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Il Congresso dei democratici non perdona: Taylor Greene fuori da tutte le commissioni

Isolata la neo congresswoman trumpista che aveva diffuso le teorie complottiste di QAnon; intanto il presidente Joe Biden rilancia la politica estera anti Putin

Marjorie Taylor Greene nella seduta speciale alla Camera forzata dai democratici, ha cercato di distanziarsi dalle sue follie affermando “Di non essere perfetta e che tutti possono sbagliare”, ma era troppo tardi e undici repubblicani si sono uniti ai democratici e la mozione per l'espulsione dalle commissioni è passata con 230 voti contro 199. Joe Biden con Kamala Harris al Dipartimento di Stato annuncia: "La diplomazia è tornata... rinnoveremo il nostro ruolo nelle istituzioni internazionali e reclameremo la nostra credibilità e autorità morale"

Giornata campale al Congresso dove nel giro di poche ore è successo di tutto mentre il presidente Joe Biden annunciava “L’America è tornata” cambiando radicalmente alcune delle direttive diplomatiche del suo predecessore sia sul ritiro dei militari americani dalle basi in Germania, che sui rapporti con il Cremlino.

Ma andiamo con ordine. Di prima mattina, mentre ancora la pesante sconfitta dei trumpiani all’interno del partito repubblicano non era stata assorbita, la Camera dei Rappresentanti si è riunita sollecitata dalla leadership del partito democratico per togliere da tutte le commissioni Marjorie Taylor Greene, la deputata repubblicana seguace dei QAnon, razzista, complottista, negazionista e antisemita, candidata dal Gop a far parte della Commissione Educazione e Lavoro della Camera. Alla fine, dopo una lunga votazione, è stata bocciata dal Congresso.

Ieri i repubblicani si erano riuniti per decidere sul da farsi. Per loro è un problema spinoso perché la stragrande maggioranza dei parlamentari del Gop si rende conto della pericolosità delle idee e del comportamento della loro collega, ma nello stesso tempo, dopo che Donald Trump  l’ha definita la futura star del partito, temono la vendetta dell’ex presidente che, con i suoi milioni di elettori ha il suo pesantissimo peso politico.  Proprio ieri un sondaggio della Hill Harris ha evidenziato come il 66% dei repubblicani lascerebbe il partito se Donald Trump ne formasse uno. E così la leadership del partito ha cercato incredibilmente di scusarla, affermando che le sue dichiarazioni erano state fatte quando non era stata ancora eletta al Congresso.

Il capo della minoranza repubblicana alla Camera, Kevin McCarthy, con evidente imbarazzo ha detto di non conoscere i QAnon, quando solo pochi giorni prima aveva smentito che nel partito ci fossero simpatizzanti del movimento complottista. E così non affrontando  il problema hanno scaricato il peso della decisione ai democratici i quali avevano minacciato che se non fossero stati presi provvedimenti dal partito di appartenenza della deputata, l’avrebbero allontanata loro, con un voto alla Camera. Una cosa mai avvenuta al Congresso e che crea un pericoloso precedente per la democrazia.  Ma le idee della deputata sono così assurde, bizzarre, estremiste, razziste e folli che prescindono l’appartenenza a qualsiasi ideologia politica.

La Congresswoman della Georgia Marjorie Taylor Greene (di Terry W. Sanders)

Una delle sue tante calunnie è stata rivolta la scorsa estate al miliardario Nathaniel Rotschild che, con l’altro miliardario George Soros, avrebbe mandato in orbita un satellite che sparava raggi laser sulla California per dare alle fiamme i boschi. Azione ordinata della senatrice Diane Feinstein. Tutti e tre i protagonisti delle sue accuse sono ebrei. Assurdità postate su Twitter con l’ashtag #JewishSpaceLasers. Oppure quella che il mondo sarebbe controllato da un gruppo di pedofili satanisti la cui leadership sarebbe formata dall’ex presidente Barack Obama, da Hillary Clinton, da George Soros, mentre Bill Gates inserirebbe di nascosto un microchip nella testa degli americani. Aggiungendo che solo Donald Trump è in grado di sconfiggerli. Le riunioni dei satanisti pedofili avverrebbero nello scantinato della pizzeria Ping Pong a Washington. E poi quelle delle sparatorie nelle scuole che sarebbero invenzioni degli attivisti che vogliono eliminare il diritto degli americani di andare in giro armati. La speaker della Camera, Nancy Pelosi (che Marjorie Taylor Greene in uno dei suoi farneticanti tweet ha scritto che doveva essere uccisa insieme a Barack Obama e Hillary Clinton) ha detto che un parlamentare simile non può fare parte della Commissione Scuola e Lavoro. Aggiungendo poi che una congresswoman con queste idee non può far parte di nessuna commissione.

Questa mattina Marjorie Taylor Greene nella seduta speciale forzata dai democratici, ha cercato di distanziarsi dalle sue follie, peraltro ampiamente documentate su Youtube, affermando “Di non essere perfetta e che tutti possono sbagliare” e che è tutta colpa dei media che cercano sempre il sensazionalismo dividendo l’America. Continuando poi con: “Non ho fatto propaganda delle idee dei QAnon da quando sono stata eletta”. Non ha chiesto scusa, né ha mostrato un minimo di pentimento. Il Congresso ha votato e l’ha rimossa da tutte le commissioni parlamentari. Il voto era palese. Undici repubblicani si sono uniti ai democratici e la mozione è passata con 230 voti contro 199. Undici repubblicani si sono uniti nel voto ai democratici.

