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Discorso agli italiani sul crimine di Trump nel tempio sacro della democrazia USA

In Italia in molti, come la Meloni, non hanno capito la gravità dell'assalto delle truppe trumpiste al Campidoglio: un italiano americano prova a spiegare meglio

Illustration by Antonella Martino

L’irruzione violenta nel Campidoglio degli Stati Uniti nel giorno dell’Epifania da parte di una folla armata, aizzata dal Presidente in carica, è stata un atto violento e sedizioso. In Italia si tratterebbe del crimine previsto dall’articolo 284 del Codice Penale: insurrezione armata contro i poteri dello stato. Ma si è trattato anche di un sacrilegio perpetrato nel tempio massimo della democrazia americana mentre stava celebrando il suo rito più solenne: la seduta congiunta di deputati e senatori per la ratifica dell’elezione del nuovo presidente.  Par capire la portata di quello che è successo e l’effetto che ha avuto su di me e sulla gran parte degli americani dovete immaginare che la folla inferocita e sobillata da Trump avesse violato non solo Montecitorio durante l’elezione del Presidente della Repubblica, ma avesse anche forzato e sfondato la porta della Cappella Sistina mentre è in corso il conclave per l’elezione del Papa.

Il Campidoglio, sede del Congresso degli Stati Uniti a Washington (Foto VNY / D.M.)

Washington DC è la Roma degli statunitensi. E’ la capitale politica del paese, ma ne è anche il centro religioso. A Roma si stratificano e si distinguono le vestigia dell’impero, del cattolicesmo trionfante e papale, della capitale unitaria sabauda e, volendo, anche le architetture razionaliste del fascismo. A Washington ci si trova davanti a quella sintesi originale tipicamente americana in cui religione e politica si mescolano in una fusione laica, secolare e patriottica. I monumenti ai padri fondatori da Washington a Jefferson a Lincoln hanno la maestà dei templi dell’antica Grecia mentre la grande cupola del Campidoglio (Capitol Hill in inglese, ma chiaro omaggio al Campidoglio romano) è ispirata a quella del Pantheon di Roma.

La prima volta che ho visitato la capitale americana, più di trent’anni fa, fui colpito dalla maestosità e sacralità di questi edifici laici; quasi mi veniva da farmi il segno della croce quando entravo, cosa che sarebbe stata quanto mai inopportuna, considerando che erano stati concepiti come bastioni del laicismo più secolare. Veder violare questi edifici e queste istituzioni dalle truppe trumpiane, senza significativa resistenza da parte delle forze di polizia, mi ha turbato profondamente anche se non mi ha sorpreso. Nel suo ultimo libro, Strongmen, la mia collega Ruth Ben-Ghiat, storica del fascismo ed esperta delle varie forme di autoritarismo contemporaneo, sostiene che non è previsto il capitolo finale nel manuale dell’uomo politico autoritario e che la sua uscita di scena è sempre drammatica e spesso violenta.

Donald Trump (by Antonio Giambanco/VNY).

E passiamo adesso a sfatare alcuni luoghi comuni che ho letto e sentito in questi giorni da parte di italiani che non sanno niente della storia e della politica americana e che parlano a vanvera intasando i social media con farneticazioni e deliri mal tradotti da siti estremisti americani.

“E’ una mascherata, non diamole importanza…”

Il fatto che alcuni degli insorti indossasse costumi e maschere (ma non mascherine chirurgiche perché loro al Covid non credono anche se gli americani stanno morendo come mosche) non rende meno grave le loro azioni. Le corna, le pelli di animale e le magliette che inneggiano ad Auschwitz dicono qualcosa dei disturbi mentali e caratteriali di cui alcuni di loro soffrono e potranno servire ai loro avvocati difensori per ottenere sentenze più miti, ma non rendono meno grave l’azione collettiva. Se mi vesto da Mago Merlino e rapino una banca con una pistola, il reato rimane rapina a mano armata, anche se indosso un cappello a punta.

 “Non è colpa di Trump…”

Un tweet del 6 gennaio di Giorgia Meloni

Quell’anima bella della Giorgia Meloni nel suo assurdo tweet di commento fa riferimento al presunto appello alla pacificazione del Presidente uscente. Ricordiamo che Trump nel discorso alla folla davanti alla Casa Bianca ha concluso invitando i rivoltosi a marciare sul Congresso per indurre i deputati e senatori repubblicani a ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali. Solo dopo che è stato ripristinato l’ordine all’interno del Campidoglio, ha mandato un messaggio sommamente ambiguo in cui diceva ai delinquenti che avevano sfondato porte e finestre del Congresso che li amava e li invitava ad andare a casa. Il messaggio è stato diffuso dopo che la Sindaca di Washington aveva già ordinato il coprifuoco fino alla mattina successiva. Anche importanti esponenti repubblicani, dall’ex presidente Bush jr. fino all’ex candidato presidenziale Romney, hanno denunciato il comportamento sedizioso e anticostituzionale di Trump. La nostra sorella d’Italia invece lo assolve e solidarizza.  

 “Gli americani se lo sono voluto…”

Ricordiamo che Trump ha perso le elezioni non solo in termine di voti individuali (7 milioni in meno del suo avversario), ma anche con un notevole margine di grandi elettori. Tutte le cause (una sessantina) che ha intentato con le accuse di frodi e brogli sono state ritenute inammissibili e infondate da tutti i tribunali che le hanno esaminate. Molti dei giudici chiamati a decidere erano repubblicani e nominati da lui stesso. Quindi senz’altro circa 70 milioni di americani hanno votato per Trump e, ovviamente, non sono tutti estremisti pazzi e filonazisti come i figuri che hanno violato il parlamento, ma la maggioranza degli americani ha deciso di voltare pagina dando ai democratici la tripletta del potere (presidenza, camera e senato).

Uno dei trumpisti che ha invaso il Congresso. (Immagine: youtube)

Nel discorso con cui ha ripreso i lavori della Camera interrotti dai terroristi trumpiani, la Presidente Nancy Pelosi è stata molto dura nel giudizio che ha dato della responsabilità e del ruolo di Trump in quella insurrezione senza precedenti nella recente storia americana, ma ha concluso ricordando che era la festa dell’Epifania, una festa che invita all’apertura e all’unità e recitando la preghiera attribuita a s. Francesco il patrono della sua città d’origine: “Signore fai di me uno strumento della tua Pace”. Era il ritorno alla normalità democratica, ma era anche una preghiera per ripristinare la sacralità del tempio della democrazia in cui tutti gli americani devono riconoscersi.

Joe Biden e Kamala Harris nell’illustrazione di Antonella Martino

Rimangono dodici giorni al giuramento del Presidente Joe Biden e della Vice Presidente Kamala Harris. Saranno giorni delicati e convulsi con un Trump fuori controllo e in uno stato di squilibrio mentale attestato da parecchi suoi stretti collaboratori. Sono italiano, ma sono anche americano di cittadinanza e di cuore. Fino a quando non scoccherà il mezzogiorno del 20 gennaio e i poteri saranno completamente trasferiti al nuovo team presidenziale non sarò tranquillo perché ho ragioni di temere per la democrazia e il futuro del mio paese adottivo.

 

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