Cerca

Primo PianoPrimo Piano

Commenti: Vai ai commenti

Gli Hotel Gay, orgoglio di New York: dal St. George di Brooklyn all’Out di Manhattan

Fino a non molti anni fa per un gay cercare di fare il check-in in un hotel significava rischiare di finire in prigione o un manicomio: storia dei "pride" hotel

La vista di Manhattan dal tetto del St. George Hotel di Brooklyn (Foto R.G.)

Amo tutto ciò che riguarda gli hotel, vi ho lavorato per circa 20 anni, e il fatto di essere gay mi ha aiutato a comprendere come la difficoltà che noi gay avevamo negli hotel di New York, non fosse altro che il riflesso della storia evolutiva della nostra minoranza. Fino a non molto tempo fa infatti essere apertamente gay e cercare di fare il check-in in un hotel significava rischiare di finire in un altro tipo di struttura, prigione o un manicomio che sia. Tuttavia, nonostante ciò, abbiamo resistito perché sentivamo che…

“Da bambino sapevo. Che le stelle potevano solo diventare più brillanti. Lasciando l’oscurità. Nel passato.” Hercules and the Love Affair.

Il St. George Hotel di Brooklyn in una cartolina dei primi del novecento

La scelta più ovvia per noi “Regine” era di alloggiare in Kings County presso il lussuoso St George Hotel. Questo enorme complesso alberghiero di 2.632 stanze fu costruito a tappe tra il 1885 e il 1930 dal capitano dell’Unione William Tumbridge e progettato dal famoso architetto Emery Roth. Era il solo Grand Hotel di Brooklyn che poteva rivaleggiare con gli hotel di Manhattan, aveva una enorme lussuosa sala da ballo e una terrazza sul tetto con una vista mozzafiato sull’isola di Manhattan.  Tra i suoi ospiti famosi ci furono anche Jonny Weissmuller – alias Tarzan – e lo scrittore F. Scott Fitzgerald. Tra gli anni ’20 e ’30 il St. George divenne gradualmente una calamita per gli omosessuali, in particolare il bagno degli uomini situato nella fermata della metropolitana sotto l’hotel e la stupefacente piscina d’ acqua di mare lunga 120 piedi.  Negli anni 40 l’hotel aveva già una considerevole sebbene velata clientela gay, incluso Tennessee Williams che visse nell’hotel nel 1943 e Truman Capote che fu spesso visto rilassarsi nella piscina e nel bagno turco.

Un dettaglio del rooftop al St. George Hotel

Tuttavia, lo scossone arrivà, nel 1903 quando la polizia fece un’incursione nel bagno turco dell’Ariston Hotel su Broadway e 55th street e arrestò 16 persone per sodomia; le condanne arrivarono fino a 20 anni di prigione. Cercando di trovare un’alternativa e un modo più sicuro per incontrarsi e vivere insieme molti gay, dagli anni ’20 e fino agli anni ’40, iniziarono a trasferirsi in “rooming houses”. Questi appartamenti erano arredati semplicemente e non avevano la cucina, ma non erano nemmeno soggetti ai controlli dei padroni di casa i quali sembravano tollerare i gay fosse pure per motivi finanziari o anche solo per indifferenza.  Una zona di affittacamere molto frequentata dai gay era tra la 49esima e la 50esima strada e la Terza Avenue, che divenne presto il  “quartiere gay” di quei tempi.

The Art Deco swimming pool where Truman Capote splashed away.
(Credit Long Island Historical Society)

“Giovanotto, c’è un posto dove puoi andare. È divertente stare al YMCA. Hanno tutto per far divertire voi uomini. Puoi uscire con tutti i ragazzi”.The Village People.

Se normalmente occorre un” villaggio”, per i gay ci sono voluti i Village People con YMCA per diffondere un pettegolezzo.

L’entrata del YMCA (Foto R.G.)

Gli YMCA iniziarono ad aprire  nel 1840 per ospitare giovani cristiani single e salvarli dal pericolo morale di vivere in rooming houses; ironia della sorte, iniziarono gradualmente ad attrarre un numero sempre più elevato di gay. Nel YMCA i giovani gay “nascosti” potevano condividere la stanza, la palestra, la piscina e le docce con altri “uomini professionisti” senza rischiare di essere portati allo scoperto. Erano un rifugio sicuro in un mondo pericoloso per i gay.

 

Georgia O’Keef the Shelton

Un altro luogo popolare per incontrarsi era lo Shelton Hotel (ora Marriott East Side). Costruito nel 1923 in stile neo-romanico in pietra calcarea e mattoni, l’hotel ha una moltitudine di doccioni sparsi su tutta la facciata, e fu originariamente aperto come hotel residenziale solo per scapoli fino al 1924 quando fu poi permesso l’accesso anche a donne e famiglie. Aveva una famosa piscina ( nella quale Houdini si fece immergere  rinchiuso in una bara ) e, come quella del St. George, era una area rinomata per le avventure gay. Tennessee Willams, che negli anni ’40 viveva allo Shelton, pare amasse portare i bei giovani dalla piscina nella sua stanza fino a quando non ricevette una lettera dall’hotel in cui si affermava “è stato portato alla nostra attenzione che lei sembra condurre notevoli intrattenimenti  nella sua stanza”.  Williams  rispose: “Sono riuscito a  divertirmi nonostante le stronze della reception!” Fu anche il luogo dove dal 1925 al 1936 visse l’artista Georgia O’Keeffe, che raffigurò  l’hotel in uno dei suoi quadri.

Lo Shelton Hotel (Fotoo R. G.)

Ne era passato di tempo dalla New Amsterdam del 1613 quando la sodomia era punita con la morte. La legge rimase però in vigore a New York fino a dopo l’indipendenza nel 1796, quando la pena venne commutata all’ergastolo, e bisogna aspettare fino al 1973 affinché l’omosessualità venga rimossa dalla lista delle malattie mentali.

“C’era una volta in America”

Fu  la mafia che, ironia della sorte,  protesse i gay dall’oppressione e dall’arresto da parte della polizia di New York, permettendo così ai vari business gay di esistere e rimanere operativi.  Negli anni ’80 all’incrocio tra Christopher Street e la West Side Highway c’era uno degli hotel più squallidi e infestati dalla criminalità del Village, “The Christopher”, dove alloggiò anche Jerome Johnson, che divenne famoso perché ferì il boss mafioso Joseph Colombo. Fu proprio Joseph A. Colombo a garantire la protezione mafiosa alla sauna gay ”Continental” dell’hotel Ansonia, e a concedere  il permesso alla Paramount Pictures di girare il film “Il Padrino”. Negli anni ’80, il Christopher hotel fu rinnovato e ribattezzato come River hotel, scommettendo sul piano urbano di gentrificazione del quartiere ed attrarre quindi gay benestanti. Tristemente fu poi trasformato nel primo ospizio per malati di AIDS.

Shelton Hotel

Un mio amico che nel 1984 lavorava al River Hotel come portiere mi raccontò di come spesso, ospiti che si erano conosciuti e piaciuti, passavano da una stanza all’altra, rimanendo però intrappolati nudi nel vano scale che non consentiva di rientrare nei corridoi se non attraverso la hall. Mi raccontò anche di un matrimonio durante il  Pride ( che termina proprio a Christopher street) in cui il padre omofobo della sposa iniziò a imprecare contro i “finocchi” fino al momento in cui la bocca non gli fu tappata da un bacio di una imponente drag queen alta due metri. A quel punto il padre minacciò di fare causa al ristorante dell’hotel fino a che non venne a sapere che il proprietario era un signore  che era appena stato rilasciato su cauzione dopo aver pugnalato a morte ( circa trenta volte) un rivale d’amore.

