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Brividi in GB: dopo il principe Carlo, anche il premier Boris Johnson ha il coronavirus

Non erano passati che due giorni dalla notizia che il primogenito della Regina Elisabetta era risultato positivo al Covid-19: adesso gli inglesi tutti pronti a ubbidire

Nella foto del 2011, il Principe Carlo (a destra) con la Duchessa di Cornwall, Camilla, viene accolto da diversi dignitari tra i quali l'allora sindaco di Londra Boris Johnson (Photo Flickr/ Luke MacGregor Reuters)

Chi lo avrebbe mai detto che il corona virus avrebbe colpito cosi in alto? Venerdì, nel corso della giornata, i britannici sono venuti a conoscenza della notizia che anche il premier Boris Johnson è risultato positivo al test Coronavirus, fatto in conseguenza di un innalzamento della temperatura e di una persistente tosse secca. Il Primo Ministro ha fatto sapere che continuerà a guidare il paese dalla sua posizione di isolamento.

Nel corso della giornata altre notizie hanno fatto vacillare le certezze del Regno Unito: positivi al test anche Matt Hancock, Ministro della Salute e il prof. Chris Whitty, il capo del team di esperti che guidano il governo ad affrontare l’emergenza Coronavirus. La consueta conferenza stampa, tenuta dal governo ogni sera alle 18.00, è stata condotta dal Ministro Micheal Gove: attualmente i morti sono a quota 760, con un aumento di circa centocinquanta o due centinaia ogni giorno.

Queste notizie fanno seguito a quella che pochi giorni fa ha letteralmente sconquassato la nazione britannica quando è stato reso pubblico il riscontro della positività al test di corona virus del Principe Carlo, 71 anni.

Il Principe aveva effettuato il test Lunedi 23 marzo. Le fonti ufficiali di Buckingham Palace informano che durante il precedente weekend il Principe erede al trono aveva accusato alcuni sintoni, di qui la necessità di effettuare ulteriori indagini. Il tampone è stato effettuato presso il servizio sanitario dell’Aberdeenshire, in Scozia, dove attualmente il Principe risiede con la sua consorte, Camilla (72 anni), anch’essa tamponata e risultata negativa al test. La coppia vive nel Birkhall Cottage, in stato di isolamento, circondati solo da 52.000 acri di terreno. I comunicati, provenienti da Buckingham Palace, rassicurano la nazione che la Regina Elisabetta, 93 anni, è in buona salute nonostante il suo ultimo incontro con il principe primogenito sia avvenuto il 13 marzo, e che non ci sia nessun problema di contagio per il Duca di Edimburgo (98 anni), considerando che Carlo non lo incontra da oltre un mese.

Non è certo facile risalire al contatto che avrebbe potuto causare la positività del principe, considerando la sua fitta agenda.

Ma una cosa è certa: il 10 marzo il principe Carlo, ha incontrato, in occasione del Water Aid summit a Clarence House, il  Principe Alberto di Monaco per discutere l’impatto del cambiamento climatico. Solo pochi giorni dopo, il 20 marzo, il principe Alberto ha comunicato ai media mondiali la sua positività al corona virus.

Sembra quindi, che solo dopo la comunicazione della positività del Principe Alberto, sia cominciato per il Principe Carlo, uno stato di apprensione e perché no, anche di paura che lo avrebbero indotto a sottoporsi test corona. Ma per avere accesso ai test bisogna avere una motivazione seria e i comunicati ufficiali di Buckingham Palace hanno reso noto, in varie occasioni, che il Principe si è sottoposto al test dopo aver accusato dei ‘lievi sintomi’. Nonostante queste dichiarazioni e assumendo che i ‘lievi sintomi’ siano stati reali, sorge un ‘inquietante’ interrogativo: come ha potuto il principe Carlo, e tutto il suo entourage, avere avuto accesso ai test quando in Scozia le linee guida del Sistema Sanitario Nazionale sottolineano chiaramente che si può avere il test solo “se i sintomi sono gravi da richiedere una ammissione in ospedale?”. Questo interrogativo è stato sollevato da Joan McAlpine, membro del parlamento scozzese, che ha sottolineato come l’accesso al test viene regolarmente negato a medici e operatori sanitari test, con tutte le conseguenze tragiche, come l’esperienza italiana ci sta insegnando. Ritorna in superficie e con eclatante evidenza quanto la posizione di privilegio possa favorire i reali e permettere loro di effettuare test/tamponi su larga scala, anche agli asintomatici, basta essere parte della casa reale.

Inoltre, altri critici osservano che il Principe e Camilla si sono traferiti presso la residenza scozzese una settimana dopo che il primo ministro, Boris Johnson, aveva vietato a tutti i cittadini di trasferirsi presso le seconde case per evitare la diffusione del virus.  “È presumibile che il principe” continua la McAlpine su The Times, “faccia difficoltà, in quanto membro della casa reale, a credere che anche lui deve attenersi a queste nuove disposizione”.

Si evidenzia quindi un comportamento un po’ ‘indisciplinato’ da parte del Principe Carlo e dei membri della casa reale che, difronte ad una situazione di pericolo, hanno scelto di comportarsi tutti come dei ‘Capitani Schettino’ (il Capitano che abbandonò la nave da crociera che stava per affondare, prima dei passeggeri).

C’è, però, da aggiungere che la positività al test corona virus del Principe Carlo in prima pagina su tutti i giornali e in TV del Regno Unito, ha contribuito a velocizzare la presa di coscienza della popolazione britannica ad adottare misure restrittive per contrastare il contagio. Infatti, nonostante il ritardo con cui Boris Johnson ha preso coscienza della severità del fenomeno coronavirus, il virus non si è fatto attendere e, già da giovedì, si è registrata una tendenza esponenziale delle morti dei contagiati.

Forse anche per questo i media britannici hanno cominciato ad evidenziare notizie di decessi da corona virus di giovani come Emily Mistry, una ragazza di soli 21 anni, e di un giovane diplomatico britannico morto in Ungheria, Steven Dick, di 37 anni. Persone di cui si mostrano immagini e si descrivono le biografie; un modo per spingere il lettore o il fruitore di TV ad identificarsi con le vittime per permettere di assorbire e obbedire al più presto alla raccomandazione di stare in casa e di mantenere il distanziamento protettivo necessario per evitare il contagio.

Decisamente  sia i decessi dei giovani, che le positività di VIP, stanno aiutando considerevolmente il governo ad ottenere l’ubbidienza della popolazione al rispetto delle regole, senza impegno di presidi di polizia o della milizia.

Adesso le strade delle varie città, cittadine e villaggi del Regno Unito, sono deserte e al supermercato si fa seriamente la fila, nel mentre …… per Charles Prince of Wales la ‘corona’, tanto agognata, sembra prendere una fisionomia cagionevole.

Per quanto riguarda Boris, siamo tutti interessati a capire se la tanto invocata ‘immunità di gregge’ ha assunto, nei suoi sentimenti una valenza più umana, adesso che si è scoperto essere lui stesso una delle tante ‘pecore’ del folto ‘gregge da immunizzare’.

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