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A New York si intona il canto per liberare la Palestina

In occasione del Nakba Day, la comunità araba di Brooklyn invade le strade per chiedere la fine dell’occupazione militare israeliana dei territori palestinesi

"Nakba 73 - Defend Palestine", Brooklyn, NYC, 15 maggio 2021 (Alessandro Casiraghi)

“Questo conflitto finirà soltanto quando il nostro popolo potrà vivere in libertà, dignità e uguaglianza e ogni rifugiato potrà ritornare nella propria terra”, Lamis Deek, avvocato per i diritti umani e co-fondatrice di “Al-Awda - Palestine Right to Return Coalition”

“Nakba 73 – Defend Palestine”, Brooklyn, NYC, 15 maggio 2021 (Alessandro Casiraghi)

Sabato 15 maggio 2021 – nel primo caldo pomeriggio che preannuncia l’estate – le strade di Brooklyn si riempiono di manifestanti. Lungo la 5th Avenue, nel quartiere di Bay Ridge, alcuni si arrampicano sui pali dei semafori per sventolare le bandiere palestinesi. Altri espongono cartelli che chiedono la liberazione di Gaza e la fine dei finanziamenti americani per l’armamento di Israele. Si sono riuniti di fronte alla “Arab American Association Of New York”, sulla 72° strada, per poi percorrere le vie dove si concentra la più numerosa comunità araba di New York City, costituita in particolare da yemeniti e palestinesi.

L’occasione è duplice, e per questo l’intensità delle grida e delle emozioni è anche più forte.

Da una parte si celebra il 73° anniversario del “Nakba Day”, il giorno della catastrofe per i palestinesi. È nel 1998 che Yasser Arafat ufficializzò la commemorazione per la prima volta. Serviva per ricordare l’occupazione israeliana del 15 maggio 1948, il giorno dopo la fine del mandato britannico per la Palestina e la creazione dello Stato di Israele in sua sostituzione.

Dall’altra si sollevano le grida che chiedono la fine degli scontri e la liberazione del territorio palestinese. Una settimana fa, il 6 maggio 2021, la Corte suprema israeliana ha anticipato la decisione di sfrattare sei famiglie palestinesi da Sheikh Jarrah, un quartiere della Gerusalemme Est. Palestinesi e coloni israeliani si sono affrontati quello stesso giorno, dando inizio ad un nuovo scontro che ha ravvivato le fiamme del conflitto medio-orientale. Alla data del 16 maggio, 197 persone sono state uccise a Gaza, tra cui 58 bambini, e più di 1.235 sono state ferite. Mentre in Israele sono stati segnalati 10 morti.

“Nakba 73 – Defend Palestine”, Brooklyn, NYC, 15 maggio 2021 (Alessandro Casiraghi)

Sono 44 le associazioni newyorchesi che hanno aderito all’iniziativa e hanno inondato le strade di Brooklyn.

“Questo conflitto finirà soltanto quando il nostro popolo potrà vivere in libertà, dignità e uguaglianza e ogni rifugiato potrà ritornare nella propria terra”, spiega ai nostri microfoni Lamis Deek, avvocato per i diritti umani e co-fondatrice di “Al-Awda – Palestine Right to Return Coalition”, un’organizzazione con sede a New York City, guidata da palestinesi e arabi immigrati, che dal 2000 lavora per i diritti dei palestinesi.

“Nakba 73 – Defend Palestine”, Brooklyn, NYC, 15 maggio 2021 (Alessandro Casiraghi)

Ma non sono soltanto gli arabo-palestinesi immigrati a New York a manifestare tra le strade di Brooklyn. Tra le prime fila del corteo, marcia anche un ristretto gruppo di ebrei ortodossi con tanto di shtreimel, un cappello di pelliccia indossato dagli ebrei chassidici durante lo Shabbat e altre festività religiose.

“Nakba 73 – Defend Palestine”, Brooklyn, NYC, 15 maggio 2021 (Alessandro Casiraghi)

Fanno parte di “Neturei Karta”, un’associazione di ebrei ortodossi che si rifiuta di riconoscere l’esistenza o l’autorità dello Stato d’Israele, in quanto contrario alla legge ebraica. “Agli ebrei non è permesso dominare, uccidere, danneggiare o umiliare un altro popolo e non è permesso avere niente a che fare con l’impresa sionista, le loro ingerenze politiche e le loro guerre”, spiegano nel loro sito.

“Nakba 73 – Defend Palestine”, Brooklyn, NYC, 15 maggio 2021 (Alessandro Casiraghi)

Ma non ci sono soltanto rappresentanti della comunità araba e di quella israeliana. Oltre alle bandiere palestinesi, si intravedono sventolare per le strade anche alcune bandiere arcobaleno della comunità LGBTQ, cartelli con i pugni chiusi dei Black Lives Matter, e depliants di partiti dei lavoratori a supporto della causa palestinese.

Un volantino di “Workers World – Mundo Obrero”, che viene distribuito tra i manifestanti, dice: “Mentre milioni di persone negli Stati Uniti hanno sofferto per la disoccupazione, la fame e la minaccia degli sfratti durante la pandemia, gli Stati Uniti continuano a sostenere il sanguinario regime di Israele con 3 miliardi all’anno in aiuti militari. Pensate soltanto all’aiuto che soltanto questa cifra potrebbe dare alle persone negli Stati Uniti se non fosse usata per reprimere e occupare un’intera nazione”

“Nakba 73 – Defend Palestine”, Brooklyn, NYC, 15 maggio 2021 (Alessandro Casiraghi)

New York non è stata l’unica a intonare il canto per la liberazione della Palestina. Centinaia di voci si sono unite al coro da altre città degli Stati Uniti. In centinaia hanno manifestato ad Atlanta, San Francisco, Los Angeles, Boston, Washington DC, Pittsburgh.

Mentre il conflitto non si ferma, altre manifestazioni si terranno nei prossimi giorni. Il 22 maggio 2021 alle ore 1PM si terrà un’altra protesta a favore della Palestina nel Queens, organizzata dall’associazione “Within Our Lifetime”.

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