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Gino Strada: una voce controcorrente, condottiero della pace che ci mancherà 

Il fondatore di Emergency l'ho conosciuto nell'Afghanistan che aveva nel cuore, quando cadevano le bombe americane e lui arrivò a Kabul prima dei giornalisti...

Gino Strada mentre cura un bambino ferito nell'ospedale di Emergency a Kabul.

La mia prima volta a Kabul è stata con lui. Il suo ospedale nella capitale afghana era in costruzione. I talebani erano al governo, la città era distrutta e silenziosa. Gino, con una sigaretta sempre tra le mani, curava tutti dialogava con tutti, anche con  i talebani. Un grande medico, un grande esempio di come si fa impegno umanitario. Sempre controcorrente nel modo giusto al fianco degli ultimi. Odiava la guerra e proprio per questo era sempre dove c’era la guerra per curare le vittime dei combattimenti.

L’Afghanistan è il paese che aveva nel cuore e nel quale aveva vissuto. Il suo primo ospedale era stato nella valle del Panshir, il regno del leggendario comandante Massoud, suo amico e acerrimo nemico dei talebani. Poi nel 2000, in pieno regime talebano, aveva iniziato a costruire l’altro ospedale di Emergency a Kabul. Unica condizione niente burqa al suo interno e le donne lavorano come gli uomini. Regole che i talebani avevano accettato.

Gino Strada (21 aprile 1948 – 13 agosto 2021)

Me lo ricordo nel 2001 quando, in piena guerra al terrorismo, era partito da Islamabad in Pakistan per raggiungere i suoi medici rimasti a lavorare nell’ospedale di Kabul mentre le bombe americane cadevano sulla capitale afghana. Le frontiere erano chiuse, era impossibile comunicare, ma niente lo avrebbe fermato. Aveva attraversato le montagne rischiando la vita ed era arrivato a Kabul prima di tutti noi giornalisti. Ed è stato proprio grazie al presidio sempre aperto di Emergency che una notte sono riuscita a far curare l’operatore che viaggiava con me in Afghanistan in preda ad una colica renale. Non so come sarebbe finita se non ci fossero stati i medici di Emergency e Gino Strada.

Proprio oggi sulla Stampa Gino aveva scritto un articolo molto critico sulla situazione in Afghanistan nel quale definiva gli afghani eroi di guerra e denunciava l’alto numero di civili morti in questi 20 anni. 241 mila vittime, 5 milioni di sfollati. Un paese che sta per precipitare in una nuova guerra civile, aveva scritto, puntando il dito contro l’intervento americano del 2001 chiamandolo un’aggressione.

La sua morte improvvisa mi lascia sgomenta. Gino era come un super eroe, di quelli che non smettono mai di combattere e sai che sono lì per proteggere i deboli. Invece se n’è andato prima che la sua Kabul capitolasse. Ancora una cosa. Gino Strada aveva anche un’altra grande passione: era uno sfegatato interista… Grazie Gino!

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