Cerca

Primo PianoPrimo Piano

Commenti: Vai ai commenti

La Corte Suprema USA sostiene i gruppi religiosi di New York contro le restrizioni

Con un voto di 5 a 4 il tribunale ha impedito allo Stato di NY di reimporre i limiti ai raduni religiosi, poiché viola i diritti alle libertà del Primo Emendamento

Corte Suprema di Giustizia, USA (wikimedia)

Nella tarda serata di mercoledì 25 novembre, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha votato 5 a 4 per impedire allo Stato di New York di reimporre i limiti ai raduni religiosi, poiché questi violano i diritti alla libertà religiosa assicurati dal First Amendment della Costituzione USA.

Questo episodio ha segnalato un importante cambiamento nell’approccio della Corte Suprema alle restrizioni relative al coronavirus. La sentenza di emergenza emessa poco prima di mezzanotte, mostra il primo spostamento a destra della Corte Suprema, da quando la giudice conservatrice Amy Coney Barrett è stata nominata dal presidente Donald Trump, occupando il seggio dalla giudice liberale Ruth Bader Ginsburg, morta a settembre.

La giudice Barrett ha votato a maggioranza, insieme agli altri giudici nominati da Trump: Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh. I tre giudici liberali hanno invece espresso il loro dissenso, così come il giudice capo conservatore John Roberts.

Il giudice Amy Coney Barrett durante le audizioni della commissione giustizia del Senato

La decisione della Corte Suprema è stata una grande vittoria per la diocesi cattolica romana di Brooklyn e Agudath Israel, una congregazione ebraica ortodossa, che avevano contestato le restrizioni imposte dal governatore di New York, Andrew Cuomo.

Lo scorso 6 ottobre, Cuomo aveva chiuso le attività non essenziali nelle aree in cui si stava registrando un aumento delle infezioni di Covid-19. Nei luoghi di culto erano stati limitati i raduni ad un massimo di 10 persone nelle zone “rosse” e 25 in quelle “arancioni”.

In tribunale, la diocesi cattolica di Brooklyn ha affermato che le restrizioni avevano ingiustamente colpito i luoghi di culto, mentre Agudath Israel of America ha detto che erano stati “discriminati”.

In risposta, è stato spiegato che New York era stato l’epicentro dell’epidemia negli Stati Uniti in primavera, e che le riunioni religiose erano state trattate persino in modo meno rigoroso rispetto ai concerti, che per esempio, erano stati completamente banditi.

Ma la maggioranza della Corte Suprema ha stabilito che “anche in caso di pandemia, la Costituzione non può essere archiviata e dimenticata. Le restrizioni in questione colpiscono il cuore stesso della garanzia di libertà religiosa del Primo Emendamento”.

Il giudice Neil Gorsuch in un’opinione separata ha affermato che “anche se la Costituzione ha preso una vacanza durante questa pandemia, il 2020 non può diventare un anno sabbatico” e che “i tribunali devono riprendere ad applicare la clausola di esercizio libero”.

Andrew Cuomo, governatore dello stato di New York, durante la conferenza stampa

La giudice Barrett non ha espresso la sua opinione separatamente, ma faceva parte della maggioranza a sostegno dell’opinione dominante e non firmata della corte.

John Roberts e gli altri tre giudici democratici del tribunale hanno invece sottolineando che “Può darsi che tali restrizioni violino la clausola di esercizio libero”, ma non era “necessario pronunciarsi su questa questione così seria e difficile in questo momento”, considerato anche che il governatore Andrew Cuomo ha recentemente riclassificato le aree in questione in colore “arancione” e “giallo”, revocando le restrizioni. Infatti, l’azione del tribunale non avrà un impatto immediato in questo momento.

Roberts ha aggiunto che “Ignorare le decisioni prese dai funzionari della sanità pubblica riguardo a ciò che è necessario per la sicurezza pubblica nel mezzo di una pandemia mortale è una questione significativa”.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter