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La sfida di servire gli italiani a New York: Francesco Genuardi e la missione possibile

Il Console Generale in partenza per diventare ambasciatore d'Italia a Bruxelles, in questa intervista racconta anni intensi culminati col pericolo pandemia

"La pandemia è stata centrale e assolutamente assorbente in tutto in quest'ultimo anno. Molti newyorkesi l'avevano definita all'inizio un 11 settembre in slow-motion perché il momento più complicato, forse, è stato proprio quel intersecarsi di settimane in cui l'onda del virus del contagio aveva colpito molto pesantemente l'Italia, e anche a New York gli italiani erano osservati speciali.... In tutto questo sono orgoglioso del Consolato che ha lavorato a pieno senza mai mollare all'interno di un sistema di coordinamento molto efficace che l'Ambasciata d'Italia a Washington aveva attivato fin dalle prime ore. Ci siamo inseriti in un gioco di squadra che ha permesso di non chiudere mai, cioè di garantire i servizi essenziali anche in quelle 2 3 settimane in cui la città aveva completamente sigillato qualsiasi edificio. Siamo stati in grado di essere vicino alle esigenze dei cittadini e abbiamo contribuito sempre insieme alla nostra Ambasciata a rimpatriare un numero molto alto di cittadini italiani, considerato che il volo NY/Roma era l'unico rimasto dagli Stati Uniti... È stato un lavoro intensissimo...”

Il Console Genuardi Francesco Genuardi (Foto di Terry W. Sanders)

Francesco Genuardi era arrivato a Park Avenue nel 2016, prendendo il comando del Consolato Generale d’Italia quando New York era tutt’altra metropoli di quella che è invece diventata negli ultimi mesi dopo l’impatto della pandemia. Lo intervistammo ad un anno dal suo arrivo, e dal diplomatico italiano evaporava tanto ottimismo per la missione che aveva iniziato a svolgere. Come capitò ad un suo predecessore, il Console Generale Giorgio Radicati che si trovò ad affrontare l’emergenza del 9-11, Genuardi non aveva idea di quello che lo avrebbe atteso nell’ultimo anno della sua missione, ma sicuramente tutti i diplomatici sanno che devono essere pronti per ogni emergenza. Il loro lavoro, dopotutto, consiste nell’essere pronti in ogni momento a servire i cittadini italiani all’estero soprattutto durante estreme emergenze. Probabilmente c’è una continua preparazione, anche psicologica, per farsi trovare pronti in questi momenti sempre in agguato. Ora che l’ambasciatore Francesco Genuardi è in partenza per guidare la sede diplomatica d’Italia a Bruxelles, ha accettato di concedere questa intervista a La Voce di New York per rispondere alle nostre domande: ecco cosa ci ha detto sul suo lavoro trascorso a New York e sul futuro della sua missione.

Il Console Generale Francesco Genuardi con la moglie Isabel Achaval

Qual è la sfida che arrivato a New York voleva vincere e ci è riuscito?

“Grazie Direttore per essere con Lei e con voi. E grazie per tutto quello che fate ogni giorno attraverso La Voce di New York per la nostra comunità nella Grande Mela. È un piacere essere qui alla fine del mio mandato. La risposta non può che iniziare con dei ringraziamenti in quanto ho esercitato questo ruolo di Console d’Italia a New York grazie alla casa madre e cioè grazie al Ministero degli Affari Esteri che mi ha inviato qui nel Marzo del 2016 per ricoprire questo incarico. Un ringraziamento prioritario e speciale  va al mio Ambasciatore, Armando Varricchio, al mio capo l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti a Washington sotto la cui illuminata ed entusiasmante leadership ho condotto l’intero mio mandato. Lo ringrazio davvero in maniera particolare  e sentita della fiducia accordatami e del costante supporto: sono stato molto orgoglioso di fare parte, come responsabile del Consolato Generale a New York,  del suo team in anni così intensi come quelli dal 2016 al 2021. Un ringraziamento va a tutti i miei collaboratori, e in particolare ai miei colleghi Consoli, la Console generale aggiunta Silvia Limoncini, la Console aggiunta Irene Asquini, il Console aggiunto Riccardo Cursi e quelli che li hanno preceduti nelle stesse funzioni e Roberto Frangione, Isabella Periotto, Chiara Saulle. Poter contare su un team straordinario così è stato per me una delle tante fortune. Questi anni sono stati intensi e credo che sicuramente abbiamo dato un contributo nel rendere questo Consolato Generale sempre più funzionale ed efficiente nell’erogazione dei servizi e spero anche sempre più umano con capacità di ascolto sulle esigenze e le problematiche dei cittadini della nostra comunità. Il Consolato generale d’Italia a New York per quanto informatizzato e digitale, stiamo facendo passi in avanti, dovrà sempre anche restare un grande orecchio verso le preoccupazioni, le esigenze e le problematiche dei nostri cittadini”.

