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Israele-Palestina: con la tregua Blinken cerca la “pace americana” firmata Biden

Washington: sicurezza per Israele e aiuti economici ai palestinesi. Riapre anche il consolato Usa a Gerusalemme Est, ma l'unica soluzione è creare due Stati

di Claudia Cosi

Antony Blinken e Benjiamin Netanyahu (@SecBlinken)

Adesso che le armi e i missili da qualche giorno tacciano in Israele e Gaza dopo 250 morti in 11 giorni si torna a parlare di ricostruzione, road map e aiuti umanitari. La visita del segretario di stato americano Anthony Blinken a Gerusalemme e Ramallah è un passo importante per preservare una fragile tregua e riannodare un dialogo fra le parti che non avviene da oltre 4 anni e che è improvvisamente crollato sotto la presidenza Trump. Insieme a Netanyahu, il segretario di stato Blinken che non alza mai la voce, ha annunciato che La Casa Bianca riaprirà il consolato americano a Gerusalemme proprio per seguire e dare assistenza ai palestinesi ed ha assicurato agli Israeliani il totale diritto all’autodifesa confermando che le batterie antimissili made in Usa decisive per intercettare i razzi di Hamas lanciati da Gaza verranno potenziate contro eventuali attacchi futuri.

Dopo oltre un’ora di colloqui a Ramallah col presidente dell’autorità palestinese Abu Mazen, Blinken ha confermato ai palestinesi 360 milioni di aiuti americani immediati per la ricostruzione di Gaza e per la Cisgiordania più altri 38 milioni destinati agli indispensabili aiuti umanitari nella striscia martoriata.

La Casa Bianca sceglierà presto il nuovo ambasciatore in Israele e questo diventerà un altro segnale che il dialogo con Washington, anche se il patto d’acciaio Netanyahu-Trump non esiste più, potrebbe proseguire in modo spedito e con profitto.

C’è anche un “linguaggio nuovo” che il capo della diplomazia americana ha portato in Medio Oriente.

“Gli Usa si oppongono – ha detto Blinken con chiarezza – ad azioni unilaterali che possano minare le prospettive per una giusta e durevole pace… siano esse demolizioni di case, annessioni di territori, espulsioni, istigazioni alla violenza o compenso per individui che commettono atti di terrore… La priorità adesso è la ricostruzione e la garanzie di un futuro che rispetti dignità di tutti….”.

Antony Blinken e Mahmud Abbas (@SecBlinken)

Il messaggio a Netanyahu che ha sempre tollerato i coloni e spinto per nuovi insediamenti ed espulsioni in Cisgiordania è molto chiaro. Ma è chiaro anche che per Hamas non c’è posto al tavolo di un futuro negoziato israeliano-palestinese se il movimento estremista che governa Gaza e controlla il suo ramo militare, non rinuncerà completamente alla violenza e non riconoscerà l’esistenza e la legittimità dello Stato di Israele.

“Ringraziamo gli Stati Uniti per il sostegno allo stato di Palestina – ha detto il presidente Abu Mazen alla fine dei colloqui con Blinken a Ramallah- Speriamo che il futuro sia pieno di attività diplomatiche guidate dagli Stati Uniti e dal Quartetto (che include anche Onu, Unione Europea e Russia ndr) al fine di raggiungere una soluzione giusta e globale basata sul diritto internazionale….”.

Rispetto al rifiuto totale del piano di pace unilaterale presentato dal genero di Trump Jared Kushner nel 2020 e rigettato in toto dai palestinesi, la visita di Blinken apre la strada ad una nuova “pace americana” in Medio Oriente firmata Biden che però dovrà essere negoziata solo da Israeliani e palestinesi per arrivare alla soluzione di due stati sovrani uno di fianco all’altro.

L’amministrazione democratica aveva salutato invece con favore le aperture di Trump verso gli stati arabi che hanno accettato di riprendere rapporti commerciali con Israele per facilitare i rapporti di disgelo con Gerusalemme e per cercare anche nuove figure garanti nel Grande Medio Oriente che potrebbero riguardare sia l’Arabia Saudita che l’Iran se rientrerà nel negoziato nucleare per completarlo offrendo maggiori garanzie anche sui missili di lungo raggio.

Sottovoce, ma con grande tenacia Blinken proseguirà il suo tour anche in altri paesi medio orientali consapevole che Israele sente come un forte rischio un riavvicinamento dell’America all’Iran soprattutto se le prossime elezioni a Teheran indicheranno nel paese la fine di una leadership moderata.

Anche in Palestina e Israele si devono tenere però nuove elezioni che potrebbero bloccare o intralciare i piccoli passi di queste ore. Netanyahu si dichiara vincitore della guerra degli undici giorni e spera di continuare a fare il premier anche in futuro evitando pericolose esposizioni giudiziarie. Anche Abu Mazen rischia perché Hamas si è dichiarato il difensore di tutti i palestinesi nello scontro coi missili infliggendo 13 morti a Israele e vuole tramutare la sua sconsiderata azione militare in successo politico contro la stessa autorità palestinese PLO che per non correre rischi ha rinviato elezioni già programmate a data da destinarsi.

Se la tregua rimane fragile e incerta anche di fronte all’arrivo di forti aiuti dagli Usa e dall’Europa per la ricostruzione di Gaza, la situazione politica dietro larghi sorrisi di circostanza, sembra ancora più fragile, ma lo stallo degli ultimi 4 anni sembra rimosso.

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