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L’A-Team di Mario Draghi per far ripartire a tutta velocità l’Italia

Nonostante le concessioni ai partiti, Mario Draghi schiera una super-squadra d’eccellenza all’interno del governo per dare la spinta all’Italia

Mario Draghi nel 2014 quando era presidente della Banca Centrale Europea dopo una riunione a Napoli (Flickr)

Per chi legge dagli Stati Uniti o da un altro paese estero e cerca di capire cosa succeda in Italia, con il 67esimo governo in 75 anni, è importante ricordare che il governo Draghi è un esecutivo che seppure guidato da una personalità di altissimo profilo, per andare avanti ha bisogno del voto dei parlamentari eletti nel 2018, Parlamento in cui le forze dominanti in termini numerici sono Movimento 5 Stelle, Lega, Forza Italia e Partito Democratico. Le quattro forze politiche insieme a partiti minori della galassia centrista e di sinistra appoggiano tutti il governo Draghi, un governo quasi di “salvezza nazionale”. Senza i voti in parlamento il governo cade…

I lettori più attenti avranno notato sicuramente una ridda di polemiche e una venatura di delusione nel leggere la squadra dei ministri e dei sottosegretari, perché tutto è stato dosato con il massimo equilibrio in modo da rispettare i pesi dei partiti in Parlamento. Basti vedere questo eloquente schema tratto da Youtrend che mostra in modo plastico l’appartenenza di ogni membro del governo ad un partito

Deludente? Ci sono nomi che tornano dal passato e sono state premiate anche logiche di appartenenza più che meritocratiche e sicuramente la squadra di governo poteva essere migliore.  Qui però, per dare un giudizio, sorge spontanea una riflessione: qual è la missione politica di Mario Draghi in questa fase?

Ce lo diceva chiaramente il Presidente Sergio Mattarella nel discorso del 2 febbraio al paese: “Sotto il profilo sanitario, i prossimi mesi saranno quelli in cui si può sconfiggere il virus oppure rischiare di esserne travolti. (…) Entro il mese di aprile va presentato alla Commissione europea il piano per l’utilizzo dei grandi fondi europei; ed è fortemente auspicabile che questo avvenga prima di quella data di scadenza, perché quegli indispensabili finanziamenti vengano impegnati presto. E prima si presenta il piano, più tempo si ha per il confronto con la Commissione.

Tre cose dunque: 1) vaccinazioni 2) crescita economica 3) Recovery Plan da 209 miliardi di euro.

Non voli pindarici, dunque, ma alcuni obiettivi concreti per far ripartire il paese.

Per fare ciò, e torno alla squadra di governo, il Premier ha usato un metodo a mio avviso chiaro: io scelgo le caselle importanti e di fiducia finalizzate all’ottenimento dei tre risultati di cui sopra, sul resto i partiti se la vedano loro.  Ecco che – come il manager esperto che deve salvare un’azienda – ha messo nel mirino queste tre priorità.

Sulla prima – i vaccini – l’Italia dipende totalmente dall’Unione europea, che ha firmato le forniture a tutti i paesi membri con le ditte farmaceutiche. L’Italia può però organizzare al meglio la vaccinazione ed ecco che Draghi alla Camera ha affermato “non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private”. Un piano shock di vaccinazioni, ovunque ed in ogni luogo, con buona pace dei padiglioni “centri primule” del governo Conte II.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi il 25 febbraio durante una conversazione telefonica con il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron. Al centro dei colloqui vi sono stati gli ultimi sviluppi in preparazione del Consiglio Europeo. (Foto PAlazzo Chigi)

A questo penserà direttamente lui, ed infatti ha subito sentito Angela Merkel e poi – secondo il quotidiano La Stampa – ha invitato fortemente Ursula von der Leyen con un “fai rispettare i contratti o la ripresa è a rischio” riferendosi ai ritardi nella fornitura dei vaccini alla UE.

