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Coronavirus, la verità dai numeri: Stati Uniti ed Europa restano il focolaio della pandemia

La settimana di Covid-19: USA e Regno Unito non riducono la crescita; Italia e Spagna un po' meglio. L'analisi raffrontando i dati della situazione globale

La Madonnina di Milano nella illustrazione di Antonella Martino

In Italia la Lombardia giovedì sera ha superato 10.000 morti: in quel momento il 55% del totale di vittime Italia. L’insieme del meridione documenta 1/3 dei casi confermati e un numero di decessi undici volte inferiore rispetto alla Lombardia. Nella mattina di Pasquetta, mentre Milano e diverse province lombarde restano sotto pressione, in 9 regioni del sud il numero dei decessi non supera le 10 unità quotidiane... In Europa e Stati Uniti si agitano domande fondamentali per la comprensione di genesi e gestione della pandemia, con risposte che finiranno necessariamente per influenzare l’organizzazione futura delle nostre società

The World at the Time of Coronavirus by Flavio Bragaloni

Sul mappamondo, al presente stadio di evoluzione, l’attività della pandemia generata dal virus Corona 19 visualizza due grandi focolai: Nord America ed Europa. Su più di 1.850.000 casi confermati la mattina di lunedì, 13 aprile, più di 820.000 sono in Europa e più di 560.000 negli Stati Uniti. In quanto ai morti che nel mondo sono al momento quasi 115.000, all’Europa ne appartengono più di 75.000, agli Stati Uniti più di 22.100. Insieme i due soggetti contano quindi intorno al 75% dei casi confermati e quasi l’81% dei decessi. La prima annotazione è che, rispetto al numero dei casi confermati, si muore in proporzione  di Covid-19 più nell’occidente industrializzato che negli altri paesi. La seconda annotazione, pur dando l’avviso che non tutti i sistemi di rilevazione nazionali sono affidabili e che i dati qui esposti riportano quasi sempre i soli dati rilevati dai sistemi ospedalieri nazionali, è che, all’apparenza, il pedaggio più alto alla pandemia lo pagano al momento i paesi in genere identificati come occidente.

L’osservazione è ancora più pregnante se si mette l’occhio sul terzo, molto più piccolo, focolaio: quello cinese. Qui, come mostra la seguente tabella con i dati della sera europea, l’unico grassetto (nelle tabelle il grassetto indica il dato superiore, il corsivo quello inferiore, nelle colonne verticali) sugli otto numeri esposti, riguarda il numero dei  guariti che risulta, sulla base dei dati forniti da Pechino e Organizzazione Mondiale della Sanità, Omc, pari al 94,5% dei casi confermati. Ben tre sono i dati minimi inanellati dalla Cina, e riguardano nell’ordine i casi confermati gli attivi e i morti di ieri. Si noti che ieri non risultava alcun decesso. In Italia a Pasqua abbiamo contato 431 vittime, negli Usa quasi 1.100.

Il movimento settimanale cinese, come si vedrà da un sommario sguardo alla tabella di lunedì 6, è, peraltro, su valori irrisori: neppure 300 nuovi casi confermati e solo 8 morti. La notizia è buona non solo per la Cina. Dice che, adottando le giuste misure il male in quanto epidemia possa essere piegato  in meno di 100 giorni: il primo caso confermato cinese è del 31 dicembre e la prima vittima ufficiale del 9 gennaio. Ci sono poi 11 colpevoli giorni di silenzio del partito comunista,  prima che si metta in moto il contenimento. Il primo caso confermato italiano è del 31 gennaio, e anche qui si hanno ritardi nella mobilitazione del paese. Per l’Italia 100 giorni scadono nei primi giorni di maggio. Il primo caso confermato statunitense è del 23 gennaio: qui il colpevole ritardo di presidente e taluni governatori nell’assumere le misure di distanziamento sociale ritarda la scadenza positiva  che la speranza di poter “fare come la Cina” suggerisce. Altri paesi hanno rispettato i “tempi cinesi” e stanno, con le opportune cautele, riaprendo. Anche meglio della Cina hanno fatto Singapore, Corea e Hong Kong, cultura civica confuciana favorendo. Il caso Taiwan a stamattina (24 milioni di abitanti: 388 casi confermati di Covid-19 con 6 morti, scuole e negozi aperti, nonostante la popolazione di cinesi che hanno frequentato la Cina continentale per il capodanno cinese, e il legame geoeconomico con Pechino) ha dello stupefacente e meriterà un approfondimento. Un’ulteriore annotazione sulla Cina: sempre che il Corona-19 non si ripresenti con un’ulteriore ondata violenta, sempre che i dati ufficiali risultino sufficientemente verosimili, a epidemia sostanzialmente conclusa i dati, che potranno soltanto migliorare nel paragone con altre situazioni nazionali tuttora in sviluppo, informano che alla sera di domenica 12 aprile i casi sul milione di abitanti sono stati 57 contro, ad esempio,i 3.517 della Spagna, i 2.590 dell’Italia e 1.537 della Germania.

Informano anche che i morti sui casi confermati sono stati il 4% contro gli attuali quasi 13% di Italia e Gran Bretagna.

Il ragionamento sui focolai può essere spostato sui focolai nazionali. Nei casi richiamati, all’interno del dato nazionale riassuntivo, agiscono enormi focolai locali di infezione, senza l’attività dei quali il dato nazionale si affloscerebbe su livelli meno preoccupanti. A parte il conosciuto caso di Wuhan per la Cina, Madrid e Barcellona con più di 81.000 casi confermati stamattina, toccano quasi la metà dei casi spagnoli. Lo stato di New York, come mostra la tabella di seguito, dedicata alla situazione negli stati più colpiti dell’Unione americana, costituisce il 34% dei casi confermati statunitensi e il 43% delle vittime conosciute.

Nel Regno Unito, Londra rappresenta ¼ dei casi confermati totali e l’Inghilterra più del 90% del totale dei decessi sui casi totali nazionali confermati, per buona grazia di Scozia, Galles e Nord Irlanda. Nella luttuosa Pasqua britannica sono stati ieri comunicati 657 decessi in Inghilterra, 24 in Scozia, 18 in Galles, 11 nell’Irlanda del nord.

In Italia la Lombardia giovedì sera ha superato 10.000 morti: in quel momento il 55% del totale di vittime Italia (v. tabella di giovedì 9). L’insieme del meridione documenta 1/3 dei casi confermati e un numero di decessi undici volte inferiore rispetto alla Lombardia. Nella mattina di Pasquetta, mentre Milano e diverse province lombarde restano sotto pressione, in 9 regioni del sud ( ma anche nella provincia di Bolzano e in Friuli) il numero dei decessi non supera le 10 unità quotidiane. Se si considera l’intero settentrione italiano, i casi confermati totali sono per ora 8 volte quelli del sud. La stessa Roma e provincia, un bacino di 4,35 milioni di abitanti, (Milano e provincia 3,26) è la decima provincia per contagi totali (poco più di 3.000, al livello di Piacenza, al confine tra Emilia-Romagna e Lombardia, che però ha 1/15 degli abitanti di Roma).

In Europa e Stati Uniti si agitano domande fondamentali per la comprensione di genesi e gestione della pandemia, con risposte che finiranno necessariamente per influenzare l’organizzazione futura delle nostre società. La prima e assoluta domanda “Perché a noi?” deve attendere che la pandemia termini, e che si producano gli studi necessari ad una risposta sensata. Nel frattempo possiamo rispondere ad una domanda più  terra terra: “Come, a noi?”

