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Il gelido riconoscimento di McConnell a Biden mentre tutti temono la Georgia

Il capo dei senatori repubblicani fa l'atteso gesto nei confronti del presidente eletto continuando a far le fusa a Trump in attesa del voto del 5 gennaio

Joe Biden questa mattina ha nominato Pete Buttigieg, suo vecchio avversario alle primarie democratiche e astro nascente dei dem, segretario ai Trasporti

Ci sono voluti 42 giorni, ma alla fine la ragione è prevalsa. Il leader dei senatori repubblicani Mitch McConnell ha ammesso questa mattina per la prima volta che Joe Biden è il presidente eletto e si è congratulato con lui.

Il leader della maggioranza repubblicana al Senato era stato fortemente criticato per non aver riconosciuto la vittoria di Biden subito dopo che ieri il Collegio Elettorale ne aveva certificato il successo. Le congratulazioni, anche se Mitch McConnell e Joe Biden hanno una lunga militanza al Senato, sono state fatte  quasi malvolentieri, con un tono ufficiale, senza molti complimenti e invece di augurare buon lavoro al nuovo presidente eletto sperando di trovare punti in comune in un momento in cui il Paese attraversa una grave crisi, ha elencato come il presidente uscente Donald Trump “meriti il nostro ringraziamento. La lista dei risultati da lui raggiunti dal 2016 è quasi infinita”. Un ringraziamento al passato e un gelido benvenuto al futuro. Poco dopo altri repubblicani, Lindsey Graham, Mike Brown, hanno fatto la stessa cosa dopo che nei giorni scorsi Mitt Romney, Lamar Alexander e Susan Collins lo avevano già fatto.

Si è congratulato con Biden anche Vladimir Putin che con un telegramma ha augurato al presidente eletto ogni successo e ha espresso la fiducia che la Russia e gli Stati Uniti, “nonostante le loro differenze”, possano aiutare realmente “a risolvere molti problemi e sfide che il mondo sta affrontando ora”.

Ieri sera Biden ha parlato alla Nazione dalla sua sede presidenziale di Wilmington in Delaware. “La vittoria è limpida, la volontà del popolo ha prevalso. In America, i politici non si prendono il potere. La fiamma della democrazia arde in questa nazione da tanto tempo e ora abbiamo capito che niente, nemmeno questa tremenda malattia che sta colpendo il nostro Paese, o gli abusi di potere, possono estinguere questa fiamma” ha detto il presidente eletto assicurando poi che “la volontà del popolo ha prevalso”. “E’ ora di voltare pagina” e “di mettere sotto controllo la pandemia”, “la nostra democrazia ha funzionato”. Ora i voti del Collegio Elettorale saranno inviati al Congresso che li conterà il prossimo  6 gennaio nel corso di una seduta congiunta.

Come Mitch McConnell ha riconosciuto la vittoria di Joe Biden sono partiti i twit del presidente che continua a sostenere che le elezioni sono state illegittime poiché sono state  viziate dai brogli e che continuerà nella sua battaglia per fare prevalere la sua vittoria. Tecnicamente il presidente avrebbe il potere di ribaltare il risultato. Una legge del 1887 infatti consente di poter obiettare il voto se a farlo sono congiuntamente un deputato e un senatore. A questo proposito il leader della maggioranza repubblicana Mitch McConnell ha chiesto ai suoi colleghi repubblicani di non assecondare la richiesta fatta dal congressman repubblicano Morris Brooks dell’Alabama che aveva detto di essere pronto per presentare le obiezioni per annullare il voto certificato dal Collegio Elettorale che verranno esaminate sia dal Senato che dalla Camera. Una prassi che si è verificata solo tre volte nella storia degli Stati Uniti: nel 1887, nel 1969 e nel 2005 e che è stata sempre bocciata. 