Da sinistra: la Console aggiunta Irene Asquini, il Console Generale Francesco Genuardi, la Console Generale aggiunta Silvia Limoncini, il Console aggiunto Riccardo Cursi

Allora l’altra domanda è ovvia: qual è la problematica con il consolato che ha trovato al suo arrivo e che invece non è riuscito a risolvere?

“La tematica dei servizi consolari la vedo come un percorso da affrontare in cui non ci sono bacchette magiche e soluzioni immediate. Quindi mi sono inserito su un percorso che era già stato avviato molto efficacemente dai miei predecessori e ho cercato di contribuire al meglio nel fare tutto quello che si può, wathever it takes, per rendere questi servizi sempre più vicini al cittadino e all’utente. Nell’ultimo anno con la pandemia lo abbiamo cercato di fare anche allontanando l’utente dal Consolato per via dei nuovi protocolli legati all’emergenza Covid. Ma dobbiamo comunque continuare ad essere vicini ai cittadini e pronti a rispondere alle necessità e a dialogare”.

Il Console Generale Genuardi tra le vice consoli Chiara Saulle (a sin) e Isabella Periotto, al gala della Scuola d’Italia Guglielmo Marconi

Proprio il bisogno del cittadino di riuscire a trovare subito la via per poter mettersi in contatto con il Consolato, credo che sia come dice lei un progresso continuo, ma è anche un obiettivo strategico importantissimo?

La sede del Consolato d’Italia a Park Avenue

“Assolutamente essenziale e vitale. Credo che sia stata la cifra del mio mandato il contributo a rendere sempre più accessibile e trasparente questo Consolato Generale. L’ho detto varie volte che se non fosse per ragioni di sicurezza mi piacerebbe che la porta d’entrata centrale fosse di vetro, trasparente, perché così deve essere il Consolato. Personalmente anche nel mio piccolo ho cercato di fare dell’accessibilità e della vicinanza alle persone una costante di questo mandato”.

La Pandemia: New York è stata la città degli Stati Uniti più colpita soprattutto all’inizio è stato veramente devastante. Quale è stato il momento peggiore per il suo lavoro e dove pensa che il Consolato sia riuscito al meglio a servire gli italiani a NY?

Genuardi con il cardinale di New York Timothy Dolan

“Sì grazie. Effettivamente tutta la questione della pandemia è stata centrale e assolutamente assorbente in tutto in quest’ultimo anno. Molti newyorkesi l’avevano definita all’inizio un 11 settembre in slow-motion perché il momento più complicato, forse, è stato proprio quel intersecarsi di settimane in cui l’onda del virus del contagio aveva colpito molto pesantemente l’Italia, e anche a New York gli italiani erano osservati speciali. Intanto la pandemia stava arrivando negli Stati Uniti, e New York diventava l’epicentro del fenomeno negli USA. In tutto questo sono orgoglioso del Consolato che ha lavorato a pieno senza mai mollare all’interno di un sistema di coordinamento molto efficace che l’Ambasciata d’Italia a Washington aveva attivato fin dalle prime ore. Ci siamo inseriti in un gioco di squadra che ha permesso di non chiudere mai, cioè di garantire i servizi essenziali (passaporti, documenti viaggio) anche in quelle 2 3 settimane in cui la città aveva completamente sigillato qualsiasi edificio. Siamo stati in grado di essere vicino alle esigenze dei cittadini e abbiamo contribuito sempre insieme alla nostra Ambasciata a rimpatriare un numero molto alto di cittadini italiani, considerato che il volo NY/Roma era l’unico rimasto dagli Stati Uniti, ma per un certo anche dalle Americhe. È stato un lavoro intensissimo che credo abbia impegnato la nostra squadra e le quasi 50 persone che lavorano in questo Consolato Generale in maniera totalizzante. Sono grato a tutti loro. La sfida è stata, ma è tuttora, perché l’emergenza rimane, la difficoltà di trovare un punto di equilibrio fra una domanda crescente di servizi consolari e i vincoli e i protocolli che ci siamo imposti nella turnazione delle squadre e nella distribuzione della forza lavoro in Consolato ogni giorno per prevenire il contagio”.