Sulle altre due questioni il Recovery Plan e la ripartenza, ecco che Mario Draghi ha schierato il suo A-Team, la sua squadra speciale, formata da figure molto esperte e con le quali ha già lavorato in passato.  In cabina di regia economica, insieme a lui, ci sono:

  • Davide Franco come Ministro dell’Economia: lo stesso Mario Draghi da Governatore di Banca Italia (2006-2011) lo aveva promosso Capo della ricerca economica;
  • Francesco Giavazzi come Consigliere economico: professore della Bocconi, ha lavorato con Mario Draghi ai tempi di quando il Premier era Direttore Generale del Ministero del Tesoro (1991-2001)
  • Bruno Tabacci come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con funzioni di Coordinamento della Politica economica: nel 1983 fu lui a portare Mario Draghi come consulente dell’allora Ministro del Tesoro Giovanni Goria.

Capitolo Recovery Plan. Qui Mario Draghi cala un terzetto di tecnici che gestiranno il grosso del piano economico. La parte più cospicua dei miliardi previsti dal cosiddetto PNRR andranno nella rivoluzione verde e transizione digitale (74,3 miliardi, pari al 37,9% del totale delle risorse) ed ecco che lì ci sarà il tecnico Roberto Cingolani come Ministro della Transizione ecologica; Cingolani è fisico, esperto di robot e nanotecnologie e è alla guida dell’Istituto Italiano di Tecnologia.   Alla seconda voce troviamo la digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (48,7 miliardi, il 24,9% del totale) e li ci sarà il tecnico Vittorio Colao, ex AD di Vodafone come Ministro per la Transizione Digitale.  Infrastrutture per una mobilità sostenibile è la terza fetta per grandezza, con 27,7 miliardi di euro, pari al 14,1% e lì ci sarà Enrico Giovannini, ex Presidente dell’Istat e Ministro del lavoro, come Ministro delle Infrastrutture de dei Trasporti. Lo stesso Mario Draghi gestirà direttamente due Comitati interministeriali di raccordo: quello per le politiche green e quello per la transizione digitale.

2018: Janet Yellen, quando era alla FED, con Mario Draghi quando era presidente della BCE (Flickr)

Oltre a questa struttura di eccellenza nei gangli del sistema economico, Mario Draghi ha “piazzato” corazzieri tecnici nei dicasteri chiave: Luciana Lamorgese agli Interni, Marta Cartabia alla Giustizia, Patrizio Bianchi all’Istruzione e Cristina Messa all’Università. Inoltre si è assicurato il superesperto in sicurezza Franco Gabrielli ai Servizi Segreti e, per gli esteri, la nomina quale suo Consigliere personale dell’Ambasciatore italiano in Germania, Luigi Mattiolo (Berlino è luogo cruciale nello scacchiere europeo). Altro tassello chiave – assolutamente cruciale – è quello del Commissario straordinario per l’emergenza Covid, dal momento che l’attuale commissario Domenico Arcuri è in scadenza il 31 marzo 2021 e tutto indica che non verrà riconfermato.  A quel punto l’A-team di Mario Draghi è completo.

Tanto, è vero, ha dovuto concedere ai partiti che lo sostengono, ma da manager di primissimo livello qual è Mario Draghi ha scelto – permettetemi un po’ di lessico “aziendalese” – per i ruoli “di linea” (cioè quelli direttamente correlati con il risultato) persone molto operative e con profilo manageriale, ed ha “lasciato” ai partiti le posizioni “di staff”, che sono si molto importanti e necessari, ma solo indirettamente legate al risultato finale. Il tempo è difatti molto poco per le vaccinazioni e per la ripresa economica, ma anche perché sullo sfondo c’è la partita cruciale del nuovo Presidente della Repubblica, il 3 febbraio 2022, partita che a breve impegnerà tutti i partiti che gioco-forza perderanno concentrazione.

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