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La Corte Suprema USA avverte il vento della protesta anche per i diritti LGBTQ

I giudici supremi degli Stati Uniti decidono, con una maggioranza di 6 a 3, che è "illegale" discriminare lavoratori LGBTQ

La Corte Suprema ha votato per includere l'orientamento sessuale e l'identità di genere nelle discriminazioni proibite dal Civil Rights Act del 1964

Una domenica pomeriggio nel mese del Pride, ventesimo giorno di proteste dopo la morte di George Floyd. Migliaia di manifestanti vestiti di bianco marciano per le strade di Brooklyn per commemorare le vittime afroamericane della violenza anti-transgender, ad una settimana dall’omicidio di Dominique Fells, 27 anni, e Riah Milton, 25 anni.

Chi è sceso in piazza per il grande evento interamente dedicato al “Black Trans Lives Matter” non poteva sapere che ventiquattro ore più tardi la Corte Suprema avrebbe pronunciato una storica decisione per i diritti LGBTQ.

Nonostante la maggioranza conservatrice, lunedì mattina i giudici hanno votato 6-3 a favore dell’interpretazione del Titolo VII del Civil Rights Act del 1964 che include l’orientamento sessuale e l’identità di genere nelle discriminazioni proibite sul posto di lavoro assieme a “razza, colore, religione, sesso, e provenienza”. Nominato da Trump nel 2017, l’autore della sentenza Gorsuch si è schierato al fianco di un altro conservatore, Roberts Jr, e dei liberali Bader Ginsburg, Breyer, Sotomayor e Kagan.

Come riporta il New York Times, la Corte è stata chiamata a pronunciarsi su due serie di azioni legali: la prima, a proposito di due uomini licenziati perché omosessuali; la seconda, a proposito di Aimee Stephens, licenziata dopo sei anni di impiego in un’agenzia funebre per aver annunciato di essere transgender e di voler presentarsi con vestiti da donna.

Stephens non è riuscita a vedere i risultati della sua battaglia: è morta per malattia lo scorso 12 maggio. Una pagina GoFundMe ha raccolto quasi 27mila dollari per i costi del funerale e delle cure del fine vita, visto che Stephens non era più coperta dall’assicurazione sanitaria per aver perso il lavoro.

In un video di aprile dell’American Civil Liberties Union (ACLU) che pubblichiamo qui sopra, Stephens aveva spiegato: “Sto lottando per il mio diritto e per il diritto degli altri ad essere quello che siamo”.

“Che tu vinca o che tu perda, la ruota continua a girare, in tuo favore o meno. Se è una decisione contraria, significa che dobbiamo lottare ancora. Ma non possiamo arrenderci”.

“Mi rendo conto che qualcuno di voi potrebbe avere problemi a capire”, aveva scritto in una lettera ad amici e colleghi nel 2013. “In realtà, io stessa ho dovuto conviverci ogni giorno della mia vita e non lo comprendo del tutto. Per quanto possa essere stressante per i miei amici e per alcuni miei familiari, devo farlo per me stessa e per la mia pace mentale e per mettere fine all’agonia della mia anima… È mio desiderio continuare a lavorare per R.G. & G.R. Harris Funeral Home e continuare a fare ciò che ho sempre fatto, ovvero il mio meglio!”.

 

 

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