“ I am coming out. Voglio che il mondo lo sappia”. Diana Ross

Il Botel (Foto R.G.)

Le fate esistono, si trovano in un’isola magica appena fuori Gotham a Fire Island Pines e Cherry Grove; queste fate non sono da confondere con le “Fate Radicali” della stessa famiglia che si trovano però principalmente in California. Dagli anni ’20, le celebrità gay e i loro amici hanno visitato o abitano a Fire Island Pines: Elisabeth Taylor e Richard Burton, Liza Minelli, Montgomery Clift, Rock Hudson, Perry Ellis, Calvin Klein e Michael Kors solo per citarne alcuni. A Fire Island Pines puoi stare al Botel, che fu  costruito con semplici blocchi di cemento nel 1960, dalla ragazza di Ziegfeld, Peggy Fears e fu battezzato “The Botel” dalla sua compagna, attrice e modella, Teddy Thurman.

The Belvedere Hotel

Andando dai Pines a Cherry Grove, all’improvviso, come in un miraggio, appare un grandioso palazzo veneziano, con abbondanza di colonne, vasi, cupole, fontane e gay. Il Belvedere hotel, un incantato palazzo bianco costruito in uno “stile fluido”. Immaginate che lo stile rinascimentale copulasse  con il Palladio fino a quando anche il Barocco e il Gotico decidano di unirsi, per disegnare le stanze del Belvedere in maniera tanto diversa quanto rappresentativa del movimento LGBTQ+. Inoltre sul soffitto della hall vi è un affresco ispirato alla “Creazione” del Michelangelo. Mentre Dio è impegnato a creare il sexy Adamo , alcuni gay semi-nudi in attesa di check-in sono impegnati a flirtare tra di loro e con l’ Adamo nudo.

I tempi sono per fortuna molto cambiati, e sono lieto di poter riferire che a prescindere dai timori “Nessuna persona etero è stata lesa nell’apertura di questo hotel gay”

The Out Hotel

Nel 2012 Ian Reisner e Mati Weiderpass trasformarono un sobrio Motel a due piani e due stelle, sulla 42nd Street nell’OUT hotel, il primo hotel di New York apertamente gay ma etero-friendly. Dalle stanze che si affacciavano direttamente sul cortile interno si poteva flirtare facilmente solo aprendo le tende della finestra. L’atmosfera era bizzarra e cosi pure le amenities: una bottiglietta di simil-popper, lubrificante, un drink post-sbronza e preservativi, SM, LG e XL e siccome ci piace eccellere, accanto è stato aperto anche un mega club con l’omonimo nome XL. Il club  attirò subito tutti i tipi di icone gay: Madonna, Alan Cumming e un infinito numero di ragazzi go-go mezzi nudi  e drag queen. Ma i riflettori si sono spenti rapidamente quando i proprietari hanno organizzato una festa per il repubblicano Ted Cruz e la comunità gay boicottò l’hotel perché, per quanto ci piaccia flirtare, davvero non amiamo Cruz. Questa è stata la breve vita dell’OUT hotel, costruito con circa dieci anni di ritardo sui tempi, quando ormai ogni singolo hotel di Gotham aveva già accettato  l’amore gay o i soldi dei gay.

Renato Grussu con suo marito e dietro l’Empire State Building illuminato per il Gay Pride

“Siamo una famiglia. Ho tutte le mie sorelle con me” Sister Sledge.

LGBTQ+, siamo la più diversificata di qualsiasi minoranza, rappresentiamo tutti, siamo ovunque, rappresentiamo tutti i sessi e orientamento sessuale,  ogni razza, ogni stato sociale, siamo in ogni nazione e ora siamo apertamente accettati anche in ogni hotel di Gotham.

Auguro un buon Pride a tutti i miei fratelli e sorelle LGBTQ+.

 

 

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter