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Washington blindata in attesa di inaugurare Biden tenendo a bada i trumpisti armati

Continuano le indagini sulle complicità che gli insurrezionisti avrebbero avuto da dentro il Congresso per l'azione violenta; Trump intanto non paga Giuliani

I militari delle National Guard dentro Capitol Hill per difendere i lavori del Congresso (Immagine da youtube)

Il giorno dopo che il Congresso ha votato il secondo impeachment per il presidente Donald Trump la capitale federale si blinda in attesa che lunedì prossimo Joe Biden e Kamala Harris prestino il giuramento per diventare presidente e vice.  Chiuso il Mall, il grande parco con l’enorme piscina e il Washington Monument al centro, dopo che l’Fbi ha dato l’allarme riconoscendo una dozzina di terroristi che si sono dati appuntamento nella capitale con un gruppo di suprematisti bianchi. Ma non è solo la capitale federale a prendere le precauzioni per evitare che i seguaci di Donald Trump, questa volta armati, lancino una nuova offensiva. Molte città degli Stati Uniti considerate ad “alto rischio” hanno fatto lo stesso. Ventimila soldati della Guardia Nazionale, più dei militari americani in Afghanistan, sono stati dispiegati per proteggere il Paese: 15 mila solo a Washington.

Si preparano al peggio anche Lansing, capitale del Michigan dove i miliziani armati durante l’estate hanno già occupato i palazzi del governo locale. Alcuni avevano pure preparato un piano per rapire la governatrice dello Stato Gretchen Whitmerhan. Si prepara anche Portland, capitale dell’Oregon, questa estate al centro di marce e scontri tra suprematisti bianchi e Black Lives Matter.

L’attacco a Capitol Hill del 6 gennaio: Wikimedia Commons

Quest’America che dovrebbe salutare l’investitura del nuovo capo della Casa Bianca è inferocita. I seguaci di Trump ritengono che Joe Biden sia un presidente illegittimo che ha conquistato la presidenza con elezioni truccate. Inutili le smentite dell’Attorney General, dell’Fbi, dei responsabili della cibersicurezza, dei governatori, dei segretari di Stato dei vari Stati dell’Unione. Inutili 50 decisioni dei tribunali di tutti i gradi che hanno respinto tutte le istanze presentate dagli avvocati di Trump per i brogli elettorali senza portare una sola prova. Loro credono solo a Trump che gli ha raccontato che le elezioni erano truccate e ora nessuno è in grado di persuaderli che non era vero.

Si sono dati appuntamento con il passaparola perché Twitter, Facebook e anche Parler sono monitorati dagli agenti federali. Lo ha provato direttamente Eduard Florea, aspirante Proud Boy, che dopo aver postato un messaggio in cui diceva che andava a Washington con altre tre auto piene di amici armati, gli agenti sono piombati a casa sua nel Queens. Lo hanno arrestato e hanno sequestrato numerosi pugnali e un migliaio di proiettili.

Il sergente Thomas Robertson, a destra, e il poliziotto Jacob Fracker, hanno postato sui social questa foto di loro mentre occupano Capitol Hill (Immagine ATTORNEY’S OFFICE FOR D.C)

Altri arresti ci sono stati per le violenze al Campidoglio. Catturato Robert Sanford, ripreso dalle telecamere del Congresso mentre getta un estintore sulla testa di un agente. Presi anche due agenti della polizia di Rocky Mount in Virginia. Il sergente Thomas Robertson e l’agente Jacob Fracker sono stati immortalati dalle telecamere del Campidoglio mentre facevano dei gesti strani, forse dei segnali, ad altri scalmanati. Entrambi sono stati momentaneamente sospesi dal servizio attivo.  Si sono costituiti invece Kevin Seefried, l’uomo fotografato con la bandiera confederata nei saloni del Campidoglio, ed il figlio Hunter che erano andati a Washington per prendere parte alla protesta. Sono stati arrestati e domani compariranno davanti al magistrato per l’imputazione formale.

Secondo gli inquirenti l’assalto sarebbe stato preparato in anticipo. Lo ha detto indirettamente lo US Attorney del District Of Columbia due giorni fa nella conferenza stampa tenuta con il responsabile dell’Fbi di Washington. Una possibilità che prende sempre più  consistenza dopo le accuse lanciate da Ali Alexander, il leader del movimento “Stop The Steal” creato dall’alleato di Donald Trump, Roger Stone per diffondere le false notizie sui brogli elettorali e unire gli ultras per le dimostrazioni.

In un video postato su Periscope che ora è stato rimosso Ali Alexander afferma che tre congressmen: Andy Biggs dell’Arizona, Mo Brooks dell’Alabama, e Paul A. Gosar anche lui dell’Arizona lo hanno aiutato ad organizzare le proteste al Congresso per bloccare la certificazione dei voti dei Collegi Elettorali. Ma non sarebbero stati i soli. La congresswoman repubblicana, Lauren Boebert, durante l’assalto aveva postato su Twitter il luogo dove si trovava Nancy Pelosi.  In un altro video mostrato da Cnn si sente la voce di una donna che evidentemente aveva conoscenza degli uffici dove si trovavano i parlamentari, che dà direttive su come raggiungere la stanza di Nancy Pelosi.

La congresswoman democratica Mickei Sherrill, democratica del New Jersey, ex pilota di elicotteri, ha raccontato agli inquirenti che il giorno prima dell’assalto al Campidoglio alcuni parlamentari facevano da guida ad un gruppo di persone. Un fatto che le è parso molto strano perché il Campidoglio per via dell’epidemia di coronavirus è chiuso al pubblico. Un sesto le ha detto la mattina successiva di telefonare ai suoi assistenti dicendo loro di rimanere a casa.

Ed ecco che sospetti, diffidenze, animosità avvelenano il Congresso. I repubblicani dopo il voto con cui è stato messo sotto accusa per la seconda volta il presidente meditano vendetta. La congresswoman della Georgia, Marjorie Taylor Green ha detto che vuole avviare la procedura di impeachment per Biden il giorno dopo che il nuovo presidente entrerà alla Casa Bianca.

Trump parla a sette giorni dall’assalto dei suoi sostenitori al Capitol, contro ogni forma di violenza nelle manifestazioni politiche

Donald Trump, dopo il discorso di ieri sera in cui ha condannato le violenze al Congresso e denunciato la censura che gli viene fatta da twitter non ha detto una parola sull’impeachment. Il leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell, ha escluso che il processo possa iniziare prima dell’insediamento di Biden, passando il testimone alla nuova amministrazione. Da vedere ora, dopo l’impeachment, se un presidente che ha finito l’incarico possa essere messo sotto processo dal Senato. Il senatore Tom Cotton ha posto il quesito. Per condannare Trump, ammesso che vengano superati tutti i dubbi costituzionali, c’è bisogno di una maggioranza composta dai due terzi al Senato: i democratici hanno 50 seggi su 100 contro. Ne servono altri 17. L’eventuale interdizione per poter ricoprire cariche elettive si applica solo dopo che il presidente viene riconosciuto colpevole del reato, in questo caso incitamento all’insurrezione. Se il procedimento al Senato non si dovesse svolgere o se il Senato dovesse assolvere il presidente dalle accuse, Donald Trump potrà tornare sulla scena politica.

Oggi il presidente si è trincerato nel silenzio. Gira con insistenza la voce che starebbe preparando un perdono presidenziale per i figli e il genero che nel frattempo si sono trasferiti in Florida prendendo anche la residenza nello Stato.
Viene data con risalto la notizia che il presidente si sarebbe rifiutato di pagare la parcella a Rudy Giuliani. Secondo indiscrezioni riportate dalla Cnn il presidente avrebbe detto al suo avvocato: “Ho perso le elezioni, sono sotto impeachment, e vuoi essere pagato?” Notizia smentita non da Trump che non può mandare i suoi messaggi con Twitter, ma dal suo aiutante Jason Miller.

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