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Arriva Speedy Joe! Allo sprint dei 100 giorni, Biden sfoggia risultati da record

Soprattutto nei confronti della pandemia da coronavirus, la performance degli USA negli ultimi tre mesi sopra ogni aspettativa. Domani discorso al Congresso

In poco meno di 100 giorni gli Stati Uniti hanno cambiato politica interna e politica estera, hanno intensificato la sfida al coronavirus, sono rientrati negli accordi di Parigi per il clima e hanno lanciato un piano per ridurre le emissioni, sono state imposte le sanzioni alla Russia per le ingerenze elettorali e gli attacchi informatici, hanno ripreso i colloqui con l’Iran per il programma nucleare e, soprattutto, hanno preparato un piano di rilancio economico e sociale con Build Back Better

Nel giorno in cui il Center for Desease Control and Prevention (CDC) annuncia un parziale addio alle mascherine per chi si è vaccinato, il presidente Joe Biden gongolante fa sapere che ci sono stati risultati incredibili nella lotta alla pandemia rendendo più credibile la promessa fatta il mese scorso di sconfiggere il coronavirus per il 4 di luglio. Ma ci sono ancora molti, troppi, americani che non si vogliono vaccinare e il presidente si è rivolto a loro non solo per proteggere la loro salute, ma anche quella dei loro familiari. La massiccia campagna vaccinale ha prodotto più risultati di quelli che la Casa Bianca si era prefissa. L’obiettivo di 100 milioni di americani vaccinati nei primi 100 giorni è stato più che raddoppiato.

Rinfrancato da questi risultati nella lotta alla pandemia e con l’economia in ripresa mercoledì sera, il presidente affronterà il suo primo discorso alle camere congiunte a 100 giorni dalla sua investitura. Un messaggio che sarà mandato in onda da tutti i principali canali televisivi alle 9 di sera ora di New York.

President Joe Biden (Illustration by Antonella Martino)

In poco più di tre mesi gli Stati Uniti hanno cambiato politica interna e politica estera, hanno intensificato la sfida al coronavirus, sono rientrati nell’Accordi di Parigi e hanno lanciato un piano per ridurre le emissioni, sono state imposte le sanzioni alla Russia per le ingerenze elettorali e gli attacchi informatici, hanno ripreso i colloqui con l’Iran per il programma nucleare e, soprattutto, hanno preparato un piano di rilancio economico e sociale con Build Back Better.

“Sleepy Joe”, come con infantile beffardo disprezzo l’ex presidente Donald Trump chiamava Joe Biden, ha sorpreso tutti per il suo dinamismo e per la sua voglia di cambiare volto al Paese ferito dal coronavirus, dopo 4 anni di isolamento e di imprevedibili decisioni prese dalla Casa Bianca.

Il suo piano Build Back Better si articola in tre differenti capitoli: Il primo, l’American Rescue, è quello già varato con lo stimolo economico da mille e 900 miliardi di dollari per fermare la pandemia e limitare le conseguenze economiche che il virus aveva creato per l’economia e il lavoro.  Ancora da realizzare l’American Jobs e l’American Family con un costo preventivato di altri 5 mila e 500 miliardi di dollari. L’American Jobs il presidente lo ha presentato le settimane scorse, è il piano per modernizzare le infrastrutture e per creare posti di lavoro con l’energia pulita. Domai sera presentato il terzo capitolo: il Family Plan, “in cui – ha detto la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki – il presidente esporrà il suo programma per combattere le diseguaglianze sociali, migliorare il sistema scolastico, l’assistenza sanitaria per i bambini”. 

Le prime avvisaglie dell’American Family si sono avute questa mattina quando la Casa Bianca ha annunciato che la paga minima sarà 15 dollari l’ora dal marzo del prossimo anno, per tutti i lavoratori delle ditte esterne impiegate dagli uffici federali. Decisione della quale beneficeranno migliaia di lavoratori che prestano la loro opera nelle mense, nella manutenzione e nella pulizia degli uffici federali.

Il New York Times scrive che i fondi per finanziare il piano del Build Back Better dovrebbero essere reperiti dalla lotta all’evasione, rafforzando l’IRS, l’ufficio delle tasse, con 80 miliardi di dollari per potenziare la caccia a chi non paga le tasse, eliminando le scappatoie fiscali, aumentando le tasse sull’imponibile per le famiglie che guadagnano più di 400 mila dollari l’anno, portando la tassazione dal 20% al 39,6% sui capital gains, i guadagni sui titoli azionari per coloro che incassano più di un milione di dollari di profitti. Inoltre aumentando le corporate tax dal 21 al 28%. Queste tasse, in passato, erano del 35%, l’ex presidente Trump le diminuì al 21%. Secondo i calcoli fatti dalla Casa Bianca gli aumenti colpiranno l’1% degli americani, la fascia super ricca in cui è concentrata la maggior parte del capitale.

A Washington i repubblicani sono in crisi. Confusi e impauriti dal calo di popolarità dell’ex presidente (che secondo Rasmussen in un solo mese ha perso quasi il 10 % dei consensi) e dall’avvicinarsi delle elezioni di Midterm in cui puntano alla riconquista della Camera. Cercano di capire se gli attuali leader del partito siano veramente coloro che hanno in mano le sorti del Gop oppure siano solo il prodotto di accordi di corridoio. La guerra interna tra i seguaci di Trump e i lealisti sale di tono. Il leader di minoranza della Camera dei Rappresentanti, Kevin McCarthy, stretto alleato dell’ex presidente con aspirazioni di diventare speaker della Camera, viene contestato all’interno del partito dal Republican Accountability Project, movimento di conservatori repubblicani capeggiato da Bill Kristol e Sarah Longwell. Lo accusano di essere succube dell’ex presidente, incapace di prendere iniziative in difesa del partito, ma solo di quella frangia di parlamentari leali a Trump.

In California il governatore democratico Gavin Newsom rischia di perdere il posto. La petizione popolare per mandarlo via è stata firmata da un milione e 600 mila californiani insoddisfatti dalle misure restrittive da lui imposte per combattere il coronavirus. Per ora il segretario di Stato della California sta controllando la validità della petizione. Non è stata fissata una eventuale data per il voto e questa sfiducia nei confronti di Newsom è una mossa dei repubblicani per cercare di screditare il governatore che, nonostante tutto, resta molto popolare. Il fronte repubblicano è ben nutrito, tra loro Caitlyn Jenner, icona dei transgender e della tv con il programma Keeping Up with the Kardashians, medaglia d’oro di Decathlon alle Olimpiadi di Montreal 1976 (quando si chiamava Bruce Jenner).

Il twitter della giornalista della Reuters che descrive i quattro trumpisti in attesa il 5 marzo fuori dal Capitol che Trump diventasse di nuovo presidente… (da twitter)

In Arizona i repubblicani pro QAnon non si arrendono e hanno richiesto (e pagato) per un nuovo riconteggio dei voti nella contea di Maricopa nonostante che il governatore, il segretario di Stato e il magistrato a capo della Corte suprema statale, tutti repubblicani, abbiano convalidato già per due volte il risultato elettorale. I toni si sono alzati dopo che le autorità statali hanno negato una protezione armata speciale per gli scrutatori che, secondo un leader del movimento, sarebbero sotto la minaccia del “Deep State”. Dopo il rifiuto del  governatore e del capo della contea, una milizia armata, gli Arizona Rangers,  presidia il luogo dove si sta svolgendo questo nuovo conteggio dei voti. Secondo i QAnon 250 mila voti sarebbero stati “rubati” dai democratici e Trump ha vinto le elezioni e loro lo dimostreranno.

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