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Biden firma la legge d’aiuti e poi chiede aiuto agli americani ad un anno dalla pandemia

Un discorso di speranza e di ripresa, Biden ha detto a tutti gli Stati dell’Unione di essere pronti a vaccinare tutti gli americani maggiorenni dal primo Maggio

Nella lotta al coronavirus e promuovere il vaccino in campo anche altri quattro ex presidenti: Jimmy Carter, Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama. Intanto Trump continua il suo assalto al controllo del GOP: ha lanciato l’offensiva per controllare il Republican National Committee in modo da poter gestire i fondi delle campagne elettorali degli altri candidati repubblicani. Ma per l'ex presidente continuano i guai giudiziari

Gli Stati Uniti dopo un anno di coronavirus.  Il presidente Joe Biden ha tenuto stasera il suo primo discorso alla Nazione in occasione del triste anniversario di un anno di coronavirus (vedi video sopra). Un discorso di speranza e di ripresa per il futuro del Paese. Ha detto di aver ordinato a tutti gli Stati dell’Unione di essere pronti a vaccinare tutti gli americani maggiorenni dal primo Maggio. Ha detto che entro il 4 di luglio si aspetta che gli Stati Uniti tornino alla normalità, per marcare “un vero giorno d’indipendenza” dal virus. Ma durante il discorso ha anche detto che solo vaccinando tutti si può raggiungere l’obiettivo e quindi “ho bisogno di voi, ho bisogno del vostro aiuto”. Gli americani dovranno aiutarsi a vicenda affinché tutti possano essere vaccinati in tempi rapidi. Biden ha quindi detto che lo sforzo del governo per provvedere a rendere disponibile per tutti il vaccino non ha eguali nel mondo e lo ha equiparato a ciò che avvenne per vincere la Seconda Guerra Mondiale. “Quando siamo uniti non c’è niente, niente che gli americani non siano in grado di fare”.

Rinvigorito dal successo ottenuto per l’approvazione dello stimolo economico, che ha firmato nel primo pomeriggio, vede il futuro del Paese meno oscuro.  “C’è la luce in fondo al tunnel ma non dobbiamo abbassare la guardia” ha detto ieri anche parlando dalla Casa Bianca ricordando come drammaticamente la vita sia cambiata e non solo per gli americani.

Biden ha ricordato l’incredibile numero di vittime colpite dal virus qui negli Stati Uniti, quasi 30 milioni di persone, i lutti nelle famiglie e i tanti sacrifici fatti in questo anno di pandemia. Quello che conta ora è il futuro. Il Paese lentamente e gradualmente si va normalizzando. Tra un mese riapriranno le scuole, a maggio ci saranno abbastanza vaccini per tutti gli americani e si prevede che entro l’estate tutti verranno immunizzati. Per raggiungere questo traguardo Biden ha ordinato altre 100 milioni di dosi del vaccino Johnson & Johnson che, in questa drammatica circostanza, verrà prodotto anche dalla casa farmaceutica rivale Merck. Molte aziende stanno riportando i dipendenti che si sono vaccinati al posto di lavoro.

Nella lotta al coronavirus sono scesi anche altri quattro ex presidenti: Jimmy Carter, Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama che hanno preso parte ad un commercial per sensibilizzare gli americani a vaccinarsi. Unico assente Donald Trump.  L’ex presidente è fuori dalla casa Bianca, ma il trumpismo è rimasto e con lui anche lo stravolgimento della verità. Il giorno dopo che lo stimolo economico è stato approvato i repubblicani nascondono il loro ostruzionismo per l’approvazione della legge e ne minimizzano l’utilità.

I sondaggi sono contro di loro. Anche il 40 percento dei repubblicani si è dichiarato favole alla misura appena varata. “Stavamo già uscendo dalla crisi – ha affermato ieri il leader della minoranza repubblicana al Senato Mitch McConnell – stiamo per avere un nuovo boom economico che non avrà nulla a che fare con lo stimolo approvato”. Un’affermazione immediatamente contraddetta da Janet Yellen, segretario al Tesoro ed ex governatore della Federal Reserve. “E’ un giorno cruciale per l’economia Americana – ha detto – un provvedimento che aiuterà la ripresa” aggiungendo che i prossimi mesi saranno ancora difficili. 

Anche Ted Cruz e Lindsey Graham, due senatori molto vicini a Trump hanno minimizzato l’importanza dello stimolo economico e condannato lo spreco di soldi pubblici. Il senatore del Texas ha accusato Biden di aver “messo le mani nelle tasche degli americani inutilmente”. Quello della South Carolina afferma che si tratta “di un provvedimento per i contadini afroamericani”. Affermazioni che evidenziano come la campagna per le elezioni di Mid Term del prossimo anno siano già cominciate.

