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Borsellino, se non ti avessero ammazzato, mizzica come avremmo scoperto la verità!

Io, poliziotto che ho combattuto la mafia a fianco del magistrato assassinato con la scorta in via D'Amelio a Palermo 28 anni fa, ho tante domande per certi gnorri...

Paolo Borsellino nell'illustrazione di Antonella Martino

L'ostilità di certi "colleghi" verso Paolo Borsellino era ampiamente nota. Persino il progetto di escluderlo nelle indagini sulla strage di Capaci, dove perse la vita suo “fratello” Giovanni Falcone, appare inconcepibile. Quanti bastoni tra le ruote ci sono stati per impedire che Borsellino interrogasse Gaspare Mutolo? Tanti! Io e Mutolo aspettavamo da giorni l'arrivo di Borsellino. Poi finalmente il primo luglio 1992 abbiamo iniziato gli interrogatori, che si sono susseguiti il 16 e 17 luglio. Il 19 la tragedia.

“Quando Pippo mi ha contattata per intervenire telefonicamente, avevo detto di no, perché m’ero convinta che si trattasse di un convegno di politici. Poi, invece, ho saputo che avrei dovuto parlare con voi. E siccome Paolo aveva molta fiducia negli studenti, ho accettato volentieri” .

Queste le parole della signora Agnese Borsellino, che intervenne telefonicamente ad un incontro con gli studenti presenti in un Teatro abruzzese. La signora Agnese, tra l’altro evidenziò l’attaccamento di suo marito allo Stato e alle Istituzioni. Io la richiamai per ringraziarla e nell’occorso mi invitò a casa sua, ma purtroppo non feci in tempo a raggiungere Palermo.

Il prossimo 19 luglio si ricorderà l’anniversario della strage di via D’Amelio ed io mi chiedo, quanti appartenenti allo Stato – poliziotti, magistrati, ex magistrati – possano vantare lo stesso attaccamento che Paolo Borsellino aveva verso lo Stato e la Giustizia. Ventotto anni sono trascorsi dall’eccidio di via D’Amelio e ancora oggi non si è in grado di iscrivere definitivamente la parola Verità.

Palermo, 19 luglio, 1992: Via d’Amelio a Palermo pochi minuti dopo l’esplosione che uccide Paolo Borsellino e la sua scorta

Ci sono personaggi intervenuti nell’immediatezza della strage e nei successivi anni, che fanno gli gnorri. Siamo innanzi al più grande depistaggio della Repubblica italiana e c’è ancora qualcuno che addirittura non sente la necessità, oserei dire il pudore, d’ammettere d’aver preso cantonata nel dare credito alle insulse parole di un pseudo uomo d’onore di Cosa nostra qual’era tal Vincenzo Scarantino.

Vincenzo Scarantino, da “pisciteddu di cannuzza” è stato elevato al rango di uomo d’onore di Cosa nostra. Egli rappresenta il primo e unico caso di punciuto da parte dello Stato; un pupo manovrato da pupari per confezionare dei colpevoli, risultati poi innocenti, compreso suo cognato Profeta – uomo d’onore – da me sconosciuto personalmente. Non ho elementi di fatto per affermare che il depistaggio di via d’Amelio, sia stato un atto doloso o causato da inesperienza investigativa, o per dare in pasto all’opinione pubblica dei “colpevoli”. Ma sta di fatto che ancora oggi in tanti tacciano e se la smettessero di fare passerelle mediatiche, sarebbe cosa buona e giusta, almeno per rispetto dei caduti di via D’Amelio.

1994: Pippo Giordano tra i suoi colleghi poliziotti della squadra della DIA, subito dopo il blitz in casa di Giuseppe Monticciolo, carceriere e assassino del piccolo Giuseppe Di Matteo

Io, aspetto con rispettoso silenzio il verdetto che scaturirà dai processi in itinere. Sperando che questa volta i pozzi saranno stati sanificati. Ci apprestiamo come consueto a ricordare le vittime della Strage di via D’Amelio e sento l’obbligo di citare i nomi: Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli e Agostino Catalano. Tutti miei colleghi appartenenti alla Polizia di Stato, addetti alla scorta di Borsellino. Rimase illeso l’altro mio collega Antonino Vullo, che abbraccio affettuosamente.

Ancora oggi sento rabbia dentro di me, specialmente vedendo tanti personaggi che in modo spocchioso affermano di essere stati “amici” di Paolo Borsellino o di aver consumato con lui pranzi luculliani. Mistificazione pura della realtà. L’ostilità verso Paolo Borsellino era ampiamente nota. Persino il progetto di escluderlo nelle indagini sulla strage di Capaci, dove perse la vita suo “fratello” Giovanni Falcone, appare inconcepibile.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (Wikipedia)

Quanti bastoni tra le ruote ci sono stati posti per impedire, che Paolo Borsellino interrogasse Gaspare Mutolo? Tanti! Io e Mutolo aspettavamo da giorni l’arrivo di Paolo Borsellino. Poi finalmente il primo luglio 1992 abbiamo iniziato gli interrogatori, che si sono susseguiti il 16 e 17 luglio. Il 19 la tragedia. Il represso odio nei confronti di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone aveva origini lontane. Ma che la genesi di tanto odio, provenisse da “fuoco amico”, fa pensare sulla genuinità comportamentale di alcuni magistrati. In ultimo, vorrei parlare di un supposto pentito di mafia, tal Vincenzo Calcara, ma preferisco sul personaggio stendere un velo pietoso.

Dottor Paolo Borsellino, mi mancano tantissimo le nostre oceaniche fumate: sigarette a iosa. Lei aveva programmato mesi e mesi di lavoro insieme. Purtroppo il 19 è stato fatale. Immagino come sarebbe stato il nostro lavoro, con l’arrivo alla DIA di altri 4 collaboratori di giustizia: Pino Marchese, suo cugino Giovanni Drago, Santino Di Matteo e Gioacchino La Barbera. Mizzica, sarebbe stato bellissimo, conoscendo la sua alta professionalità. Lei dottor Paolo Borsellino è e sarà sempre nel mio cuore, così come i miei colleghi Emanuela, Agostino, Walter, Claudio e Vincenzo.

   

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