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Federica Marchionni, come raggiungere mete impensabili tra visione e pragmatismo

Per l'8 marzo intervista con la forte e solidale manager italiana che ha trasformato il suo sogno nella piena affermazione di essere una donna leader

Federica Marchionni

Per la donna di business Federica Marchionni "dobbiamo essere più capaci di ascoltare, capire e tollerare chi non la pensa come noi. Questa è la sfida del secolo! Vincere i pregiudizi è stata per me una necessità. Ecco, dobbiamo avere questo mindset già da bambine, una sorta di self-empowerment"

Federica Marchionni

Ha lavorato duramente per poter raggiungere mete impensabili, racconta Federica Marchionni, amministratore delegato di talento, con oltre 20 anni di esperienza e un track record di successo di operazioni globali leader in una moltitudine di settori, sia pubblici che privati. Una donna che possiede un approccio pragmatico e innovativo, che le permette di eccellere nella creazione di organizzazioni di livello mondiale grazie all’influenza delle sue radici italiane, che  spiega “Affondano nella ricchezza della nostra storia, cultura e civiltà e che hanno tanto influenzato le società moderne. Mi sono sempre sentita un’esploratrice, come lo furono un tempo Vespucci e molti altri, e ho imparato molto da quello spirito: la curiosità e la creatività che stimolano un Paese come l’Italia non ha pari”. 

Ma sono gli Stati Uniti ad aiutarla a raggiungere i suoi successi professionali dato che “nell’era moderna, la grande visione, la competitività, la semplificazione delle complessità, l’innovazione, sono caratteristiche più forti in America. Ed era lì che volevo andare, per apprendere doti fondamentali ed essere un leader più completo. L’America mi ha accolta e permesso di raggiungere la vetta più alta, la “C” suite. Meritocrazia allo stato puro. Solo se lo si vive lo si capisce davvero”. 

La sua è una posizione di leadership che ha sempre sognato di raggiungere 35 anni fa. “A 16 anni dissi ai miei amici che da grande volevo fare l’Amministratore Delegato. Dalla loro reazione capii che dovevo tenere per me i miei obiettivi, soprattutto se sembravano a tutti così impossibili. Non solo per i tempi ma anche per la mia umile provenienza. I am a self-made, come direbbero gli americani. Come potrei oggi, da donna italiana, non sentirmi appagata dopo essere stata CEO nei mercati più importanti del mondo? Allo stesso tempo, ho sempre sentito la responsabilità di dover aiutare altre donne a progredire, nella speranza di rendere il loro percorso un po’ meno difficile e faticoso”.

Federica Marchionni

Il pregiudizio verso la leadership femminile è infatti un problema che ancora fatica a morire e Federica Marchionni nella sua carriera lo ha avvertito: “SEMPRE! Però non mi ha mai fermata. Tutt’altro. Mi ha sempre dato l’ulteriore stimolo a conquistare un posto nei luoghi decisionali, ad avere una voce, a rappresentare chi non c’era. Ho sempre voluto dare un buon esempio con un grande lavoro e dedizione, facendo vedere che si lavora bene anche con le donne, che aggiungono valore. Avendo avuto anche un trascorso nel settore delle telecomunicazioni e nell’auto, in aziende come Samsung e Ferrari dove gli ambienti erano prevalentemente maschili, potevo solo sperare che lavorando bene avrei potuto aprire la strada al resto della forza lavoro femminile. 

Del resto gli uomini da sempre si appassionano delle donne, le amano tanto da metterle al centro del loro mondo ma poi fissano le gerarchie. Per Federica Marchionni non è la specie più intelligente o più forte che sopravvive ma la più adattabile al cambiamento. “Non mi piace parlare di potere ma di voce, d’influenza. Credo nella necessità della coesistenza tra le diversità – ad esempio uomo e donna – ma non solo. Dobbiamo essere più capaci di ascoltare, capire e tollerare chi non la pensa come noi. Questa è la sfida del secolo! Vincere i pregiudizi è stata per me una necessità. Ecco, dobbiamo avere questo mindset già da bambine, una sorta di ‘self-empowerment’. Aiuterebbe a creare i presupposti per un dialogo costruttivo, avanzare giuste richieste e ricevere non solo ascolto ma anche concrete risposte”.

Prima di lavorare in Cina, come International CEO e Group CSO presso Secoo, Federica Marchionni era negli Stati Uniti come CEO e Board Director presso Lands ‘End.  “Ho sempre sostenuto che in America ci sia più coesione tra le donne. Ci sono squadre e non singole persone. E le squadre si uniscono in movimenti. Per me, oltre ad unire le forze femminili, dobbiamo necessariamente essere in alleanza con quelle maschili. Devo a tanti uomini il mio progresso e successo. Con una collaborazione più estesa si andrebbe più avanti, e più in fretta”.

Per Federica Marchionni essere donna è una grande avventura e una straordinaria opportunità e crede che ogni singola donna porta in se tante donne, che la ispirano e che sono modelli indiscussi nella vita.

“Mia mamma. Una donna semplice ma con dei principi etici e morali forti come il marmo di Carrara! E poi tutto l’esercito di donne che ogni giorno cerca di dare il meglio. In famiglia, nel lavoro, nelle comunità. Basta aprire gli occhi e focalizzare l’attenzione sulle tantissime donne fenomenali che, come diceva la Montalcini, ‘sono la spina dorsale della nostra società'”.

Federica Marchionni con sua madre e suo figlio

L’esistenza femminile d’altronde è stata una storia di urti, commistioni, di obbedienze e ribellioni. Federica Marchionni lei stessa modello delle giovani ragazze di questo millennio, crede fortemente che sia importante non far dimenticare cosa l’esistenza femminile è stata costretta ad affrontare. “Non accetto che certe conquiste vengano rimesse in discussione. Si fa troppa poca educazione su quanto lunghe e faticose siano state certe battaglie passate. L’ho imparato sulla mia pelle. Vorrei suggerire alle giovani di studiare anche la storia delle donne, di essere vigili dei diritti che hanno oggi e contribuire positivamente alla società e al suo progresso. Anche attraverso il loro esempio. Se proprio devo sussurrare una parola direi ‘self-empowerment’!” .

C’è una cosa invece che proprio deve fare tutti i giorni, cascasse il mondo, sempre, ovunque sia. “Chiamare mio figlio e augurargli una buona giornata se non posso farlo di persona. Gli ricordo spesso che ‘un buon inizio è metà dell’opera’. Fa bene ricordarlo anche a me”. 

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