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Come per Al Capone, anche a Donald Trump il cerchio si stringe sulle tasse

La decisione della Corte Suprema che da il via libera all'utilizzo delle dichiarazioni dei redditi di Trump avvicina la scure della giustizia

Immagine ripresa da medium.com/@andrew_ward/trump-versus-capone-13aa2e59fe24

Intanto nel Partito repubblicano continua la guerra per la guida del partito tra Donald Trump e i leader del Gop che con l’ex presidente non vogliono più avere a che fare. Attesa per l'intervento di Trump giovedì prossimo al Conservative Political Action Conference. E Biden? Resta alle prese con il suo stimolo da mille e Novecento miliardi di dollari

La Corte Suprema federale respinge la richiesta degli avvocati di Donald Trump di bloccare il rilascio delle dichiarazione dei redditi dell’ex presidente. Una decisione scioccante che potrebbe avviare la fine politica ed economica dell’ex presidente. La Corte Suprema, inoltre, ha respinto tutte le richieste fatte dagli avvocati di Trump di esaminare la legalità del risultato elettorale delle presidenziali in cinque stati riconfermando il giudizio già espresso a gennaio.

Ora gli avvocati di Donald Trump non possono più bloccare la società di revisione contabile Lazars USA che dovrà mandare otto anni di dichiarazioni dei redditi, personali e societarie, al District Attorney di Manhattan che le presenterà al Grand Jury per decidere se ci sono prove e indizi sufficienti per un rinvio a giudizio o, in caso contrario per il proscioglimento dell’indagato. Per ora è tutto segreto. Solo in caso di rinvio a giudizio e se le tasse dovessero far parte della documentazione depositata dalla pubblica accusa si saprà se è veramente ricco come afferma, o se è un altro dei finti ricchi newyorkesi, quelli indebitati fino al collo, che continuano ad avere prestiti ricattando le banche di dichiarare il fallimento. Tecnica già usata da Trump in sette procedimenti di insolvenza. Un particolare questo molto importante perché nessuna banca concederebbe mai prestiti personali o societari ad una persone che ha questo record. Eppure prestiti e line di credito gli sono sempre stati concessi.

La sede della Corte Suprema degli Stati Uniti a Washington D.C. (foto Massimo Manzo)

Le indagini puntano in due differenti direzioni. La prima è per stabilire da dove provengono i soldi dati poco prima delle elezioni del 2016 a due donne, Stormy Daniels e Karen McDougal per tacitarle sulle relazioni che hanno avuto con Trump. Gli assegni vennero fatti dal suo ex avvocato Michael Cohen il quale fu poi rimborsato. Da capire quali fondi furono usati per il rimborso. Nel frattempo Michael Cohen è stato arrestato e condannato per evasione fiscale e sta collaborando alle indagini con gli inquirenti per ottenere una riduzione della pena. Michael Cohen è stato per circa sei anni l’avvocato di Trump che lo chiamava “The fixer”, quello che aggiusta tutte le situazioni scomode.

Michael Cohen al momento di testimoniare davanti al Congresso (Immagine da youtube)

La seconda indagine è stata avviata perché nella richiesta di prestiti bancari da parte della Trump Organization il valore di alcune proprietà immobiliari date come garanzie collaterali a due banche sarebbe stato gonfiato e nello stesso tempo, per ridurre l’imponibile nella dichiarazione dei redditi, le stesse proprietà sarebbero state deprezzate. Per gli inquirenti si tratta o di una truffa alle banche o di evasione fiscale. Una delle due istituzioni finanziarie che ha prestato i soldi, circa 240 milioni di dollari, è la Deutsche Bank, una banca tedesca che tra i maggiori clienti ha Oleg Deripaska, l’oligarca considerato il braccio economico di Putin. Così si spiegherebbero i prestiti in odore di insolvibilità.