Genuardi col sindaco di New York Bill de Blasio

Nel rapporto con la comunità: restano sempre due e ben distinte le comunità d’italianità a NY (cittadini italiani e americani di origine italiana) o la distanza tra italoamericani ed expat si sia accorciata?

“Sicuramente la comunità in senso ampio italiana-italoamericana è fatta a New York di tante componenti diverse che si distinguono per origine, percorsi, storia e anche proprio per la lunghezza della loro permanenza a New York. L’obiettivo di questo Consolato, nell’azione che l’Ambasciatore Varricchio ha voluto imprimere in generale alla comunità italiana e Stati Uniti, è stata quella di non creare compartimenti stagni e di non dividere i vari segmenti. Cioè il Consolato Generale d’Italia a New York appartiene a tutti gli ambiti della comunità: quella degli italiani di più recente mobilità, a quella degli italoamericani. È chiaro che sono persone che provengono da background diversi, professionalmente hanno anche avuto sbocchi e percorsi molto diversi, ma mi ha fatto piacere in tutti questi anni vederli insieme partecipare alle nostre iniziative qui a Park Avenue 690, nelle altre tante iniziative che abbiamo coordinato e organizzato in città e negli altri luoghi della nostra circoscrizione. Ognuno parla linguaggi differenti, fa riferimento a storie e mondi culturali diversi, ma la bandiera italiana accomuna l’amore per l’Italia e il Consolato ne vuole essere l’espressione più compiuta e diretta”.

Il Console Generale Francesco Genuardi interviene ad un incontro in supporto dell’insegnamento della lingua italiana nelle scuole di New York tenuto alla pizzeria Sotto Casa di Harlem

La lingua italiana e rapporto con le scuole a New York e Tristate: com’è la situazione su questo fronte? Tra l’altro siamo nell’anno in cui si celebra Dante, un anno speciale.

“Assolutamente, il nostro Sommo Poeta. È un grande anniversario e ricorrenza abbiamo in programma iniziative molto importanti con l’Istituto di Cultura. Beh, lei ha centrato uno dei punti essenziali che è nella missione di un Console Generale a New York. La lingua italiana è al centro di tutto: delle iniziative culturali, alle iniziative di diplomazia economica, di diplomazia tecnologica. Attraverso la nostra lingua promuoviamo il meglio dell’Italia. Promuoviamo il nostro modo di vivere, il nostro made in Italy, i nostri prodotti. Il Consolato di New York ha la fortuna di inserirsi in un contesto con una base di italianità molto forte. E quindi lo sforzo è quello di  continuare ad ampliare il bacino degli studi di italiano, sia rivolgendosi alle famiglie che hanno origine italiana – che sono quasi tre milioni nel Tristate – sia tutto quel mondo che non è tecnicamente italiano, ovvero che non ha vissuto in Italia, ma che è molto interessato alla nostra cultura, la nostra scienza e al nostro paese. La lingua italiana riunisce tutto questo. Qui ci sono una squadra di istituzioni che lavora su questo costantemente. Siamo molto orgogliosi dei risultati raggiunti, ma non bastano. Bisogna continuare e credo che i traguardi che verranno raggiunti saranno ancora più alti ed ambiziosi”.

Genuardi con il governatore Andrew Cuomo

Lei ora diventerà Ambasciatore d’Italia a Bruxelles, che oltre ad essere la capitale del Belgio, è anche la capitale di riferimento delle istituzioni europee. La mia domanda riguarda l’Europa dopo la pandemia: rischia ancor di più la “disgregazione” o paradossalmente la grande sfida la sta aiutando a restare più unita? Cosa pensa del futuro dell’Europa, ma anche del futuro dell’Italia nell’Europa?

