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La Chiesa si attacca ai Patti Lateranensi per fermare il Ddl Zan e invoca il Concordato

Per la prima volta nella storia il Vaticano interviene in un iter legislativo e chiede che vengano apportate delle modifiche alla legge contro l'omotransfobia

Bandiere arcobaleno in Vaticano - piueuropa.eu

L’ombra di San Pietro si abbatte sul Ddl Zan. Sembra proprio che il disegno di legge presentato dall’onorevole del Partito Democratico in materia di contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità, non voglia smettere di far parlare di sè.

Già il 1° maggio, sul palco romano del “Concertone”, Fedez si era reso protagonista di un episodio molto controverso, rivelando in pubblica piazza le pressioni subite da parte dei dirigenti Rai per non affrontare, in quell’occasione, la questione omofobia. Il gesto aveva alzato un grande polverone, salvo poi concretizzarsi in un nulla di fatto. Di Ddl Zan siamo ancora qui a discutere, senza avere in mano alcun foglio ufficiale.

Martedì il Vaticano ha riaperto il tema svelando di aver inviato una nota verbale all’ambasciatore italiano presso la Santa Sede chiedendo specifiche modifiche al testo di legge all’esame della Commissione Giustizia del Senato. Il motivo? Secondo la Chiesa, violerebbe in alcuni contenuti l’accordo di revisione del Concordato.

Il riferimento non è affatto immediato. Il Concordato è infatti un documento già presente nei Patti lateranensi siglati tra Stato e Chiesa nel 1929, aggiornato nella versione tuttora in vigore al 1984.

I Patti sono riconosciuti dalla Costituzione, che nell’articolo 7 recita “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale” e il loro valore, anche considerati i tanti anni di governo della Democrazia Cristiana nel corso della Prima Repubblica, non è mai stato messo in discussione. Almeno fino a quando a Palazzo Chigi ci è arrivato Bettino Craxi, capo del primo governo socialista della storia italiana che proprio nel 1984 ha raggiunto l’accordo con le autorità ecclesiastiche.

I partecipanti e firmatari dei Patti Lateranensi – wikimedia

La nuova versione del Concordato è così composta, invece che dai 45 articoli precedenti, da una serie molo più concisa di 14 norme. L’inghippo con il progetto Zan si trova nel secondo articolo della carta, in cui si legge: “La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare, è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica”.

Su questo, infatti, la Santa Sede ha qualcosa da ridire. Teme che, con la legge contro l’omotransfobia, alcune posizioni esplicitamente omofobe che appartengono a sacerdoti o membri della Chiesa possano essere perseguite come reato se espresse in luoghi pubblici. L’ingerenza del Vaticano fa notizia perché è senza predenti: mai, infatti, era intervenuto nell’iter di approvazione di una legge italiana esercitando le facoltà previste dai Patti Lateranensi. Fa riflettere il fatto che questa iniziativa arrivi per stoppare il tentativo del Parlamento di ampliare lo spettro dei diritti umani di chi, ancora oggi, è spesso costretto ad avere paura.

I leader politici hanno detto la loro e anche Mario Draghi, durante la conferenza stampa del bilaterale con la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen, ha dichiarato le sue intenzioni. “Domani sarò in Parlamento tutto il giorno — ha spiegato – mi aspetto che me lo chiedano e risponderò in maniera ben più strutturata di oggi. È una domanda importante”.

Il Presidente Draghi partecipa al Vertice G7 – Palazzo Chigi

Importante, sì, perché anche grazie all’ingresso in scena di una buona parte del mondo della musica nazionale, l’attenzione dell’opinione pubblica su questo tema si è via via fatta sempre più concreta. Ogni parola peserà, nel discorso che il Premier terrà alle Camere, e quindi è giusto riflettere insieme allo staff su quali debbano essere le prossime mosse.

«Chiediamo che siano accolte le nostre preoccupazioni», ha concluso la Chiesa. Chissà se Papa Francesco, considerato un progressista e un rivoluzionario all’interno delle imporporate mura vaticane, stavolta sia del tutto d’accordo con i suoi sottoposti.

 

 

 

 

 

 

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