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Raid USA contro forze filoiraniane in Iraq e Siria che giurano vendetta

E' il secondo attacco di Biden nella regione che si appella al diritto di autodifesa: Washington e Teheran ad un momento cruciale per l'accordo sul nucleare

Una struttura rasa al suolo dopo la prima azione militare di Biden in Siria a febbraio 2021, (YouTube)

Ancora una volta le bombe americane hanno colpito la regione al confine tra Iraq e Siria. Per ordine del presidente Joe Biden, gli USA hanno condotto, poco dopo la mezzanotte, attacchi aerei difensivi di precisione contro strutture utilizzate da milizie filoiraniane. Tre i complessi colpiti e quattro le vittime secondo quanto riferito dall’Associated Press a Baghdad.

Vendicheremo il sangue dei nostri giusti martiri contro gli autori di questo crimine – hanno giurato le fazioni della milizia irachena sostenute dall’Iran – con l’aiuto di Dio faremo assaggiare al nemico l’amarezza della vendetta”.

L’attacco è stato annunciato dal portavoce del Pentagono, John Kirby, mentre il capo della Casa Bianca non ha ancora rilasciato commenti.

Il presidente USA ha agito per proteggere il personale americano, dopo una serie di attacchi sferrati dai gruppi Kata’ib Hezbollah e Kata’ib Sayyid al-Shuhada contro interessi statunitensi in Iraq. Almeno cinque volte da aprile, le milizie filoiraniane hanno lanciato droni carichi di esplosivo contro basi irachene, comprese quelle utilizzate dalla CIA e dalle unità per le operazioni speciali degli Stati Uniti. Finora, nessun americano è stato ferito, ma i funzionari esprimono preoccupazione.

Proteggere gli eroi militari che difendono le nostre libertà è una priorità sacra” ha detto la portavoce della Camera Nancy Pelosi, mentre il portavoce del Pentagono ha chiarito che secondo il diritto internazionale, “gli Stati Uniti hanno agito in virtù del loro diritto di autodifesa”.

Già lo scorso febbraio, l’amministrazione Biden aveva colpito un sito in Siria utilizzato da due gruppi filoiraniani in risposta agli attacchi missilistici. Una mossa che aveva sollevato preoccupazione in Congresso dato che il presidente non aveva chiesto l’autorizzazione, sostenendo però di avere il potere di farlo in base all’Articolo II della Costituzione americana. “Questi attacchi erano entrambi necessari per rispondere alle minacce ed erano appropriatamente limitati nella portata” spiegano al dipartimento della Difesa.

L’esercito iracheno ha condannato gli attacchi come “una palese e inaccettabile violazione della sovranità e della sicurezza nazionale dell’Iraq” e con un chiaro riferimento a Stati Uniti e Iran, ha chiesto che l’Iraq non diventi un’”arena per regolare i conti“.

Ad una settimana dall’elezione presidenziale dell’ultraconservatore Ebrahim Raisi, e ad un momento cruciale per l’accordo nucleare tra Washington e Teheran, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha accusato gli Stati Uniti di creare instabilità nella regione.

Domenica, il ministro degli esteri israeliano Yair Lapid ha incontrato il Segretario di Stato Antony J. Blinken per dicutere dei negoziati, ma ha espresso “serie riserve” sul trattato che allenterebbe le sanzioni contro l’Iran in cambio di limiti al programma nucleare.

Indebolito da anni di dure sanzioni economiche, l’Iran utilizza le sue milizie in Iraq per aumentare la pressione sugli Stati Uniti e sulle altre potenze mondiali per negoziare un allentamento delle sanzioni come parte di un possibile rilancio dell’accordo nucleare del 2015.

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