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Joe silura Joe: il senatore Manchin rovina la partenza di Biden per l’Europa

Il senatore democratico italoamericano del West Virginia si dichiara contrario alle riforme e si schiera per il filibuster: il piano del presidente è bloccato

Il senatore democratico della West Virginia Joe Manchin (Foto da Flickr-Third Way Think Tank)

Tutto più difficile per il presidente Joe Biden. Ora la sua agenda di riforme rischia di saltare.  Il senatore democratico della West Virginia Joe Manchin ha detto di essere contrario sia alla riforma elettorale che alla modifica delle regole per il Filibuster, la tecnica ostruzionistica al Senato. Una decisione che compromette i piani della Casa Bianca e infuria la sinistra democratica.

Con una sua opinione pubblicata sul Charleston Gazette-Mail Joe Manchin, democratico che si autodefinisce “conservatore”, ha affermato che la riforma elettorale è troppo di sinistra e che i piani del presidente per il rilancio dell’occupazione rammodernando le infrastrutture deve ottenere l’approvazione bipartisan al Senato e che lui non voterà per eliminare il filibuster, la tecnica ostruzionistica con cui la minoranza di 40 senatori blocca le iniziative della maggioranza.

Joe Manchin è stato rieletto per una manciata di voti nel 2018, in uno stato in cui tutto il resto della politica è in mano ai repubblicani. Donald Trump in West Virginia nelle elezioni del 2016 ottenne il 23% in più dei voti di Hillary Clinton. Il suo no in un Senato diviso tra 50 democratici e 50 repubblicani, con il voto di Kamala Harris a dare la maggioranza in caso di parità, diventa un voto fondamentale. Si oppone – afferma- per mantenere un clima costruttivo di bipartisanship. Ma Joe Manchin non è come tutti gli altri senatori, è un democratico molto diverso. Di origini italiane (sarebbe Mancini), viene eletto per la prima volta nella Camera statale nel 1982, all’età di 35 anni.

E’ un politico vecchio stampo: risponde a tutte le lettere, email o messaggi che vengono mandati al suo ufficio. Ha una personalità molto amichevole. Ha la fama di essere un ottimo mediatore. Per il suo no all’agenda di Biden i repubblicani applaudono. I suoi colleghi democratici sono lividi e hanno giurato che glie la faranno pagare, ma il suo seggio è confermato fino al 2024.

Con questo peso sulle spalle il presidente Joe Biden parte mercoledì per il suo primo viaggio all’estero della sua presidenza che lo porterà al Vertice del G7 che si terrà a Carbis Bay, in Cornovaglia dall’11 al 13 giugno. Il 14 c’è la riunione della Nato a Bruxelles e il 16 il vertice con Putin a Ginevra. Ci saranno inoltre una serie di incontri bilaterali tra cui quello col premier britannico Boris Johnson e con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, e la visita alla regina Elisabetta II nel castello di Windsor.

“Gli Stati Uniti devono guidare il mondo da una posizione di forza. In questo momento di incertezza globale, il mio viaggio in Europa riguarda la realizzazione del rinnovato impegno dell’America verso i nostri alleati e partner e il riaffermare la capacità delle democrazie di affrontare le sfide e arginare le minacce di questa nuova era”, scrive Biden in un op ed sul Washington Post.

“Sia che si tratti di mettere fine alla pandemia nel mondo, che di affrontare l’accelerata della crisi climatica o di contrastare le attività pericolose di governi come Cina e Russia”, prosegue Biden, “gli Stati Uniti devono guidare il mondo da una posizione di forza”.

Il presidente ha anche salutato l’accordo del fine settimana tra i ministri delle Finanze del G-7 sulla definizione di un’aliquota globale minima del 15% per la tassazione delle grandi imprese ed ha esortato le altre democrazie del mondo a migliorare le loro “infrastrutture fisiche, digitali e sanitarie” in parte per garantire “un’alternativa di alto livello alla Cina” negli anni a venire.

Biden assicura che al vertice Nato riaffermerà la disponibilità degli Stati Uniti a sostenere la capacità del blocco di “resistere a qualsiasi minaccia”, compresi gli attacchi informatici a infrastrutture vitali, fino all’applicazione dell’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, relativo alla mutua difesa tra i Paesi membri.

E proprio sugli attacchi informatici il Dipartimento della Giustizia ha informato che gran parte del riscatto pagato dalla Colonial Pipeline ai cyber pirati che avevano bloccato il flusso della distribuzione del carburante sulla costa Atlantica degli Stati Uniti è stato recuperato. In una conferenza stampa la Deputy Attorney General, Lisa Monaco, ha detto che l’Fbi è riuscita a rontracciare i 75 bitcoin usati nella transazione. “Seguire la pista dei soldi è una regola che vale sempre” ha detto Lisa Monaco. Secondo gli inquirenti gli hacker sono in Russia e dopo che il riscatto è stato pagato hanno fatto perdere le loro tracce.

 

 

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