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I Grandi Elettori mettono il sigillo alla vittoria di Biden, ma Trump cova vendetta

Le operazioni di voto in remoto da tutte le sedi dei parlamenti statali portano Biden al traguardo finale; l'Attorney General William Barr getta la spugna

“In questa battaglia per l’anima dell’America, la democrazia ha prevalso” ha detto il presidente eletto Joe Biden

Joe Biden è il nuovo presidente degli Stati Uniti. Il sigillo finale lo ha messo la California. I 55 Grandi Elettori del Golden State hanno votato per il candidato democratico che così ha superato i 270 delegati necessari per conquistare la presidenza. Cala il sipario su una campagna elettorale piena di veleni e di accuse. I Grandi Elettori stanno mettendo fine a tutte le bugie di Donald Trump. Mentre il voto era ancora in corso, il presidente eletto Joe Biden si preparava a prendere la parola per ringraziare e mettere fine a questa interminabile campagna elettorale piena di veleni e di accuse (vedi il video sopra con il discorso di Biden). E alla fine Biden ha scagliato le sue parole per seppellire una volta per tutte le velleità di Trump di sabotare il processo democratico: “In questa battaglia per l’anima dell’America, la democrazia ha prevalso”. Così il presidente eletto Joe Biden in un discorso dopo il voto dei grandi elettori. “We the People abbiamo votato. La fede nelle nostre istituzioni ha tenuto. L’integrità delle nostre elezioni rimane intatta. E quindi è il momento di girare pagina. Di unirci. Di guarire”.

Il presidente Donald Trump e l’Attorney General William Barr (Wikimedia/Photo by: Shane T. McCoy/U.S. Marshals, Office of Public Affairs from Washington DC)

Intanto, a mettere la ciliegina sulla torta ad una giornata in cui si chiude definitivamente l’era Trump, ecco che oggi arriva anche la notizia che l’Attorney General William Barr si è dimesso. Il ministro della giustizia ha praticamente giocato di anticipo, evitando così di farsi licenziare dal suo capo che da alcuni giorni era furioso con lui per aver dichiarato che le elezioni finora erano risultate regolari.

I Grandi Elettori si sono riuniti lunedì mattina nei propri parlamenti statali per dare il voto con cui si cementa la vittoria elettorale di Joe Biden. In quest’anno di coronavirus anziché riunirsi a Washington si è votato in remoto dalle aule semideserte. Il farruginoso sistema elettorale, mai messo alla prova come quest’anno nei suoi 275 anni di storia, prevede che gli elettori votino il primo martedì di novembre. Il candidato che si aggiudica più voti nello Stato conquista un numero di Grandi Elettori che varia da Stato a Stato in base al numero di abitanti. Il voto avviene con due schede, una per il presidente e una per il vicepresidente. Per essere eletti bisogna ottenere almeno 270 voti dei Grandi Elettori sui 538 disponibili.

La mappa con il risultato dell’Electoral College di 270towin.com

Biden che ha ottenuto 81 milioni e 200 mila voti ha conquistato 306 Grandi Elettori mentre Trump ha ottenuto 74 milioni e 200 mila voti assicurandosi 232 Grandi Elettori. In 32 Stati più il Distretto di Columbia (Washington) c’è l’obbligo per i Grandi Elettori di votare per il candidato che ha avuto il maggior numero di voti nello Stato. Negli altri 28 Stati questo obbligo non c’è, ma tutti i Grandi Elettori sono selezionati dal partito che ha ottenuto più voti nello Stato e salvo rarissime eccezioni tutti hanno sempre mantenuto fede alle regole. Un meccanismo antiquato, quasi un rito, creato ai tempi dei coloni che non avendo possibilità di avere un conteggio totale del voto popolare il giorno delle elezioni crearono questo procedimento per dare la possibilità ai delegati dei vari Stati di raggiungere Washington in poco più di un mese. Un sistema anacronistico ma che finora è sempre stato rispettato.

In Michigan il voto è stato fatto nel Parlamento Statale di Lansing e il palazzo era presidiato dalla polizia e dagli agenti federali dopo che alcuni Grandi Elettori hanno ricevuto minacce di morte. In questo Stato nei mesi scorsi gli agenti hanno sventato un piano preparato dalle milizie locali per rapire Gretchen Whitmere, governatore dello Stato che per far fronte all’altissimo numero di contagi per il coronavirus aveva ordinato la chiusura degli esercizi commerciali, ristoranti e scuole e, secondo i miliziani, aveva “abusato” dei suoi poteri limitando le libertà individuali.  Uno Stato, come molti altri, in cui la gente può andare in giro armata con la sola restrizione che le armi siano visibili.

