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Hunter Biden indagato per questioni fiscali, Facebook in giudizio e… Trump gode

Il figlio del Presidente eletto fa sapere di essere sotto indagini in Delaware per problemi di tasse su affari cinesi. Intanto guai seri per FB sull'antitrust

Hunter Biden

Arriva il momento delle vendette. La prima contro il figlio di Joe Biden, la seconda contro Facebook che continua a censurare i messaggi farneticanti del presidente Trump.

Hunter Biden, il figlio del presidente eletto, è indagato per questioni fiscali in Delaware, lo Stato dove ha la sua residenza legale. Lo ha detto lui stesso affermando di essere fiducioso di poter dimostrare la sua innocenza. “Ho saputo ieri per la prima volta che l’ufficio della procura federale di Wilmington in Delaware ha informato il mio avvocato che sono indagato per alcune mie questioni fiscali. Prendo questa cosa molto seriamente ma sono fiducioso che un esame oggettivo di queste questioni dimostreranno che ho gestito i miei affari legalmente e in modo appropriato, con il beneficio di consulenti fiscali professionali”, ha reso noto Hunter Biden in una dichiarazione rilasciata dai suoi avvocati.

La Cnn afferma che l’indagine non riguarderebbe le sue attività in Ucraina, ma quelle in Cina, paese in cui nel 2017, dopo che il padre aveva lasciato la Casa Bianca, con le sue conoscenze metteva in contatto investitori cinesi con società americane. Il dossier sarebbe stato raccolto da alcuni senatori repubblicani che poi lo portarono alla Commissione Finanze del Senato, dove i repubblicani hanno la maggioranza, ed era stato consegnato alla Homeland Security. Il presidente Trump ha sollecitato più volte l’Attorney General William Barr ad aprire una inchiesta sulle attività del figlio del presidente eletto.

Secondo quanto riportato dalla Cnn una delle attività di Hunter Biden era quella di mettere in contatto venditori cinesi e acquirenti americani. Uno di questi investitori, CEFC China Energy era alla ricerca di partner per investire negli Stati Uniti in progetti energetici. In uno degli incontri di affari avvenuto a Miami in Florida con l’allora presidente della CEFC China, Ye Jianming, gli fu regalato un diamante da 2.8 carati. Due anni dopo, nel 2019, Hunter Biden raccontò la storia al settimanale New Yorker affermando che alla fine della riunione si sentiva imbarazzato per il dono che gli era stato fatto e lo regalò ad alcuni colleghi impegnati anche loro nella trattativa. “Sapevo che non fosse una buona idea prendere quel regalo, ma ero imbarazzato e non volevo che la mia reticenza fosse interpretata dal presidente della società cinese, che era molto formale, come un gesto ostile nei suoi confronti”.

Mesi dopo Ye Janming venne arrestato a Pechino con l’accusa di corruzione. Nella stessa intervista Hunter Biden raccontò il suo calvario con la tossicodipendenza, dentro e fuori centri di disintossicazione e di riabilitazione fatti che distrussero la sua vita personale. Durante il divorzio l’avvocato della moglie tirò fuori in tribunale la vicenda del diamante cinese, che secondo il legale valeva 80 mila dollari e chiedeva gli alimenti in base alle risorse economiche del marito. Ricevere questi regali ha implicazioni fiscali e non è chiaro se nella denuncia dei redditi Hunter Biden abbia mai dichiarato il valore del diamante.

“Il presidente eletto Joe Biden è profondamente orgoglioso di suo figlio, che ha combattuto sfide difficili, compresi i violenti attacchi personali degli ultimi mesi, solo per emergere più forte” afferma un comunicato rilasciato dall’ufficio stampa del team Biden-Harris commentando la notizia dell’inchiesta sul figlio del presidente eletto.

Di sicuro l’avvio di questa indagine sul figlio del presidente eletto diventerà nei prossimi mesi il ritornello che i senatori repubblicani ripeteranno nelle audizioni per la conferma del prossimo Attorney General.

Marck Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook,  durante la sua testimonianza davanti ai senatori del Congresso USA

In un’azione legale separata la Trade Commission, l’ente federale per il commercio, ha citato in giudizio Facebook, per un accordo fatto e approvato dallo stesso ente federale anni fa con cui il gigante di Silicon Valley acquistò Instagram e Whatsup ottenendo in questo modo il monopolio della messaggistica istantanea. Ora la Trade Commission vuole rinegoziare il contratto e vuole frantumare la società. Questo mentre l’Attorney General dello stato di New York, Letitia James, e altri 47 Attorney General degli Stati Uniti, hanno chiesto al governo federale di regolamentare il potere che le società della Silicon Valley hanno, prima tra tutte Google, sui motori di ricerca incuranti delle multe che Europa e Stati Uniti comminano per il loro monopolio. Negli ultimi mesi i rapporti tra il presidente Trump e Facebook sono pessimi perché sia che Twitter censurano i suoi messaggi. 

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