A novembre 2022 ci saranno in ballottaggio 34 seggi al Senato. 20 sono repubblicani, 14 democratici. Sei senatori repubblicani non si ricandidano e la guerra all’interno del partito è già esplosa. Donald Trump vuole decidere le candidature alle primarie usando  la sua “benedizione” per quelli che all’interno del partito lo appoggiano o la sua “scomunica” per quelli che con lui e le sue idee non vogliono avere nulla a che vedere. E per questo infuria la lotta per il controllo dei PAC, i Political Action Committee, le macchine raccogli fondi per le campagne elettorali. Il Republican National Committee ha racimolato per le ultime elezioni quasi 380 milioni che sono stati destinati al finanziamento di tutti i candidati repubblicani del partito. Donald Trump solo con la forza dei suoi due Pac, invece, ha ottenuto 326 milioni di dollari dal MAGA, il Make America Great Again e 144 milioni dal Trump Victory. Una cosa questa che lo rende indipendente dai finanziamenti istituzionali del Gop.

Donald Trump durante un recente comizio (da youtube)

Ora Trump ha lanciato l’offensiva per controllare il Republican National Committee in modo da poter gestire i fondi delle campagne elettorali degli altri candidati repubblicani. Ed ecco che ancora oggi continua a gridare che le elezioni sono state vinte con i brogli, perché più riscalda gli animi dei suoi sostenitori, più soldi vanno ai suo Pac e meno a quelli del partito. Avendo il controllo dei fondi da destinare ai candidati avrà il totale controllo del Partito repubblicano. Questo il piano. Da vedere se andrà in porto. Non che tra i repubblicani ci sia qualcuno in grado di fermarlo. Cosa, invece, che potrebbe fare la giustizia.

I guai del presidente vengono dalle inchieste giudiziare in corso. Sia per la gestione poco cristallina delle sue società, sia per l’arroganza usata all’interno del partito convinto che un presidente possa essere un despota. La telefonata, che è stata registrata, fatta al Segretario di Stato della Georgia per “trovargli” sia i brogli dei democratici che un migliaio di voti per lui che lo avrebbero portato alla vittoria elettorale lo incastra. E ogni giorno saltano fuori novità. Ieri il Wall Street Journal ha scovato una parte inedita della conversazione. Trump parla anche con Frances Watson, una agente elettorale il cui compito era quello di controllare la regolarità del voto, alla quale prima le fa le lodi e poi le chiede di trovare le prove dei brogli. E per questa telefonata è al centro dell’inchiesta giudiziaria avviata dal District Attorney della contea di Fulton, la contea di Atlanta.

Comunque il pericolo maggiore per Trump restano le sue attivita imprenditoriali.  Ieri, per la settima volta è stato convocato alla procura distrettuale di Manhattan Michael Cohen, l’ex avvocato di Trump, condannato a tre anni di prigione per evasione fiscale, attualmente è con il soggiorno obbligatorio a casa sua. Si è “pentito” e da mesi sta vuotando il sacco. Ora, però, gli inquirenti hanno ottenuto 8 anni di denuncia dei redditi dell’ex presidente e delle sue società. Probabilmente gli investigatori vorranno capire i movimenti di soldi fatti quando lui era il consigliere legale di Trump.

Un’altra inchiesta è quella dell’assalto al Congresso del 6 gennaio. All’attenzione degli inquirenti le telefonate e i messaggi scambiati tra i gruppi estremisti degli Oath Keepers, i Boogaloo Boys e i Proud Boys all’interno del Campidoglio. Telefonate che evidenziano come il piano fosse stato preparato e che non sia stata solo una espressione violenta di un gruppo di esaltatati, come affermano i difensori di Trump. All’esame degli inquirenti anche i contatti dei collaboratori dell’ex presidente, Roger Stone tra tutti, con alcuni rappresentanti di questi gruppi estremisti.

Un particolare curioso delle indagini è che l’FBI è arrivata al riconoscimento e all’arresto di due fratelli che hanno preso parte alle violenze grazie alle riprese fatte da una stazione televisiva finlandese che era andata a seguire il discorso tenuto da Trump poco prima dell’assalto. Quando c’è stata l’invasione la troupe televisiva ha seguito la marea di gente che entrava al Campidoglio continuando a filmare. L’Fbi ha ottenuto il filmato e continua ad esaminare le immagini.

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