Dalla Germania, venerdì è arrivata una risposta parziale ma efficace, sull’ingresso del virus in Europa. La dobbiamo alla certosina, maniacale inchiesta realizzata dal sistema sanitario della federazione e in particolare del land Baviera sul primo caso tedesco. La porta dal quale è passato Corona-19 è Webasto Group, azienda di ricambi auto e motorizzati di Stockdorf, vicino Monaco. Ad una sua riunione di lavoro, il 20 gennaio partecipa una donna cinese che, per le festività del capodanno cinese, aveva visto i genitori di Wuhan: è già positiva ma lo ignora. Contagia un dipendente che le siede accanto, che a sua volta, nella settimana che trascorre prima dei suoi sintomi, il 27, produce 16 contagi in Webasto (guariranno tutti). I ricercatori tedeschi che fissano la catena del contagio, perdono le tracce già al paziente 4, benché stiano procedendo attraverso la sequenza dei genomi dei virus dei malati. Troveranno il paziente 5 quando apprendono che uno dei dipendenti sotto indagine, il 22 gennaio, alla mensa aziendale, aveva chiesto al paziente 4 di passargli il sale. Il 4 era seduto di spalle a un altro tavolo e alla richiesta aveva gentilmente allungato il braccio con la saliera: le mani avevano fatto da tramite. Il Corona-19 non è solo assassino, ma subdolo, e approfitta di ogni nostro ritardo per insinuarsi ovunque possa infilarsi.

Illustration by Antonella Martino

Qualche osservazione sui casi maggiori. Gli Stati Uniti manifestano la situazione più grave in questo momento. Spetterà agli americani giudicare il ceto politico: ne hanno a portata di mano l’occasione con le presidenziali di novembre. I popoli fanno le loro scelte, poi ne incassano dividendi o perdite. Si trasecola a leggere che, Cina a parte, è negli Stati Uniti, il 23 gennaio che si ha il primo caso confermato di virus Corona 19 e che invece la federazione è uno degli ultimi ad assumere provvedimenti di lockdown. Una considerazione valida anche per il Regno Unito, in questa fase il paese più a rischio, ma nelle isole britanniche, il primo caso di Covid-19 almeno è stato confermato il 31gennaio.

Complicato ragionare sul caso britannico, perché i suoi numeri nascondono parecchio, il che si rileva anche guardando alla progressione dei guariti. Gli statistici non sanno cosa inscrivere nella colonna guariti, come si può notare guardando in successione le tabelle quotidiane, inclusa quella di martedì 7 che si dà di seguito. Il dato resta identico per tutta la settimana e si muoverà impercettibilmente solo sabato, per restare di nuovo identico domenica. Stamattina Covidvisualizer ha azzerato del tutto quel dato, ufficializzandone l’incongruità.

Spagna e Italia migliorano e guardano alla riapertura possibile delle attività nelle prossime settimane; l’Italia da lunedì 4 maggio. La Spagna mantiene per l’intera settimana il più alto numero di casi confermati per milione di abitanti e però, come la Germania, fa molti guariti, contrariamente a Italia e Francia che hanno sempre numeri troppo contenuti di guariti. È un dato che spiega anche perché la penisola registri il più alto numero di morti quotidiani prima che il ferale primato sia assunto dagli Stati Uniti, da sabato 11, come mostra la tabella di seguito.

Per chiudere, il risultato di due interessanti studi, pubblicati nei giorni di Covid-19 e il racconto di due casi “leggeri” rispetto alla tragedia in corso.

Negli Usa, chi guarda la via cavo Msnbc, secondo i ricercatori di Pew, risponde, rispetto ai telespettatori di Fox, in modo molto più corretto ad ogni domanda sull’origine del virus (natura, non laboratorio), e sui tempi di attesa della disponibilità del vaccino (1 anno o più). Pew informa che 9 statunitensi adulti su 10 dichiarano che la loro vita è mutata almeno un po’ con Covid-19, e 44 su cento che è cambiata in modo sostanziale. A soffrire di più sono le persone che intravedono immediate conseguenze finanziarie negative, ma molta gente denuncia anche la perdita di abitudini come passeggiare, andare a bar ristorante o supermercato.  Sempre Pew indaga sul mercato del lavoro. Scomparsi più di 10 milioni di posti, con i latinos gruppo più colpito: tagli di retribuzione (toccati al 40% dei latinos e al 20% di tutti gli statunitensi adulti), perdita di lavoro (29% dei latinos e 20% degli statunitensi adulti) gli indicatori più efficaci. Ad affermare che in famiglia qualcuno ha perso il lavoro o ha avuto riduzione di retribuzione è il 49% degli ispanici e il 33% degli statunitensi adulti. Si tenga presente che 8 milioni dei primi risultavano occupati nelle attività Horeca (hotel, ristoranti e simili) e che dette attività sono state tra le più colpite dalla crisi economica seguita all’espandersi del virus. A influire sulla peggiore situazione degli ispanici stanno anche due fattori strutturali della loro composizione: rispetto agli altri gruppi sono più giovani e meno istruiti,  caratteristiche sino ad ora le più penalizzanti in quanto a conseguenze socio-economiche del virus.