Pete Buttigieg in the illustration by Antonella Martino

Biden questa mattina ha nominato Pete Buttigieg, suo vecchio avversario alle primarie democratiche e astro nascente dei dem, segretario ai Trasporti. Buttigieg è stato sindaco di South Bend in Indiana, una città di circa 100 mila abitanti a due ore di auto da Chicago. Non ha esperienza del difficile mondo politico di Washington, ma è un emergente molto pacato con moltissime idee pratiche e innovatrici. E’ sposato con un altro uomo e l’America di Trump e Pence, quel “Main Stream” conservatore della Bible Belt americana, lo vede come la personificazione del diavolo.

Subito dopo la nomina Biden è andato in Georgia per fare campagna elettorale per i due candidati democratici in vista dei ballottaggi del 5 gennaio che decideranno il controllo del Senato. Ad Atlanta si è incontrato prima con Stacie Abrams ex candidata a governatore della Georgia, battuta dal repubblicano Brian Kemp in una elezione molto contestata. La Abrams insieme a Keisha Lance Bottoms è la figura politica più influente dello Stato dopo che con la sua organizzazione “Fair Fight Action” creata un paio di anni fa ha fatto registrare nelle liste elettorali poco meno di un milione di nuovi elettori. La posta in palio è altissima. Se i democratici dovessero aggiudicarsi entrambi i seggi otterrebbero il controllo del Senato e per Biden i prossimi quattro anni con la maggioranza democratica in entrambi i rami del parlamento, sarebbero molto più facili per poter attuare quelle riforme necessarie per uscire dalla crisi sanitaria e da quella economica.

Poi il presidente eletto si è incontrato con Raphael Warnock e Jon Ossoff  i due candidati democratici che hanno sfidato gli attuali senatori del Gop Kelly Loeffler e David Perdue. Perdue ha ottenuto 86.000 voti in più di Ossoff il 3 novembre ma non ha superato il 50% delle preferenze e così si sono resi necessari i ballottaggi. Warnock, che è un pastore protestante molto noto nella comunità afroamericana di Atlanta dove fa i sermoni domenicali nella Ebnezer Baptist Church, la chiesa dove predicava Martin Luther King Jr., nelle elezioni del 3 novembre ha tratto vantaggio dal fatto che nella contesa elettorale ci fosse anche un altro candidato repubblicano, Doug Collins, che ha sottratto i voti alla Loeffler.

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Entrambi i senatori in carica sono sostenitori del presidente Trump. Un fatto questo che in uno stato dove si è combattuta un’aspra battaglia politica in casa repubblicana per la certificazione dei voti, potrebbe aver disincantato l’lettorato moderato e spento l’ardore politico dei seguaci di Trump. Il presidente ancora oggi ha continuato a martellare il locale establishment politico repubblicano con i suoi twit velenosi chiedendo un processo per il governatore e il segretario di Stato per la loro complicità nei brogli elettorali. Polemiche sterili che rischiano di far perdere i due candidate Gop. Considerando la posta in gioco, ovvero il controllo del Senato, un fiume di soldi viene speso per la pubblicità in in vista dei ballottaggi. Già oltre un milione di elettori hanno chiesto di votare per posta. Secondo Us Elections Project circa il 67% degli elettori che hanno votato per posta il 3 novembre ha chiesto di fare lo stesso per questi balottaggi.

Intanto a Washington si studia un modo per fare l’Inauguration il prossimo 20 gennaio. Tutti d’accordo in quest’anno dominato dal coronavirus, per fare una cerimonia semplice e con pochissime persone. Resta da vedere se sarà all’interno di una sede storica, come potrebbe essere l’aula del Senato o la sala del Lincoln Monument, o se invece sarà all’aperto per minimizzare il rischio di possibili trasmissioni del virus. Quando Trump fece un party nel Rose Garden della Casa Bianca per celebrare la nomina del giudice Amy Coney Barrett alla Corte Suprema circa una cinquantina tra invitati e personale degli uffici del presidente, ovviamente senza mascherina, contrassero il covid-19.

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