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New York City, piccoli passi verso la riapertura nonostante coronavirus e proteste

La Grande Mela è l'ultima delle dieci regioni dell'Empire State ad avviare la Fase 1 della graduale ripresa delle attività economiche

Il governatore dello stato di New York Andrew Cuomo sulla linea 7 della metropolitana nel primo giorno della Fase 1 (Foto Twitter @NYGovCuomo)

Da lunedì, quattrocentomila newyorkesi sono tornati a lavoro nei settori dell'edilizia, manifattura, agricoltura, pesca e nelle consegne all'esterno per gli esercizi commerciali, ma la città che non dorme mai sembra un ricordo lontano: metropolitane vuote e splendenti, manifestanti in strada e barricate di legno sulle vetrine dei negozi.

A cento giorni dal primo caso di coronavirus e a due mesi e mezzo dall’ordine esecutivo sul lockdown, lo scorso lunedì la città di New York ha avviato la Fase 1 del piano di riapertura.

La Grande Mela è l’ultima delle dieci regioni dell’Empire State ad aver iniziato il processo verso il graduale ritorno alla normalità dopo l’ondata di contagi, che nell’epicentro della pandemia ha causato finora oltre 30mila morti.

Commentando i dati durante ogni conferenza stampa, per settimane il governatore Andrew Cuomo ha ripetuto che grazie all’osservanza dell’isolamento sociale e delle precauzioni, i newyorkesi sono stati in grado di “schiacciare la curva”.

Il messaggio è rivolto soprattutto ai quattrocentomila che tornano a lavoro con nuovi protocolli e nuove regole nei settori dell’agricoltura, pesca, edilizia, manifattura e nelle consegne all’esterno per gli esercizi commerciali.

La New York che non dormiva mai sembra un ricordo lontano. Adesso la metropolitana chiude dall’1 alle 5 di notte per permettere le operazioni di pulizia e anche se i passeggeri sono aumentati rispetto al disastroso crollo del 90% di marzo, l’eco dei vagoni semivuoti e l’odore di disinfettante dei sedili confonde chi era abituato a schiacciarsi tra la folla nelle ore di punta. La manutenzione della linea L è stata ultimata in anticipo; molte stazioni hanno installato i lettori OMNY ai tornelli per mandare in pensione l’obsoleta Metrocard; gli adesivi sui binari indicano ai viaggiatori le distanze di sicurezza da mantenere ed è obbligatorio indossare la mascherina a bordo.

I negozi hanno montato barricate di legno per proteggere le vetrine da saccheggi e atti vandalici e in pochi hanno deciso di rialzare le serrande per gli ordini online, nonostante il via libera di Albany.

Un tempo prese d’assalto da taxi gialli, auto e bus, le strade della città sono ora popolate di manifestanti che marciano per chiedere giustizia, trasparenza e il taglio dei finanziamenti ai dipartimenti di polizia.

Al di fuori dei cortei, c’è chi ha smesso di coprirsi naso e bocca all’aperto come i membri della NYPD, oggetto di critiche dei cittadini su Twitter e di richiamo da parte del sindaco de Blasio.

Ma se nello stato di New York il numero di positivi e di vittime continua a diminuire, altrove il quadro appare più scoraggiante. Nelle località che hanno riaperto senza rispettare le linee guida della Casa Bianca, la curva ha ripreso a salire e il direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, il dottor Anthony Fauci, ha lanciato l’allarme: l’“incubo” non è ancora finito.

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