Cyrus Vance Jr (Wikimedia)

Questa seconda inchiesta è anche condotta dalla Commissione Financial Services and Intelligence della Camera dei Rappresentanti per capire se ci siano state ingerenze del Cremlino nella concessione dei prestiti. Per cercare di fare luce in questo labirinto contabile dove soldi personali, societari e elettorali si intrecciano nei giorni scorsi il District Attorney di Manhattan, Cyrus Vance, ha chiamato a far parte del suo team Mark Pomerantz, ex assistente procuratore federale specializzato in contabilità forense e anche criminalità organizzata, ora avvocato in un prestigiosissimo studio legale di New York che ha difeso anche boss di mafia.  A lui l’incarico di studiare e ricostruire le manovre finanziarie dell’ex presidente legate alla Trump Organization, la società capofila del conglomerato composto da altre 500 società. I District Attorney possono assumere per una indagine particolarmente complessa esperti a cui affidare un caso giudiziario straordinario. La società contabile Lazars ha detto che si atterrà alla decisione dei magistrati, mentre i legali di Trump, per il momento, non hanno commentato la decisione.

Durante il weekend Donald Trump, dalla sua roccaforte di Mar A Lago, in Florida, ha chiamato a raccolta i fedelissimi per lanciare l’offensiva contro tutti quelli che osteggiano la sua leadership nel Partito repubblicano.  Negli ultimi giorni, dopo l’assoluzione dal suo secondo impeachment, molte cose sono cambiate. Trump intende punire i repubblicani che hanno votato a favore del suo impeachment sostituendoli con candidati a lui fedeli per le elezioni di midterm del 2022. L’offensiva sarebbe dovuta partire giovedì prossimo con il suo intervento al Conservative Political Action Conference, una conferenza politica annuale a cui partecipano politici e attivisti conservatori, in programma a Orlando, in Florida da giovedì a domenica. A lui l’incarico di tracciare le line guida del futuro del partito repubblicano e del momento politico. Secondo il Guardian Trump in questa conferenza ha  l’intenzione di lanciare la sua campagna presidenziale per il 2024. Da vedere ora, dopo la decisione della Corte Suprema, se farà l’annuncio e se prenderà parte alla conferenza.

Il presidente Donald Trump (Illustrazione di Antonella Martino)

Nel Partito repubblicano c’è la guerra che si vede per la guida del partito, quella tra Donald Trump e i leader del Gop che con l’ex presidente non vogliono più avere a che fare, e la guerra dietro le quinte, dei donatori istituzionali che versano milioni di dollari ai candidati che secondo loro sono piu’ congeniali ai loro interessi. Da vedere ora se con gli sviluppi giudiziari continuera’ il flusso di dollari nelle casse dei Political Action Committee dell’ex presidente. Su Trump pesa anche l’indagine svolta dalla procura federale di Washington sull’invasione del Campidoglio dello scorso 6 gennaio in cui persero la vita cinque persone e oltre cento rimasero ferite. Domani due commissioni del Senato, quella sulla sicurezza interna e quella delle regole, cominceranno l’audizione dei testimoni dal capo della polizia del Campidoglio a quello della polizia della città per capire perché gli agenti sono stati presi di sorpresa nonostante i numerosi allarmi lanciati dagli agenti federali, perché la Guardia Nazionale non è intervenuta se non molte ore dopo che le violenze erano finite, e per capire se l’assalto era organizzato o e’ stato un gesto dopo le incendiarie parole di Trump. Questo mentre gli arresti e le incriminazioni continuano.  L’ultima persona ad essere stata presa in custodia dagli agenti è Suzanne Kaye, di 59 anni di Boca Raton in Florida, che su Tik Tok ha postato un suo video in cui in preda ai fumi dell’alcol minacciava di uccidere un agente dell’Fbi e, per dimostrare la sua determinazione, ha postato una decina di foto e video della sua partecipazione alle violenze del Campidoglio.

Joe Biden presidente (Illustrazione by Antonella Martino)

Dalla politica nelle aule dei tribunale, alla politica nelle aule del Parlamento il passo è breve. Al Senato è cominciata l’audizione di Merrick Garland, scelto da Biden come ministro della Giustizia. A lui la prima domanda è stata proprio sulle violenze al Campidoglio e lui ha risposto che sarà la sua  iniziale indagine che condurrà da ministro della Giustizia. Problematica, invece, la nomina di Neera Tanden a dirigere l’Office of Management and Budget. Su di lei pesano i numerosi post e tweet incendiari definiti dai senatori della Commissione “tossici e dannosi”. 

Biden, infine, è alle prese con il suo stimolo da mille e Novecento miliardi di dollari. Ieri ha continuato i contatti sia al Senato che alla Camera per capire l’umore dei parlamentari poiché sta cercando in tutti i modi di avere l’appoggio anche dell’opposizione per un piano economico di questa vastità.

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