“Sì a Bruxelles sarò ambasciatore presso il regno del Belgio, ma Brussells è anche la capitale e il punto di riferimento delle istituzioni europee. Non sarà parte tecnicamente del mandato dell’ambasciatore d’Italia in Belgio della parte europea ma trovandosi lì la commistione è evidente. Credo che in questi mesi siano state scritte delle pagine importantissime della storia del futuro progresso dell’idea dell’Unione europea. L’emergenza ha creato delle dinamiche nuove di maggiore integrazione in cui l’Italia ha dato un contributo enorme. Penso che il proseguo di questa sfida sia cruciale per il futuro della dell’Italia e dell’Europa. Sarà un osservatorio interessante per capire se questa nuova dinamica si consoliderà. Come sempre il percorso della costruzione europea va avanti con un grandissimo lavoro e anche se non in maniera lineare, andrà avanti”.

Il minuto di silenzio davanti al Consolato Generale d’Italia a New York in ricordo dell’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci

Infine, una riflessione sulla sua professione: dopo la tragica morte del collega e giovane ambasciatore, Luca Attanasio in Congo, ha qualche pensiero che vorrebbe condividere con i lettori?

Grazie, grazie per la domanda e grazie per la copertura che avete dato alla tragica notizia, come sempre, con la vostra puntuale sensibilità. Sono stati giorni tristissimi per la diplomazia italiana, ma direi per tutti i servitori dello Stato, forse, anche per tutti i cittadini italiani. Aver perso in servizio in quella maniera così brutale il nostro ambasciatore d’Italia in Congo, Luca Attanasio, insieme a Vittorio Iacovacci, il carabiniere che era in servizio presso quell’Ambasciata, e l’autista del World Food Program, è stato qualcosa di terribile che ha fatto molto riflettere su quello che è l’essenza e la missione di noi servitori dello Stato, della nostra responsabilità e dei rischi che questo mestiere comporta, dell’intensità del ruolo che ricopriamo e dei valori che portiamo. Luca Attanasio portava la pace e la visione italiana. È un orgoglio grandissimo quello di servire la Repubblica italiana. Siamo tutti consapevoli che comporta anche tutta una serie di difficoltà, ma mi lasci ripetere che rappresentare l’Italia all’estero è un onore molto, molto grande e rappresentare l’Italia a New York con il ruolo di Console Generale è un onore grandissimo”.

Francesco Genuardi insieme a Michael Capiraso (NYRR), Mico Delianova Licastro (CONI) e Ferrero, annuncia la maratona “Italy Run” by Nutella Cafe. (Photo VNY)

Noi ringraziamo moltissimo il Console Generale e prossimo Ambasciatore in Belgio Francesco Genaurdi e lo ringraziamo anche a nome di tutta La Voce di New York per esserci stato vicino. Lei è arrivato qui quando noi cominciavamo a crescere e abbiamo sentito forte la collaborazione e vicinanza del Consolato da Lei diretto. Non solo non ha fatto mai mancare la sua presenza alle nostre feste e ai nostri eventi, ma ci ha anche dato consigli quando siamo stati in difficoltà. Come Direttore di un giornale italiano all’Estero che guarda all’Italia riconoscendone i punti deboli, ma anche di forza, con convinzione dico che ricordando il sacrificio dell’ambasciatore Attanasio, ribadisco che l’Italia nella Farnesina e nei suoi diplomatici trova sicuramente un fonte di forza. Per questo la ringraziamo.

Il Console Generale Francesco Genuardi davanti al monumento dedicato a Madre Cabrini a Battery Park (Foto di Terry W. Sanders)

“Grazie Direttore di queste parole e vorrei chiudere io con una nota di ammirazione sul lavoro che fate e per il giornale che lei dirige. Per la Bellezza che è uno dei valori su cui voi puntate molto nella vostra rivista mediatica che è molto più di un giornale. E’ importantissima, l’ho sempre detto in questi anni, ci crediamo con convinzione qui dal Consolato che La Voce abbia una funzione di allargare ancora di più l’italianità a New York, attraverso il vostro strumento d’informazione che fate con intelligenza, passione e anche con un gusto sano per la dialettica, il dialogo e il confronto al quale non ci siamo mai sottratti. Lo fate sempre in maniera bella, corretta, limpida e col gusto di voler sempre di più diffondere l’italianità e il nostro stile di vita qui a New York e tra i vostri lettori, quindi complimenti a La Voce di New York”.

Speriamo allora di rivederla ancora a New York, una città che non si dimentica mai.

“Certamente e magari io la rivedo a Bruxelles per una edizione de La Voce di Bruxelles”.

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