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Al tempo del coronavirus, io ci sarò per ricordare Falcone: matrimia che uomo!

Ero nell'elicottero della DIA che individuò il luogo dove la mafia aveva fatto le prove per l'"attentatuni" di Capaci. Il 23 maggio ne parlerò con gli studenti

Giovanni Falcone (Disegno matita su carta di Luigi Oldani)

Il 23 maggio del 1992 in Sicilia Cosa nostra dimostrò tutta la sua potenza militare. Compì il primo di una lunga scia di attentati dinamitardi in diverse parti d’Italia. Quel giorno, sull’autostrada Palermo-Trapani, nei pressi di Capaci, Cosa nostra fece saltare in aria, con una carica di esplosivo un pezzo dell’autostrada, uccidendo il magistrato Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, pure magistrato, e gli agenti della Polizia di Stato, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Giova fare una premessa, alcuni giorni prima dell’esplosione di Capaci, Cosa nostra fece la simulazione dell’attentato, per affinare e testare le modalità operative. Scelsero una strada secondaria, ma con diverse abitazioni, situata in contrada Rebuttone, nel Comune di Altofonte e riempirono una cunetta di esplosivo facendola saltare in aria. Ad esperimento riuscito, in fretta e furia rifecero il manto stradale. Io, all’epoca dipendente della DIA, con l’utilizzo di un elicottero, identificai il luogo esatto dove fu fatta la prova, “dell’attentatuni” di Capaci.

Strage di Capaci © LANNINO & NACCARI / STUDIO CAMERA (Wikipedia)

Nel ricordare l’attentato di Capaci, occorre l’obbligo di evidenziare anche l’episodio della “bocciatura” da parte del CSM di Giovanni Falcone, come consigliere istruttore del Tribunale di Palermo, preferendo un altro magistrato, Antonino Meli. In quella occasione, 1988, dopo la bocciatura, lo stesso Giovani Falcone, si confidò col consigliere Vito D’Ambrosio: «Lì dentro mi hanno crocifisso, inchiodato come un bersaglio».

Anche alla consigliera Fernanda Contri, sua amica, disse: «Ora possono eseguire senza problemi la sentenza di morte già decretata da tempo, perché hanno avuto la dimostrazione che non mi vogliono neanche i miei». 

Quattro anni dopo, la sentenza fu eseguita in modo eclatante.

Quest’anno a causa del Covid-19, il 23 maggio sarà diverso: sarà l’anno del silenzio, senza il vociare innocente dei ragazzi che ogni anno con la Nave della Legalità, raggiungevano l’Albero di Falcone e l’Aula Bunker di Palermo. Anch’io, ho dovuto annullare decine di incontri con le scuole e dibattiti pubblici. Il prossimo 23 maggio, non potrò organizzare fiaccolate in memoria dei martiri di Capaci, come in  passato. Ma, c’è una scuola di Rimini, che nonostante la chiusura, sta continuando a portare avanti, con lezioni online, il progetto di Legalità, che avevamo concordato. Infatti, sia il 22 che il 23, mi collegherò mediante una piattaforma digitale con oltre 400 studenti per ricordare la strage di Capaci. Parimenti, la sera del 23, mi collegherò, sempre online, con un’associazione per un dibattito coi cittadini.

Il Covid-19 mi obbliga ad indossare la mascherina, ma niente potrà mai coprire il mio cuore nel ricordo dei martiri della violenza mafiosa. Non posso ora non ricordare quella splendida risatina del Galantuomo Siciliano Giovanni Falcone, appena abbozzata sotto i baffi. Matri mia che UOMO!

In occasione della Giornata della Commemorazione della Strage di Capaci, il 22 e 23 maggio di quest’anno gli studenti delle classi seconde, terze e quarte dell’ITTS Belluzzi –Da Vinci di Rimini incontreranno Giuseppe Giordano, l’ex Ispettore antimafia attivo nella lotta a Cosa Nostra durante le magistrature di Falcone e Borsellino e autore del libro “Il Sopravvissuto”; sarà presente anche un rappresentante dell’istituto Storico della Resistenza di Rimini. Giordano è stato nominato qualche anno fa Ambasciatore di Legalità a Nantes. L’incontro con gli studenti è ormai per lui un appuntamento fisso che si rinnova, tuttavia la particolarità di quest’anno consiste nella sperimentazione di tale evento con la modalità a distanza. La conferenza si svolgerà in due giorni su piattaforma Meet e in più turni.

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