Ma non è stata solo questa la bocciatura della sua pupilla che ha castigato l’ex presidente. Ieri sera in un voto alla riunione dei Congressman del partito repubblicano c’è stato il voto per rimuovere Liz Cheney dalla sua importante carica all’interno del partito. I trumpiani del Gop erano furiosi con lei che aveva votato in favore dell’impeachment di Donald Trump e su ordine del presidente, volevano punirla. La settimana scorsa un congressman della Florida, fedelissimo di Trump, era andato nel distretto elettorale di Liz Cheney per chiedere ai repubblicani di non rieleggerla al parlamento. Le manovre dietro le quinte  dei fedelissimi di Trump erano condotte da Matt Rosendale, congressman del Montana e Andy Biggs dell’Arizona, con l’intento di “punirla”. Però il voto segreto ha rivelato  la debolezza dei Trumpiani nel partito: 165 colleghi della Cheney hanno votato contro ogni forma di punizione, mentre solo 61 hanno votato in favore. Un risultato che evidenzia sia la frattura all’interno del partito, sia la risibile presa politica dell’ex presidente quando il voto e’ segreto.

Tempi duri per l’ex presidente. I democratici hanno chiesto a Donald Trump di testimoniare sotto giuramento al suo procedimento di impeachment che inizierà martedi prossimo. La richiesta è stata fatta da Jamie Raskin, deputato del Maryland, avvocato costituzionalista, professore all’American University. E’ lui il leader dei “giudici” che svolgeranno il ruolo del pubblico ministero nel procedimento. Uno degli avvocati difensori del presidente ha detto immediatamente che l’ex presidente non testimonierà, come è sua facoltà. “Si tratta di una mossa propagandistica” hanno detto Bruce L. Castor Jr. and David Schoen, due degli avvocati di Trump.

6 gennaio 2021: il Presidente Trump arringa i suoi supporter nei pressi della Casa Bianca, invitandoli ad andare al Campidoglio per cambiare il risultato delle elezioni (Immagine da youtube)

La richiesta è stata fatta poiché nella memoria difensiva presentata dagli avvocati dell’ex presidente è stato negato che Trump abbia incitato la folla ad assaltare il Congresso mentre i parlamentari erano riuniti per formalizzare la vittoria di Joe Biden. Numerosi video ritraggono il presidente mentre infiamma e incita i suoi fedelissimi simpatizzanti accusando Biden di aver vinto le elezioni in maniera illegittima, solo con i brogli elettorali e di essere vittima del furto della presidenza, e quindi di lottare e lottare in modo forte. “We’re going to walk down to the Capitol … You have to show strength, and you have to be strong.” Un “Andremo in Campidoglio … Dovete  mostrare forza e dovete essere forti.” E poi “We fight like hell and if you don’t fight like hell, you’re not going to have a country anymore.” Lottiamo come all’inferno, e se non combattete come i diavoli non avrete più il vostro paese”.

Jamie Raskin vuole chiedere al presidente, sotto giuramento, di dire, come è stato scritto nella memoria difensiva, che le elezioni siano state truccate. Non è escluso che dopo il diniego degli avvocati venga chiesta dal Congresso una ingiunzione per la sua testimonianza. Presentato il conto anche agli alleati del presidente: Rudy Giuliani, Sidney Powell, la Fox News, Lou Dobbs, Maria Bartiromo, Jeanine Pirro, sono stati citati in giudizio dalla Smartmatic Technology, una compagnia che fabbrica le macchine elettorali che ha chiesto 2 miliardi e 700 milioni di dollari in risarcimento dei danni causati alla società. Nell’atto di citazione la Smartmatic li accusa di aver diffuso in televisione notizie false, come le frodi elettorali, sapendo che erano false per capitalizzare sulla audience creata dalla disinformazione, ignorando il danno economico che le loro bugie avrebbero causato alla società.

Buone notizie, invece, per Joe Biden. La Camera ha votato un progetto di bilancio che spiana la strada per l’approvazione del piano di aiuti anti-Covid da 1.900 miliardi di dollari. La risoluzione dovrà essere approvata anche dal Senato. La mossa è stata decisa per evitare il “filibustering”, l’ostruzionismo degli avversari politici, una mossa usata dai repubblicani quando avevano la maggioranza nel 2017 per approvare la riforma delle tasse di Trump.

Nel pomeriggio il presidente e Kamala Harris sono  andati al Dipartimento di Stato dove si sono  incontrati con il neo Segretario di Stato Antony Blinken. Nel suo primo discorso di politica estera dalla sua investiture Biden ha detto che “La diplomazia è tornata” e che  lavorerà con gli alleati e partner, “rinnoveremo il nostro ruolo nelle istituzioni internazionali e reclameremo la nostra credibilità e autorità morale”. Biden ha pure affermato di aver bloccato il ritiro dei soldati in Germania aggiungendo poi che la guerra nello Yemen deve finire e ha annunciato il ritiro del sostegno degli Stati Uniti all’offensiva militare della coalizione guidata dall’Arabia Saudita. Infine Biden ha chiesto il rilascio del leader dell’opposizione russa Alexei Navalny. Biden ha detto di aver telefonato a Putin dicendogli che non tollererà più i suoi abusi dei diritti umani.  E ha promesso il cambio della politica della precedente amministrazione nei confronti del Cremlino.

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