elezioni USA: President Trump, You’re Fired!

Anche per Trump rintoccano quelle parole di Lincoln: “Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre”.

Trump al tempo del coronavirus nell'illustrazione di Antonella Martino

Fantastico. Anche quando ha qualche ragione, il presidente Donald Trump riesce ad avere torto. Questa vicenda del Covid-19, per esempio. Da giorni convoca i giornalisti per il briefing quotidiano. Lo vedi, con o senza berrettino, attorniato da una folla di persone: una volta è la famiglia; un’altra il suo stato maggiore; un’altra ancora, gli “esperti”. Sempre, ad appena un passo indietro come si conviene, il vice-presidente Mike Pence. Immagini che, al di là delle parole, intendono rassicurare, tranquillizzare un’opinione pubblica confusa, frastornata, impaurita; e insieme scarsamente consapevole dei pericoli che corre.

C’è o no, questa emergenza, anche negli Stati Uniti? Dopo tanti tentennamenti il Presidente sembra essersi convinto che sì, l’emergenza c’è; c’è anche per gli Stati Uniti. Qualcuno lo dovrebbe avvertire che se la situazione è quella che effettivamente è, cautelativamente Presidente e Vice-presidente dovrebbero stare distanti, possibilmente in luoghi diversi, uno pronto a sostituire l’altro.

Certo: il presidente Trump risulta negativo al cosiddetto “tampone”. Il virus non lo ha contagiato; ma una minima cautela, la stessa adottata dalla figlia Ivanka, non guasterebbe. Tanto per essere più tranquilli. Qualcuno dovrebbe far sapere al Presidente che contro il Covid-19 non basta sbraitare “You’re fired”; che governare la Casa Bianca non è come gigioneggiare nello show “The Apprentice”…

Non ha torto, il presidente Trump quando dice che “Il mondo pagherà a caro prezzo il fatto che la Cina ha rallentato la condivisione delle informazioni sul virus”. Non ha neppure completamente torto quando sostiene che “alcuni chiamano il virus un atto di Dio, io no. È un qualcosa che ha sorpreso il mondo. Se l’avessimo saputo prima, se loro l’avessero saputo prima, l’avremmo potuto fermare nel posto da dove è arrivato, che è la Cina“. Xi, da buon dittatore, come tutti i dittatori, ha negato, nascosto, minimizzato.

Trump e la pandemia di Covid-19 negli USA nell’illustrazione di Antonella Martino

E’ vero: il Covid-19 è “nato” in Cina. Sono responsabili i cinesi della sottovalutazione del virus negli Stati Uniti? Sono i cinesi che hanno indotto gli Stati Uniti ad illusi che bastava bloccare i voli da e per gli aeroporti del Nord d’Italia? Sono stati i cinesi a decretare nel giro di qualche ora il blocco di tutti i voli da e per l’Europa, ad eccezione della Gran Bretagna e dell’Irlanda, forse pensando che il virus non era in grado di valicare il canale della Manica? Salvo il giorno successivo smentirsi, e bloccare anche i voli da e per quei due paesi. Sono i cinesi a dire che la situazione era sotto controllo, e che tuttavia era bene fare scorte alimentari? Si ammetterà che non è il massimo sostenere che il virus non costituiva un grave pericolo, ma al tempo stesso consigliare di accaparrarsi prodotti alimentari a lunga scadenza. Si ammetterà che non si può addossare ai cinesi la responsabilità del fatto che la più grande democrazia esistente si mostra fragile, vulnerabile, impreparata.

Se appare sempre più insensata la promessa del presidente Trump agli americani (“Vi faccio ricchi e sani, non poveri e malati”), non è credibile e responsabile addossare la responsabilità ai cinesi. In un suo celebre discorso a Clinton nel 1858, Abramo Lincoln ricordò una “legge” che chiunque fa politica e ricopre incarichi di governo, non dovrebbe mai dimenticare: “Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre”. Vale anche per il presidente Trump. Sarà merito del Covid-19 se per lui verrà il momento del “You’re fired!”? Presto, evidentemente, per dirlo; non si faccia l’errore di scambiare un desiderio per un fatto.

Joe Biden nell’illustrazione di Antonella Martino

E’ comunque un fatto che Wall Street, al pari di tutti i mercati e le Borse del mondo, è in grave e grande sofferenza; per tenere in piedi i mercati e vincere il secondo mandato il presidente Trump è pronto a inondare gli Stati Uniti di dollari freschi di stampa. La FED che porta i tassi quasi sotto zero e la Borsa che crolla costituiscono una seria ipoteca, un pericolo mortale; e potrebbe accadere l’impensabile solo qualche mese fa : il presidente Trump potrebbe davvero lasciare il posto al più che probabile candidato democratico Joe Biden. L’attuale inquilino della Casa Bianca maneggia in modo maldestro e tardivo la questione Covid-19; mai come sotto la sua amministrazione si giustifica l’invocazione: “God bless America!”. Finora ha sventolato due parole d’ordine: “Solo io sono il rimedio ai danni fatti dagli altri”; e “non me ne assumo la responsabilità”. Non sono più credibili, non pronunciate da lui; ormai sono i fatti a dimostrare l’esatto opposto: non è un rimedio; la responsabilità grava tutta sulle sue spalle.

Il Covid-19 già dilagava, e lui minimizzava; sprezzante, vantava il suo “straordinario” lavoro. In realtà perdeva tempo prezioso. Si dice che sulla scrivania del presidente Harry Truman campeggiasse una scritta: “Qui finisce lo scaricabarile”. Per Roosevelt era un monito; per Trump potrebbe essere l’equivalente del “You’re fired!”.

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