Durante il weekend alcuni scontri e tafferugli sono avvenuti in diverse città proprio tra questi gruppi di estremisti che protestavano contro la Corte Suprema che aveva respinto l’ultimo ricorso presentato da Trump contro l’esito delle elezioni. A Washington la polizia è dovuta intervenire con i gas lacrimogeni per dividere alcuni supporter pro Trump, tra cui alcuni membri del gruppo di estrema destra Proud Boys, da un gruppo di contromanifestanti. Quattro persone sono state accoltellate e ora sono ricoverate in ospedale. Il New York Times afferma che ci sono stati una ventina di arresti. Ad Olympia, la capitale dello Stato di Washington, nel corso di una manifestazione sono stati esplosi colpi di pistola partiti da un gruppo di manifestanti pro-Trump verso alcuni manifestanti di Black Lives Matter. Tra questi ultimi una persona è rimasta ferita e una persona è stata arrestata.

Nonostante il voto con cui la vittoria di Joe Biden è stata cementata Donald Trump non smette di mandare i suoi tweet carichi di risentimento in cui afferma che queste elezioni del 2020 “sono state le più corrotte della storia americana!” Messaggi che confermano come anche dopo il sigillo elettorale emesso dai Grandi Elettori il presidente non sia intenzionato a mettere fine alle sue recriminazioni. “L’America rischia di avere un presidente illegittimo, ma la battaglia non è ancora conclusa” aveva detto ieri in un programma di Fox News continuando poi con la sua litania sulle “elezioni truccate”, ribadendo come in alcuni stati siano stati contati voti dei morti. Accuse di brogli che erano state più volte smentite anche dal ministro della Giustizia William Barr che infatti, secondo il Washington Post,  aveva le ore contate e così é stato. Donald Trump avrebbe discusso durante il fine settimana la possibilità di un suo siluramento nel corso di un meeting con lo staff della Casa Bianca. Secondo l’influente quotidiano della capitale federale Trump, che già aveva espresso il suo disappunto contro l’Attorney General dopo che aveva clamorosamente smentito i brogli elettorali, Trump era furioso perché Barr non aveva reso pubblica prima delle elezioni l’indagine federale nei confronti di Hunter Biden. A peggiorare la già tesa situazione tra i due, c’erano anche le insistenti voci secondo le quali Barr fosse sul punto di dare le sue dimissioni, notizia poi puntualmente arrivata.

Joe Biden presidente USA (Illustrazione di Antonella Martino)

Se alla Casa Bianca c’è tensione, al Senato c’e la preoccupazione da parte dei repubblicani per la possibilità di poter perdere la maggioranza con le prossime elezioni in Georgia. La Cnn ha mostrato le immagini delle lunghe file di elettori che hanno richiesto di poter votare anticipatamente sia per posta che di persona inserendo il voto nelle cassette elettorali. Già più di un milione di elettori hanno chiesto le schede per i due ballottaggi del 5 gennaio che decideranno il controllo del Senato. Secondo il Wall Street Journal, sono 1,2 milioni le schede richieste per il voto postale mentre altre 200.000 sono già state spedite: un dato che anticipa un’affluenza da record per l’ultima, decisiva corsa di queste elezioni 2020. Circa il 67% di coloro che ha richiesto di votare per posta alle elezioni del 3 novembre ha fatto lo stesso per questi ballottaggi, secondo i dati di Us Elections Project. “Sembra che avremo un’elezione dalla alta affluenza”, ha commentato il segretario di Stato della Georgia, Brad Raffensperger, alla Cnn “esorto tutti gli elettori a partecipare massicciamente, perché non ci sarà un ballottaggio dopo i ballottaggi. E così gli elettori si sono messi in fila. I democratici Jon Ossoff e Raphael Warnock puntano a scalzare i due senatori in carica, entrambi repubblicani, Kelly Loeffer e David Perdue, devotissimi del presidente Trump. Perdue ha un problema di investimenti in borsa poco cristallini che, secondo le accuse, avrebbe fatto usando la sua posizione privilegiata. Accuse di inside trading che la commissione etica del Senato, a maggioranza repubblicana, ha annullato, ma che il suo rivale politico, Jon Osoff ripete ad ogni suo comizio. Raphael Warnock è un pastore protestante molto popolare ad Atlanta dove predica nella Ebnezer Church, la Chiesa di Martin Luther King Jr. Popolarissimo tra la comunità afroamericana se la vedrà con Kelly Loeffer. Nel dibattito della settimana scorsa i sondaggi la hanno vista in vantaggio su Warnock e il Washington Post con uno sprezzante articolo ricorda ai sondaggisti come tutte le previsioni nell’ultima contesa elettorale si siano rivelate sbagliate e soprattutto che i sondaggi non tengono conto delle opinioni delle minoranze.  In questo Stato ha vinto Joe Biden, primo democratico dal 1992 ad aggiudicarselo e domani Biden andrà ad incontrare i due candidati.  Se i democratici si dovessero aggiudicare questi due seggi al Senato otterrebbero la maggioranza. Ed ecco la preoccupazione dei leader repubblicani al Senato.

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