Trump and the Covid-19 pandemic in the USA in an illustration by Antonella Martino

La recessione già supera quella del 2008 e il pensiero va alla grande recessione del ‘29. 4 miliardi di persone sono come congelate in paesi dove i governi hanno assunto misure di distanziamento sociale. L’Organizzazione Mondiale del Lavoro ha calcolato che, allo stato, la perdita di posti toccherà 200 milioni di occupati, equivalenti al 7% delle ore lavorate. Omc, dopo il -0,1% del commercio mondiale nel 2019, si attende quest’anno la caduta tra 13% e 32%; -32% richiama la caduta della grande depressione dello scorso secolo. Soffriranno parecchio le economie povere, perché è crollata la domanda di materie prime, ad iniziare dal petrolio. L’economia mondiale è caduta dello 0,5% in marzo, dopo il leggero aumento dello 0,1% in febbraio. L’ Ocse assegna due punti di perdita (-2%) al Pil per ogni mese di lockdown.

In Cina si registra un aumento verticale delle richieste di separazione, da parte delle coppie che sono state costrette alla convivenza per lunghe settimane. Il dato fa a pugni con la retorica buonista che anticipava l’epoca del latte e miele domestico al termine di Covid-19, in base alla tesi che maggiore fosse stato il numero delle persone in intimità (indice di convivenza intima), maggiore la convivialità e il supporto psichico reciproco. In base ai dati disponi bili sulla dimensione media dei nuclei famigliari, gli europei, se seguissero il precedente cinese, non sarebbero alla vigilia di un’epidemia di separazioni e divorzi, visto che la loro dimensione media di nucleo familiare è pari a 3,1, ben inferiore alla media mondiale 4,9. Leggermente peggio starebbe il nord America con 3,3. Nelle regioni in sviluppo i numeri salgono: da 4,6 nell’America latina e caraibica, a 5 dell’Asia-Pacifico, a 6,2 di Medio oriente e nord Africa, al picco 6,9 dell’Africa sub-sahariana. Ma per ora sono meno toccate, in genere, dal virus. In Cina la famiglia media è di 3,8 persone ( in India 5,8). Peraltro in Asia i single sono il 3% della popolazione, in Europa il 13% e 11% in nord America.

In Perù le restrizioni sono entrate in vigore il 3 aprile con validità sino ad oggi. Vi si fissava la possibilità di uscire solo per la spesa, a giorni alterni in base al sesso: dispari per i maschi, pari per le femmine, con la domenica in casa per tutti. Venerdì 3 nessun problema. Sabato 4 le forze dell’ordine che pattugliano le strade fermano diverse persone che circolano nonostante ai documenti risultino uomini. Sono omosessuali e LGBTQ che rivendicano il diritto ad esprimersi come donne. La questione finisce sul tavolo del presidente Martín Vizcarra, espresso dalla destra politica, che in conferenza stampa garantisce di aver istruito militari e polizia al rispetto delle scelte dei cittadini in quanto ad orientamenti di genere, astenendosi da qualsiasi atto omofobico. A nulla valgono le osservazioni delle forze dell’ordine sull’impossibilità di far rispettare l’ordinanza sulla circolazione a giorni alterni. Non si dispone di dati sull’andamento della vendita di abbigliamento femminile in Perù nelle scorse settimane.

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